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Giovedì 25 Luglio 2019


iapichino boras 2

 

Qualche riflessione sullo straordinario clamore mediatico sollevato dal successo di Larissa Iapichino agli Euro-Junior di Borås. La giovane predestinata che ha acceso i riflettori sull’orientamento della "comunicazione" ai nostri giorni.

Daniele Perboni

Strano Paese, il nostro. Vinci un titolo Europeo Under 20 (atleti sotto i 20 anni) e passi quasi inosservato. Un trafiletto, qualcosa di più se dalle tue parti esiste un quotidiano locale, poche righe e via. Ringrazia pure che si son ricordati di te. Poi ecco che casualmente, l’identico giorno, un’altra ragazzina centra l’equivalente obiettivo e ... scoppia il finimondo con richiami in prima pagina su quotidiani nazionali e passaggi televisivi/radiofonici come in pochi casi è accaduto. E tutti, indistintamente, a celebrare, acclamare, esaltare, entusiasmarsi per quel risultato.

Che, sarà pure eccezionale, sarà stato ottenuto da una diciassettenne che gareggiava contro atlete più vecchie di due anni (tutto conforme al regolamento), è pur sempre un titolo continentale preciso preciso a quello vinto dalla Filumena Marturano di turno. Così va la vita. Nel bel Paese che ogni tanto si esalta, tendendo a “farla fuori dal vaso”.

Risultato eccezionale, quello ottenuto dalla giovanissima figlia d’arte Larissa Iapichino. (foto Colombo/Fidal). Un 6.58 nel lungo a quella età non lo si vede tutti i giorni. E in quale contesto poi. Una gara dove si poteva vincere o perdere nello spazio di pochi centimetri. Ha primeggiato la migliore. Il talento, chi possiede le eccellenti qualità derivate da genitori che in carriera hanno vinto tanto. Specialmente mamma Fiona. Ecco, proprio qui sta la stortura del caso Italia. Ci si esalta “solo” se provieni da una famiglia di grandi. Per diritto di nascita. Come in ogni casa reale che si rispetti. E tutti gli altri?

Non sarebbe il caso, così, giusto per una forma di rispetto verso chi ha lavorato, sudato, si è sacrificato per il medesimo obiettivo, celebrarli nell’equivalente modo? Perché non si son lodati con identico clamore i successi di Vittoria Fontana (11”40) e Lorenzo Paissan (10”44) nei 100 metri? Perché non è stato onorato degnamente l’oro di Edoardo Scotti nel giro di pista (45”85)? Perché non è stato acclamato con tutti gli onori il lancio vincente di Carolina Visca nel giavellotto (56.48), ottenuto, tra l’altro, a competizione ormai vinta, denotando una carica agonistica fuori dal comune?

Ne siamo consapevoli: non esiste un’unica causa, ma una serie di tematiche che portano la stampa italiana a privilegiare non solo il calcio e alcune discipline storiche, ma le “storie” che potrebbero avere un impatto emotivo sul pubblico. E la piccola Iapichino è il perfetto esempio di quanto si possa offrire in pasto al pubblico: risultato tecnico abbinato a una genesi famigliare non certo ordinaria concorrono a creare il giusto pathos e l’ammucchiata di righe viste all’indomani dei campionati sta a dimostrarlo. Tutti felici e contenti, salvo poi scordarsi del clamore scatenato sino al prossimo eccezionale evento.

 

 

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