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Duribanchi / Appunti dal libro di bordo del marinaio

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Lunedì 15 Luglio 2019

 

venezia.navi 


“Gli schei. Una nave da crociera su tre al mondo attracca a Venezia. In una domenica di quelle ‘piene’ passano per la Marittima 30.000 passeggeri, 2000 automobili parcheggiate, 70.000 bagagli in movimento. Mentre 50 autotreni scaricano merci sulle navi.”

Andrea Bosco

Puoi essere un marinaio coraggioso. Puoi gettarti nella battaglia senza timore della morte. Puoi cercare di ingannarla, come il Cavaliere de “Il settimo sigillo”. Consapevole che alla fine, comunque, perderai. Perché la Morte conosce tutte le mosse. Nondimeno sulla scacchiera puoi provare a giocartela: la Morte apprezza gli audaci. Puoi dare un contorno, al tuo nemico. Se sei veneziano, una nave da 100.000 tonnellate a spasso nel bacino di San Marco, non può che essere un nemico.

Il primo Zippo della mia vita l'ho comperato da un marinaio dell'incrociatore pesante “Des Moines”, alla fonda davanti a San Marco: avevo 14 anni. Sono andato a controllare: quella nave da guerra stazzava 16.000 tonnellate. Il Titanic 45.000. L'elegantissimo Conte Biancamano 22.000. Il velocissimo Rex, quello che transita nell'Amarcord di Fellini, 50.000. L'Andrea Doria, la nave speronata nella nebbia da un vascello svedese, 30.000.

La Michelangelo e la Raffaello 45.000. Sono salito sulla Michelangelo quando era ormai in disarmo. Era enorme: incuteva rispetto. Ma era un guscio di noce rispetto ai mostri ai quali viene permesso di transitare, oggi, in Laguna. Per il profitto. Per gli “schei”. Nel segno del gigantismo. Tutto più smisurato. E più angoscioso: angosciante. La realizzazione di “Metropolis”. Le città sono diventate verticali. Con torri sempre più alte. Come le carceri di Piranesi. Il Campanile di San Marco con i suoi 100 metri è roba per nani.

I pensionati statunitensi e australiani che non mettono piede a terra, ma che si sono imbarcati sapendo che la loro mega-nave farà scalo a Venezia, “sbrodolano” dal ponte più alto del Godzilla, fotografando Piazza San Marco: minuscola nell’obiettivo come un campo da tennis. Sbrodolano, pensando all’invidia dei vicini di casa quando vedranno le foto.

Mi spiegò a Lisbona, ridendo, un architetto che in vista dell'Expo nella capitale lusitana aveva costruito un altissimo, coloratissimo centro commerciale. “I tempi moderni inseguono il Medio Evo. Allora c’era il signore che dominava plebe e vassalli dai merli delle mura del suo castello. Oggi dall’alto degli edifici della new age, il Potere, ricorda al popolo di inginocchiarsi.”

Puoi lottare contro Golia: ti basta il coraggio, la destrezza e una fionda. Secondo la Bibbia. Secondo Omero può bastare l'astuzia. Nell’antro del Ciclope, l’astuzia salva Ulisse e i suoi compagni. La prima volta che l’ho affrontato al liceo, in greco, quel nono canto dell’Odissea, lo detestavo.

Poi percorri tanti chilometri. Lungo la strada ti imbatti in Holden, nel “Cavaliere Inesistente”, in Primo Levi e Giovanni Arpino, nel “Gattopardo”, Leo Longanesi, Buzzati e Indro. E leggi quell’incredibile Keller: “Chi vola è pazzo. Chi è pazzo può essere esentato dalle missioni di volo. Chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo NON è pazzo: Comma 22”.

Capisci la grandezza dei classici: a cominciare da quel Don Lisander con il suo “circo” eternamente contemporaneo. Puoi combattere, avvelenare i pozzi, confondere le tracce, dormire su un letto rovi e sassi, intimando come Masai, alla squaw che hai rapito: “Se mi addormento, frustami”. Puoi decidere di non arrenderti. Ma non puoi combattere il “nulla”.

Afferma il ministro, ex impiegato assicurativo, che “presto” sarà attuata una riduzione graduale al transito delle navi in Laguna. Sono 15 anni che rassicurano. Il nulla è come il caìgo che ammanta in novembre la Serenissima. Non puoi menare fendenti alla nebbia: infilzi un fantasma.

