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Lunedì 19 Agosto 2019

 

basket-acropolis 

 

Dopo la triplice scoppola dell’Acropoli, sarà ancora un’eresia dire che questa nostra Nazionale che va ai Mondiali di Pechino, per cercare la strada per Tokyo, pare (è) di seconda fascia? O no?

Oscar Eleni

Fingendosi spirito libero, sicuramente stanco di avere padroni, sulla strada dei briganti che porta al monte Velino, fra i boschi della Marsica e del Cicolano, per chiedere l’affiliazione alla banda di Cartore che non sopportava vecchie e nuove tirannie. Voglia di aria fresca dopo aver pensato tanto a Felice Gimondi, il campione che era tutto, uomo, leone, splendido nel successo, meraviglioso nella sconfitta, anche quando borbottava in bergamasco. Eri fiero del tuo amore per lo sport, così lontano dai palazzi, perché c’era Gimondi. Ruvido il giusto, dolce quanto bastava.

Eravamo senza parole fino a quando sul Curierun non hanno fatto scrivere una lettera d’addio a Norma Gimondi, la figlia del Felice che ci fece capire cosa era la felicità di chi saltava il Piper per stare dietro ai puzzapiedi della marcia, ai faticatori del ciclismo, così diversi e distanti da tutti gli altri. Un ricordo meraviglioso, che sa di favola adesso che la gente si ammazza per due rupie, una cosa speciale questo “Papà ti scrivo come facevo quando partivi per il Giro”.

Consolazione sulla via dei briganti prima di ritrovare spazio dentro me stesso per andare dietro ad Azzurra Fremebonda, la Nazionale di basket che, purtroppo, non saprebbe capire lo splendore di una nostra rappresentativa, come quella della pallavolo femminile appena qualificata per Tokyo sauna 2020 come i colleghi della maschile, la pallanuoto di Campagna, il softball di “Gargantua” Obletter con le sue iene. Nella squadra di Mazzanti che andrà all’Europeo campionesse nostre di origini nigeriane, bulgare, lituane, tedesche, ivoriane. Ci vuole una testa aperta e la pallavolo è davvero avanti a tutti. Pensano, creano. Hanno avuto la squadra del secolo, quelli che vincevano tanto con Velasco, ma non si sono fermati a guardare i trofei. Hanno sofferto, pagato e vinto di nuovo.

Peccato che la nostra Nazionale di basket che ha preso il volo verso la Cina non sia nata dalle idee, dal bel lavoro di reclutamento della base e delle società di vertice, ma sia soltanto la raccolta delle briciole lasciate dal sistema della riccanza che finse di non sentire il grido di dolore di Charlie Recalcati, l’ultimo a darci una medaglia importante, argento olimpico. Era il 2004. Sembrava un lamento esagerato. Un po’ quello che succede oggi quando si scioglie un ghiacciaio che durava da 700 anni e danno della cretina a chi sa come andremo a finire.

L’italbasket non aveva coscienza di quello che voleva dire sprecare tanti soldi per portare circenses mercenari, dare elemosine agli allenatori dei giovani, inaridire i vivai. Eccola qui Azzurra Fremebonda appena denudata sul legno sacro di Oaka, Atene, l’ultima terra benedetta per chi ha preferito i cestini con la merenda ai canestri da raggiungere saltando davvero in alto. Si sono imbarcati con il broncio ascoltando le massime dell’Aradori scartato già sotto il sole di Atene, una protesta filosofica alla Churchill tipica dei nostri finti campioni: “Ti fanno cadere, ma la forza è rialzarsi”.

Quante volte l’avrà detto passando in tutte le squadre dove è stato e da dove se ne è andato, ultima la Virtus dicendo in giro che Djordjevic non aveva avuto il coraggio di dirglielo in faccia. Ora su Sasha si potrà dire tutto, ma che non abbia il coraggio di prendersi responsabilità nel mondo dove è stato campione sul campo, dove ora mette al servizio l’arte imparata in famiglia, ci sembra esagerato. Forse lo aveva guardato fin troppo bene se nel finale Virtus con coppa vinta il bomberino Aradori era finito un po’ indietro nelle rotazioni, se già oggi i mai contenti della Fortitudo accettano il passaggio alla frontiera della Furla in San Felice dicendo che è stato preso uno buono, anche se poi forse la Effe attaccherà in cinque e difenderà in quattro.

Cattiverie già sentite quando era a Milano, Cantù, Reggio Emilia. Non smentite da questo corto viaggio con Fremebonda. Certo, con lui e senza di lui cambierà poco. Il problema è proprio questo. Non riusciamo neppure ad accapigliarci se Sacchetti lascia a casa Tonut, Polonara, se preferisce farfallino Della Valle al Pietro bresciano. Certo, la memoria aiuta ad essere ottimisti perché già in passato avevamo vissuto vigilie così desolanti, alla periferia di ogni impero, salvo poi fare la ola per strada: esempi non tanto lontani l’Europeo svedese della medaglia vinta a sorpresa con Recalcati e i suoi sbalestrati che poi arrivarono all’argento olimpico. Fu così anche con Gamba a Mosca, Nantes e Stoccarda, col grande Boscia di Parigi 1999 dopo la caduta in gara uno con la Croazia.

