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Italian Graffiti / Sempre piu' gonfia la cornucopia dello sport

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Martedì 16 Luglio 2019

 

giorgetti-1

 

Altri soldi in arrivo per federazioni e consociati: 60 milioni per Giorgetti, 78 per Sabelli. Pur sempre notizie confortanti, comunque le si rigiri. In attesa che qualcuno metta mano all'architettura del sistema, lo rinnovi e lo porti nel XXI Secolo. E se lo facesse il CN del CONI, forte dei suoi cent'anni di storia? 

 

Gianfranco Colasante

 

Ma stiamo diventando ricchi senza saperlo? Pare proprio di sì, a stare alla comunicazione lanciata nell'etere lunedì scorso del sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Il contributo annuale per lo sport (relativo al 2019, pare di capire) sale dai previsti 408 milioni iniziali a 468 grazie all'iniezione di altri 60 milioni prodotti dall'aumento del gettito fiscale proveniente dall'universo sport (quindi, se vogliamo, soldi autoprodotti). "Dopo appena sei mesi - ha detto Giorgetti - registriamo gli straordinari effetti della Riforma dello Sport che abbiamo voluto fortemente. La macchina messa in moto sta andando nella giusta direzione e grazie alle novità introdotte, il sistema sportivo italiano ha a disposizione oggi altri 60 milioni, un 15% in più rispetto al preventivato". Questo per la cronaca. Ma non basta.


Scavando tra le pieghe del bilancio, il capo di Sport&Salute - lo sportello del MEF erogatore del CONI - avrebbe rintracciato un'altra manciata di milioni che, tra somme impegnate e non comunicate e altre non deliberate (difficile districarsi tra queste pieghe odorose per profani come noi siamo), superano ampiamente la trentina. Comunque stiano le cose, Rocco Sabelli ha appena comunicato che i 60 milioni annunciati di Giorgetti sono nel frattempo diventati 78. Oplà.


Tutte risorse che dovrebbero andare a federazioni e altri enti a vario titolo consociati. Se ne saprà di più il prossimo 31 luglio quando lo stesso Sabelli dispiegherà al colto e all'inclita "le prime informazioni sulle linee guida di Sport&Salute". Anche perchè nessuno sa quali criteri verranno seguiti in futuro per dividere la torta. Alla buon'ora, Jeeves: a quella data saranno trascorsi sei mesi esatti da quando Giorgetti - accompagnato da Salvini e da un paio di ministri in libera uscita - illustrò all'Acquacetosa la Riforma. O almeno ne annunciò l'avvio.


Tutto questo, parlo dei soldi in più (argomento che fa masticare amaro il buon Malagò, che dovrà sempre farsi bastare i 40 milioni che il Governo ha previsto per la casa madre CONI, ... cifra tanto più mortificante in giorni di calcio-mercato), va senz'altro bene. Anzi, mi unisco con entusiasmo al giubilo generale, alla standing ovation. Ci mancherebbe. Ma, ... e qui ritorno in argomento, ripetitivo e noioso. Stiamo parlando sempre di soldi, elemento convincente, ma niente che abbia a che fare con una Riforma dello sport nazionale, struttura ferma all'anno 1946: in soldoni (scusate il bisticcio), si tratta solo di un aumento di contributi. E chi li rifiuterebbe in nome dei principi?


E giacchè siamo su questo piano, per capire meglio sono andato a curiosare nel passato, fino a cinquant'anni addietro, a quel 1969 che in questi giorni celebra lo sbarco sulla luna. Presidente del CONI era Giulio Onesti che stava lavorando alla "autentica" riforma dello sport (due anni dopo l'avrebbe illustrata nel "Libro Verde", ma poi non gliela fecero realizzare); sul soglio di Pietro sedeva Paolo VI; capo del Governo era Giovanni Leone; sulla Banca d'Italia vigilava Guido Carli. Di più: gli italiani erano poco più di 52 milioni, l'età media non superava i 35 anni [sic!], alla laurea arriva meno del 2% della popolazione; ci si alimentava con non più di 2700 calorie; si ballava alla buona nelle rotonde sul mare. Nazione giovane e gonfia di energie.


Ma già allora la distribuzione dei contributi alle federazioni era oggetto di animato dibattito, anche se poi a mettere a tacere tutti bastava un'alzata di sopracciglio di Onesti. Altri tempi, direte. Ma lo sport era lo stesso, nè più nè meno di quello che c'è oggi, casomai molto più semplice e rispettoso delle regole. Le federazioni ammesse a tavola erano solo 37 (oggi sono 44), la parte del leone la faceva sempre il Calcio che però aveva il merito di produrre le risorse che alimentavano il tutto. In quell'anno il CONI distribuì alle federazioni 7 miliardi, 586.670.772 lire, il 30,93% era destinato al Calcio (2 miliardi, 346.546.643 lire). Oggi che il Totocalcio è un ricordo (ma pare si stia studiando un recupero, almeno parziale) e per la parte sportiva sono stati distribuiti 145 milioni e 885.451 euro quella percentuale è scesa al 20,85%. Neppure la grande sforbiciata temuta. Per confronto, tenendo conto dell'inflazione, si può calcolare che 1000 lire del tempo valevano più o meno 9,53 euro.


Ecco il raffronto tra i contributi alle federazioni alla distanza di mezzo secolo:

Federazioni 1969   2019  
  x1000 % x1000 %
Calcio 2.346.546   30,93   30.422   20,85
Nuoto 291.708 3,85 6.912 4,74
Atletica 532.627 7,02 6.445 4,42
Sport Invernali  380.257 5,01 5.679  3,89
Ciclismo  324.814  4,28 5.461  3,74
Scherma  287.160 3,79 5.100 3,49
Pallavolo  156.061  2,06  4.973  3,41
Judo Lotta Karate  280.192  3,69 4.851 3,32
Tennis  148.136  1,95  4.293  2,94
Basket  280.574  3,70  4.194  2,87
Tiro a volo  105.000  1,38  4.058  2,78
 

A guardar bene, se vogliamo, in 50 anni non pare cambiato molto. Anzi, praticamente nulla. Qualcuno è salito, altri sono scesi (l'atletica in particolare, ma non c'è più Nebiolo, si spiega), ma le percentuali sono rimaste più o meno le stesse. Non manca qualche incongruenza: nel 1969 la federazione di Atletica Pesante comprendeva anche i Pesi, oggi autonomi. Se si sommassero oggi Judo, Lotta, Karate e Pesi l'insieme raggiungerebbe la percentuale del 4,75%: sarebbe la prima federazione dopo il Calcio, appena avanti al Nuoto e alle sue cinque specialità olimpiche.


E in futuro? Sarà compito di Sabelli, pare, il quale in occasione della conferenza stampa su Sport e Periferie aveva fatto notare che il contributo statale alle federazioni (come altrimenti vogliamo chiamarlo ora?) per alcune è trascurabile, per altre essenziale. Non sarebbe già questo sufficiente per mettere - finalmente - mano alla vera Riforma? Quella dello sport nel suo complesso, intendo, non quella che finisce col mortificare l'istituzione CONI. L'istituzione dico, non chi la rappresenta oggi o la rappresenterà domani.










 
 

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