Le grandi navi fanno lavorare 25.000 persone. E sono, per Venezia, una risorsa. Non ci sono riduzioni graduali possibili. Ma Venezia è fragile: arrischiare è da irresponsabili. Qualcuno rammenta la “Mona Lisa”? Vedete di non pensare alla donzella (ammesso che di donzella veramente si tratti) di Leonardo al Louvre. 12 maggio 2004: a causa della nebbia una nave passeggeri di 29.000 tonnellate, la “Mona Lisa”, persa la rotta, si arena davanti a San Marco.

Il sindaco di allora, Paolo Costa, sentenzia che la misura è colma. E che “va impedito alle grandi navi il transito nel bacino di San Marco”. Bel proposito. Poi a Venezia devi fare i conti con il partito degli “schei”. Sai che paura, quel proposito, ad esempio per l’allora presidente dell’autorità portuale Giancarlo Zacchello? “Non c’è alcuna alternativa per il transito delle navi da crociera in bacino San Marco, a parte l'ulteriore diminuzione della velocità e la presenza di un secondo rimorchiatore”, spiegò Zacchello.

Quindi fino a quel momento le navi circolavano accompagnate da un solo rimorchiatore. Adesso il ministro Toninelli, dopo un incidente, ne ha imposto tre. Ma neppure sei basterebbero a tenere sotto controllo una bestia da 100.000 tonnellate.

Gli schei. Una nave da crociera su tre al mondo attracca a Venezia. In una domenica di quelle “piene” passano per la Marittima 30.000 passeggeri, 2000 automobili parcheggiate, 70.000 bagagli in movimento. Mentre 50 autotreni scaricano merci sulle navi.

Secondo il partito degli “schei”, vietare il passaggio delle grandi navi davanti a San Marco è roba “antistorica”. Come se ne esce? Non se ne esce. Lascia perplessi l'idea di allargare il già esistente Canale dei Petroli. Idea sostenuta dal sindaco Brugnaro e caldeggiata dall'Unesco.

Il Magistrato delle Acque dei tempi della Serenissima non avrebbe mai permesso quello scavo. Se ti beccavano a piantare una briccoletta nell’arcipelago delle barene per ormeggiarti se andavi a caccia o a pesca, ti tagliavano la testa. Perché “palo fa palùo”, come recita il proverbio. Il palo produce acqua stagnante. E l'acqua stagnante, la palude: un veleno.

Legenda: quel magistrato lo eleggeva il Consiglio dei Dieci. Era uno di “loro”. Ma aveva più potere di “loro” e dello stesso Doge. Le sue decisioni erano inappellabili. Immaginate il Canale dei petroli, dove già le petroliere entrano a 50 km all’ora dirette a quell’oasi di salute nota come Porto Marghera, ulteriormente scavato e allargato per far transitare navi da 100.000 tonnellate. Pensate alle possibili alterazioni dell’ecosistema. Stima di un simile lavoro: rimozione dai sei ai dodici milioni di metri cubi di terra.

Alternative: un terminal all’isola del Lido. Oppure a Chioggia (che lo vorrebbe). Oppure la creazione di un’isola artificiale (dove?), come va di moda in Oriente. Ma sia che scavi, sia che ti inventi un porto, ballano dai cinque anni in su. Come minimo.

A proposito: non sono mai state completate le opere relative al Mose, il sistema di paratie per la gestione dell’alta marea. Tra ladri e ruberie, appalti e subappalti, ritardi e sforamento del budget, ricorsi ecologisti, utopie di genere (uno per combattere il bradisismo, era arrivato a presentare un progetto per sopraelevare l'INTERA Venezia), si attende (oltre che una visita del ministro al Mose), una decisione del governo sulla tempistica (e lo stanziamento dei fondi) per completare i lavori medesimi.

Il vecchio marinaio che non ha paura di morire ma che si rifiuta di misurarsi con il nulla, offre la sua provocazione. Un accordo tra Venezia e Trieste per spartirsi la “torta”. Le mega navi a Trieste. E se i pensionati statunitensi o australiani, mai volessero vedere ponti e calli, gustare qualche “cichèto”, magari al rinomato “Il diavolo e l'acqua santa” in zona Rialto, magari comprare qualche “mascara” o una pregiata stoffa alla Bevilacqua i cui settecenteschi telai furono immortalati da Enrico Maria Salerno in “Anonimo Veneziano”, gli si metta a disposizione aliscafi veloci: da Trieste a Venezia, in aliscafo è roba di un attimo. Se davvero i pensionati volessero muovere il culo dalle loro cabine.