Speriamo che tutto questo pessimismo aiuti a far scegliere il vestito giusto per il mondiale, anche se non sapremo mai come andrà in campo questa Nazionale fino a quando Datome e Gallinari non diranno di essere pronti al “sacrificio”, a rischiare la prossima stagione di ricchezza con Fenerbaçe e Oklahoma, per dare un sorriso al presidente smanioso, ad una Lega che comunque se ne strafotte perché i suoi menestrelli, un po’ come fanno con i giocatori ben protetti da agenti che si fanno sentire se disturbi le “divine creature”, stanno già raccontando che avremo un campionato super, pazienza se non è vero e se nel cammino qualcuno si fermerà prima.

Ora valutiamola davvero questa Nazionale che è di seconda fascia e non si devono offendere Belinelli e compagni se nel ranking internazionale stanno fra l’11° e il 13° posto. Si, è vero, si pensava la stessa cosa per Lippi e suoi campioni del mondo a Berlino. In Spagna nel 1982 magico del maestro Bearzot assistemmo a scenate di supercritici che volevano un posto sull’ aereo di ritorno prima dei miracoli al Sarria contro Argentina e Brasile.

Qui non si fa a pugni per partire. Con la micragna di copie che si vendono gli inviati dietro Fremebonda saranno pochi davvero. Da lontano ci faremo aiutare, confondere, da chi usa gli stessi trionfalistici toni se batti il Senegal degli ammutinati e se ne prendi 30 dalla Serbia.

Non è offensivo, cari Belinelli e soci, dire che al Mondiale, fra le squadre europee che avranno due posti sicuri a Tokyo, noi non siamo certo al livello di Serbia, Spagna, Grecia e forse Francia. Il nostro posto è fra chi spera di avere una carta olimpica alla fine della prossima stagione, quando il campionato sarà finito da poco. Ma lassù se ne strafottono. Insomma questa Italia è sicuramente più forte di Polonia, Repubblica Ceca, Montenegro, forse Germania, badando bene alla Lituania, pensando che Russia e Turchia le abbiamo dominate a lungo prima di scioglierci nel canto dei soliti noti: egoismo trionferà.

Credere in Azzurra Fremebonda? Difficile perché tenendoci stretti alla fede per assi riconosciuti come Balinelli, Datome e Gallinari, il primo con tiro da ritrovare, gli altri due infortunati, portiamo al Mondiale gente che, a parte Rudy Hackett, vincitore dell’eurolega con il CSKA, il più irritato dall’operazione di Melli che ha preferito presentarsi alla NBA bello ripulito dove c’era infiammazione, non è proprio al massimo dell’autostima perché in molti hanno o sbagliato stagione o hanno guardato gli altri giocare.

Sappiamo che alla fine se la prenderanno tutti con Sacchetti che pure ha trovato il miglior Alessandro Gentile in un momento in cui poteva anche perderlo perché si trova ancora senza la folla attesa alla sua porta, lo squadrone per il rilancio.

Asini senza memoria e senza cuore, invidiosi che non sopportano il Petrucci quando dice che Meo è il meglio. Certo, il presidente del qui lo dico qui lo nego, ci ha abituato a cambi improvvisi, felice di avere un capro espiatorio. Qui, però, l’esame di coscienza deve essere collettivo.

Vediamo chi sono gli uomini del Mondiale:

Hackett 7,5 – sta bene, sa cosa vuole.
Belinelli 5 – molto sotto il par, tira malissimo, ma lui ci sarà.
Abass 6,5 – progressi in un passaggio difficile della sua storia di giocatore incompleto per livelli alti.
Brooks 6,5 – una garanzia anche quado ha la luna storta.
Biligha 6,5 – dai zero minuti nelle finali scudetto alla conoscenza di mondi inesplorati.
Della Valle 5,5 – resta il nostro bel passero solitario, spiumato dalla cura Pianigiani.
Gentile 7 – Tutto quasi bene, ma certi muri non li salta.
Vitali 5,5 – fantasia, visioni, ma anche allucinazioni.
Tessitori 6 – il pisano produce olio, ma viene pur sempre dalla A2.
Ricci 5,5 – forse gli stiamo chiedendo troppo, ma ha carattere.
Sacchetti 5,5 – sta bene in una squadra, aiuta tutti, certo non gli va mai bene un fischio arbitrale.
Filloy 5 – un ruolo difficile, forse non ce la farà a superare l’ultimo taglio.

Cari azzurri buona fortuna anche se per sfotterci un caro amico ci ha scritto ricordando il lapidario professor Vittori, cervello della grande atletica: “Andate in battaglia con questi soldati?” Eh sì.

 

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