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I sentieri di Cimbricus / Un luminoso futuro, seppure virtuale

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Lunedì 26 Agosto 2019


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"Un superministro con licenza di battere il territorio (patrio e non solo), di andare a caccia di eventi, per trasformare il Paese in un Luna Park dello Sport, in una cornucopia che erutta denaro".


Giorgio Cimbrico

“Ministro Attività Ludico Appassionanti, Garanti d’Operosità”. Divertitevi a estrapolare le maiuscole e da un acronimo otterrete un profilo più che un destino, quello di Giovanni Malagò che vogliono far fuori e, prima ancore, spogliare di ogni potere prosciugando casse un tempo floride. Lui, nel frattempo, si sta dimostrando degno del titolo di una divertente operina mozartiana: “L’impresario teatrale”. In questa non sacra rappresentazione, in questo festival improvvisato, Giorgetti potrebbe interpretare la parte del Commendatore, vindice statua inclusa.

Ryder’s Cup a Roma, Masters di tennis a Torino, Giochi d’Inverno a Milano Cortina, uno spruzzo di Europeo di calcio e Giochi del Mediterraneo a Taranto: non è la Golden Decade che l’Inghilterra aprì con l’Olimpiade di Londra e che avrebbe dovuto concludersi con i Mondiali di calcio finiti in Qatar (come, più o meno si sa, …), ma è già qualcosa.

C’è chi, senza appartenere alla schiera dei corifei, assicura che se quel pomeriggio di un giorno da cani, dopo lunga anticamera, Virginia Raggi lo avesse ricevuto, si sarebbe arresa di fronte alla dialettica appassionata, alle capacità d coinvolgere anche il più refrattario, alla forza comunicativa dell’uomo dall’ufficio con le luci accese sino a tarda ora.

Fresco dall’aver superato il promontorio dei 60 anni, Giovanni Malagò sta costruendo un luminoso ma solo virtuale futuro. Qualsiasi governo, frutto delle più varie combinazioni cromatiche, non potrebbe che onorarlo con un dicastero in cui assommare il divertimento per masse più o meno imponenti, le opportunità, gli scambi internazionali, i lavori pubblici (strutture e sovrastrutture), il rilancio dell’occupazione. In realtà, un superministro con licenza di battere il territorio (patrio e non solo), di andare a caccia di eventi, per trasformare il Paese in un Luna Park dello Sport, in una cornucopia che erutta denaro. Altrove ne sono stati capaci.

È una visione, un’eventualità, che impallidisce non appena viene pronunciata, una chance negata in partenza, una realtà buona per un racconto spinto di fiction, come usa dire adesso, un blues pieno di rimpianto, sussurrato da chi ha sognato Umberto Eco presidente del consiglio.

Malagò non sarà mai ministro o superministro, avrà la coroncina di presidente del comitato organizzatore dei Giochi 2026, continuerà a battersi come DC (Defensor CONI), forse continuerà, rimanendo in un repertorio lirico, nella sua attività di Franco Cacciatore. Non fosse nato a Roma, chissà dove sarebbe finito. Magari a Downing Street.

 

 

 

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