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Saro' greve / Quando Sgarbozza mise sull'attenti Andreotti

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Lunedì 29 Luglio 2019

 

zanin_tokyo1964 


Rievocazione dei fasti della celebre Compagnia Atleti della Cecchignola che l’autore ha comandato a lungo. Una occasione per ringraziare, finalmente, i tanti generosi ciclisti che l’animavano, anche per le medaglie vinte a Tokyo '64.

Vanni Lòriga

La 106ª edizione del Tour de France mi ha fatto ringiovanire di almeno 55 anni. Questo notevole salto indietro è dovuto soprattutto ai commenti televisivi di Luigi “Gigi” Sgarbozza. Che, a parte il vincitore (il colombiano Egan Arley Bernal Gomez) e Juliem Alaphilippe, la grande speranza francese, è stato il vero protagonista della Grande Boucle. Sin dal principio ha scommesso sulla vittoria del transalpino. Ha insistito anche quando ormai era del tutto fuori gioco, ma alla fine si è arreso alla realtà dei fatti. Vede per lui un grande futuro, ma gli ha consigliato di essere più oculato nella distribuzione degli sforzi, saggio amministratore di sé stesso. Ha sicuramente ragione anche se Bernal, 22 anni, sembra aver ipotecato il prossimo decennio ciclistico.

Al tempo lontano della “naja”

Qualcuno potrebbe chiedersi perché riservo tanta attenzione a Sgarbozza. Conobbi “Gigi” nel 1964-65 quando facemmo insieme la famosa naia. Per naia (o naja) s’intende il servizio militare, la coscrizione obbligatoria prevista dall’articolo 52 della Costituzione e mai abolita: infatti la legge n. 225 del 2004 l’ha resa solo “inattiva”. Debbo precisare che militavamo nello stesso reparto, la 1ª Compagnia Speciale Atleti di stanza alla Cecchignola, con la sola differenza che il comandante ero io e non Sgarbozza.

Ma che tipo di soldato-ciclista era costui? Volenteroso aspirante pistard, studiava alle serali per arrivare alla terza media avendo interrotto la frequenza scolastica per portare qualche lira a casa, lavorando per cinque anni da fabbro ferraio. Era allora, come ora, travolgentemente simpatico e nessuno lo avrebbe definito “il taciturno”.

Per questo motivo, una volta che tutti i miei trenta ciclisti furono invitati ad una premiazione che Giulio Andreotti doveva effettuare alla Libertas Centocelle, lo ammonii: “’A Sgarbozza, non fare al solito tuo che imbrianchi di chiacchere anche il Signor Ministro, ...”.

Mi disse di stare tranquillo. Preciso che calciatori e ciclisti assegnati alla Compagnia Atleti avevano il fine settimana libero per partecipare alle gare, permessi che poi “scontavano” andando in congedo due mesi dopo gli altri militari di leva. Questo in base a una convenzione FFAA-CONI ideata da Giulio Andreotti e Giulio Onesti che si rendevano conto che una lunga interruzione avrebbe compromesso una carriera che si svolge soprattutto in età giovanile.

Quando Sgarbozza tornò in caserma gli chiesi come erano andate le cose. Mi rispose: “Benissimo. Quando il Ministro ci ha chiesto se eravamo contenti di fare servizio in un reparto che ci consentiva di allenarci e gareggiare, ho risposto ovviamente di sì. Ma gli ho fatto notare che i famosi due mesi di naja in più erano stati calcolati quando la leva durava 18 mesi, mentre al momento era di 15 mesi e sarebbe stato necessario un ritocco”.

Il ministro Giulio Andreotti gli diede ragione e qualche giorno dopo giunse dal Ministero la comunicazione che l’extra-naja era stata ridotta a 40 giorni. Il “tacitnurno” aveva parlato bene.

Zanin meglio di Merckx e Gimondi

Di quei ciclisti soldati ho un ottimo ricordo. Diciamo che fra tutti gli atleti della Compagnia (erano più di 300, ovviamente giovani e forti) loro creavano maggiori problemi di gestione. Mentre tutti si allenavano in pista, in campo, in palestra, in piscina, i ciclisti andavano sulla strada, sempre ricca di pericoli. Una volta non rientrò dall'allenamento il povero Di Leo, travolto da un’auto sulla Cristoforo Colombo.

Si allenavano forte, per cui due azzurri che si erano preparati nella Compagnia brillarono ai Giochi di Tokyo 1964. Nella corsa individuale su strada l’oro lo vinse Mario Zanin (foto CIO) – un meccanico di Santa Lucia di Piave che spuntò prima in una gigantesca volata che impegnò tutto il gruppo –, in una gara in cui un certo Eddy Merckx si classificò dodicesimo (e Felice Gimondi trentatreesimo). Nell'inseguimento individuale l’argento lo prese Giorgio Ursi (originariamente noto come Juri Uršič) che in semifinale migliorò il record mondiale battendo l’iridato Groen.

Ma un episodio veramente eccezionale mi fece apprezzare ancora di più i miei ciclisti. Lo racconto. Quando un severissimo e temuto Generale assunse il comando della Regione Militare Centrale si diffuse il terrore. Non c’era visita ai reparti dipendenti che non si risolvesse con severe rampogne (non solo verbali, ...) ai rispettivi comandanti. Finalemte toccò a noi ed informati di quali fossero le esigenze del terribile visitatore, mettemmo a nuovo la Caserma del “Silvano Abba”, tirando a lucido locali e uomini. La sera della vigilia, all’adunata della cena, rivolsi alla Compagnia le ultime raccomandazioni. Uno di ciclisti chiese la parola:

“Signor capitano, è tutto bello, ma lo spaccio truppa ora sembra brutto e vecchio, ...”.

In realtĂ  era la costruzione piĂą recente, ma rispetto alle altre non faceva bella figura.

“Ed allora?” chiesi.

“Allora non c'è problema. Siamo tutti muratori e ci pensiamo noi”.

Ed una decina di ciclisti impugnò degli enormi pennelloni e simultaneamente cominciarono a rinfrescare le pareti dell’edificio. Tutto il resto della Compagnia faceva il tifo e dopo un quarto d’ora salutò con un entusiastico applauso la fine dei lavori. Ed il ciclista, ovviamente veneto, mi disse: “Comandi, sor capitano, ...”.

Un grande lavoro di squadra che, incredibile, fu apprezzato dall’incontentabile SuperGenerale. E potrei mai dimenticare quei momenti e quegli uomini che i commenti di “Gigi” Sgarbozza rievocano? Evviva i ciclisti!

PS 1 – Per i pochi che non lo sapessero, l’etimo di “naia” va ravvisato nel veneto nagia a sua volta derivato dal latino natalia, che indica gerarchia ed ufficialità (S.Battaglia, Grande Dizionario della lingua italiana, XI-pag. 168).

PS 2 – Non ho parlato della Sardegna e spiego perché. Mentre Estragone e Vladimiro erano “en attendan Godot” io invece attendo Aru. Godot non giunse mai ed invece Fabio arriverà. Ne ha parlato bene anche il nuovo campione Bernal.

 

 

 



 

 

 

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