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Osservatorio / Atletica in prima pagina: limiti e opportunita'

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Mercoledì 24 Luglio 2019


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I buoni successi ottenuti a livello europeo nelle categorie giovanili ripropongono il vecchio quesito sui percorsi tecnici da avviare per non disperdere e valorizzare le qualità dei più giovani.

Luciano Barra

La prestazione dell’atletica italiana agli Europei Juniores ha fatto tornare l’atletica in prima pagina e nei titoli dei telegiornali. Evviva e grazie a La Torre, Andreozzi, senza dimenticare il lavoro di Stefano Baldini. I giornali quotidiani hanno abbondantemente evidenziato medaglieri, finalisti, classifiche passate e questa edizione di Borås ha cancellato i precedenti record del 1989 (Varazdin), 1993 (San Sebastian) e 2015 (Eskilstuna). Come sempre qui vanno ribilanciate le classifiche sulla base del diverso numero di gare (programma che si è molto modificato in trenta anni), ma anche in base al maggior numero di Paesi partecipanti.

Al di là di questi oggettivi risultati vanno sottolineati altri due aspetti positivi: l’avere vinto medaglie, soprattutto quelle d’oro, in specialità di prestigio ed aver mostrato atleti/e fisicamente e tecnicamente di valore. (nella foto Colombo/Fidal la doppia vittoria nei 100: Vittoria Fontana e Lorenzo Paissan).

Credo che questa prestazione individuale e di squadra serva molto all’atletica ed alla Federazione soprattutto da un punto di vista mediatico. In un momento in cui vi è un vistoso calo, non solo negli sport di squadra ma anche negli sport individuali, in vista dei Giochi di Tokyo 2020 riuscire a fare capolino sui media è importante, ovviamente non dimenticando che una cosa sono i Campionati Europei Juniores, anche se d’atletica, ed un altro i Mondiali o i Giochi Olimpici.

Mi ha fatto piacere leggere sul nostro giornale l’articolo di un maestro di giornalismo, come Oscar Eleni, che ha ricordato come nel 1970, lui giovane speranza della Gazzetta di Gualtiero Zanetti, fu inviato a Parigi agli Europei di categoria. Oggi non ci sono più giornalisti giovani speranze o non più direttori come Gualtiero Zanetti (e Candido Cannavò?). Va ricordato ai più giovani, che quei Campionati tennero a battesimo atleti del calibro di Mennea, Simeoni, Fava che comunque in quell’edizione non raggiunsero le medaglie.

Infatti, come anche i numeri dimostrano, una medaglia agli Europei Junior non è garanzia di successo a livello maggiore (Europei, Mondiali o Olimpiadi). Pensate che su un totale di 85 medagliati agli Europei Juniores sono stati solo in 12 gli atleti capaci di ripetersi nei Campionati maggiori: De Benedictis, Dorio ed Antibo in due manifestazioni e Di Napoli, Goffi, Camossi, Didoni, Pavoni, Modica, Tamberi, Chiappinelli e Crippa in un’occasione.

La cifra più importante è quella di atleti che, pur non avendo vinto medaglie Euro-Junior, hanno poi messo a segno prestazione da medaglia negli eventi maggiori. Leggiamo così nomi del tipo di Mennea, Simeoni, Damilano, Cova, Mei, Panetta, Lambruschini, Brunet, Levorato, Palmisano, ecc. O come altri che neppure hanno raggiunto la finale, ma da senior hanno fatto grandi cose, come Grippo, Ortis, Fava, Di Giorgio, Andrei, Masullo, Vizzoni, Gibilisco, Giordano, Baldini, Dal Soglio, ecc.

Cosa voglio dire con questo? Che anche chi a Borås non è salito sul podio non va dimenticato. La maturazione di questi giovani è strettamente legata al percorso tecnico che la Federazione sarà in grado di fornire da ora in avanti. Impazza la teoria dei “tecnici personali”, spesso gli scopritori degli atleti stessi, e per questo non merita di passar sotto silenzio la notazione che uno sprinter come Marcell Jacobs ha ottenuto quasi lo stesso risultato di Filippo Tortu, ma senza tanti strombazzamenti e con un percorso tecnico ben diverso. Argomento che meriterebbe una ricerca (del Centro Studi?), anche solo statistica, sui diversi percorsi tecnici su chi ha avuto successo e chi no.

Due soli appunti a questo momento della stagione atletica. Aver “snobbato” i Campionati Under-23 (avrebbe fatto male a Chiappinelli e a qualcun altro invece che rincorrere limiti o record inutili? Le medaglie restano mentre i record passano). E per ultimo: rimane la bocca amara per aver visto in campo una staffetta 4x400 errata nello schieramento. È un mio vecchio pallino: se si vuole vincere, non si possono mettere i migliori due nelle ultime frazioni. Questo pone un grave rischio: quello di rimanere “intruppati” dietro, subire la mattanza dei cambi e non essere più in grado di recuperare. Piccole cose, ma – come si dice – l’appetito vien mangiando.

 

EUROPEI UNDER 20 - BORAS 2019

 

ORO (5) - Lorenzo Paissan (100), Edoardo Scotti (400), Vittoria Fontana (100), Larissa Iapichino (lungo), Carolina Visca (giavellotto)
ARGENTO (3) - Riccardo Orsoni (marcia 10.000), 4x100 uomini (Mattia Donola, Lorenzo Paissan, Lorenzo Ianes, Lorenzo Patta), Nadia Battocletti (5000)
BRONZO (3) - Mattia Donola (200), Giorgio Olivieri (martello), Elisa Ducoli (3000)
QUARTI POSTI (5) - Leonardo Puca (400hs), Andrea Cosi (marcia 10.000), staffetta 4x400 (Francesco Domenico Rossi, Luca Pierani, Lorenzo Benati, Edoardo Scotti), Eloisa Coiro (800), 4x100 donne (Eleonora Ricci, Vittoria Fontana, Chiara Gherardi, Chiara Gala)
QUINTI POSTI (3) - Manuel Lando (alto), Dario Dester (decathlon), Federica Botter (giavellotto)
SESTI POSTI (3) - Dalia Kaddari (200), Ludovica Cavalli (3000 siepi), Maria Roberta Gherca (asta)
SETTIMI POSTI (2) - Enrico Vecchi (3000 siepi), Angela Mattevi (5000)
OTTAVI POSTI (5) - Lorenzo Benati (400), Nicolò Daniele (1500), Elisabetta Vandi (400), Sophia Favalli (800), Idea Pieroni (alto)

 

 

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