Perché il marinaio si è dilungato, senza scrivere (finora) una parola di sport? Perché quella delle navi pericolose a Venezia, in fondo, è una competizione. Contro il pressapochismo e la superficialità. Contro chi pensa che “tanto non accadrà mai”. E invece poi accade, purtroppo. Accade che Notre Dame vada in cenere per un momento di “mona” di qualcuno. E quindi se almeno cinque dei dieci lettori del marinaio si indigneranno, sarà un successo.

Il libro di bordo del marinaio è zeppo di appunti. La malattia e il coraggio di Sinisa per il quale sta tifando l’Italia. Il male di Claudia Nainggolan che in pochi conoscono ma che merita eguale incoraggiamento e pietas. Il “Grande C” come lo chiama John Wayne ne “Il pistolero” è un killer spietato. Ma non sempre quando un uomo con il fucile incontra un uomo con la pistola, a vincere è l'uomo con il fucile. Parola di Clint Eastwood: by Sergio Leone.

Auguri a Claudia e Sinisa. E a quanti si trovano a dover fronteggiare una “rivelazione” tanto devastante.

Sul cartellone di Wimbledon, MotorHalep ha fatto secca Serenona in debito di mobilità e di ossigeno. Poi hanno incrociato le lame il serbo e lo svizzero: 13 a 12 al quinto in una gara da leggenda. Come Italia-Germania 4-3, un match che non voleva finire. Ha vinto D’Artagnan Nole. Più giovane e irruento. Ma la scherma di Aramis Roger è apparsa (ancora) divinamente inimitabile.

Sul libro di bordo, il marinaio ha annotato che a Bologna è arrivato Milos Teodosic, risposta eccellente a Milano che ha messo sotto contratto Sergio Rodriguez. Andare di play è la moda stagionale: a Venezia lascia (questione di schèi?) Haynes, ma è tornato Filloy, uno degli artefici del primo scudetto made in Brugnaro. Mentre Tonut impreca alla legge di Murphy che persino nella stagione dello scudetto (bis made in Brugnaro), complice Meo Sacchetti gli nega la Nazionale, Fontecchio lascia Milano per Bologna e Michele Vitali sembra prossimo ad accasarsi a Sassari.

Si andrà in Cina ai mondiali con tre NBA, con Datome che ha pubblicato il suo libro, consapevoli che sarà dura. Perché gli altri, di NBA ne hanno di più. Ma sarà bello partecipare e provarci.

È un mondo difficile (cantava il menestrello), quello dei canestri. Ti arriva Teodosic ma il prossimo campionato sarà a 17 squadre: come in certi tornei estivi dove all'ultimo, uno degli iscritti diserta. A Torino il tribunale non ha trovato tra i beni della società né la Coppa della Promozione del 2015, né quella più recente, della vittoria in Coppa Italia.

Giorni difficili a Torino: i “no tutto”, hanno convinto (con paroloni e parolacce) il patron del salone dell’auto a traslocare, il prossimo anno, a Milano. Dove Beppe Sala ha deciso per l'aumento del prezzo dei biglietti della Metro, tra consensi e proteste. Quando i prezzi salgono l'orticaria è inevitabile. Nondimeno in Europa, il biglietto del mezzo pubblico, costa mediamente più che a Milano.

Venezia, è un caso a parte. Puoi avere dimora in Laguna. Ma se non hai la residenza, per viaggiare sui vaporetti devi accendere un fido in banca.

Mentre la Ferrari continua a beccare dai tedeschi, mentre Gatlin in pista fila più di Bip Bip, il calcio sta officiando la maratona calciomercatara che si concluderà il 2 settembre.

Due i drammi esistenziali. Si chiama De Ligt o Godot? Chiedetelo sottovoce: Alex Del Piero potrebbe offendersi.

E poi, l’estenuante Icardeide. Dove finirà Maurito consegnato alla colonna infame? A Torino dagli inimici di sempre, profetizzano. Forse l’ultimo giorno di mercato. Forse prima. Forse con gradito scambio e reciproca gradita plusvalenza.

Ma l’hombre si reputa “vertical”. Ha scritto la Repubblica che potrebbe decidere di restare a casa Conte per due stagioni andandosene poi a parametro zero. Voglio proprio vederla.

Mai vista, peraltro, una società fare una conferenza stampa di presentazione ad inviti con domande selezionate per evitare quelle scomode. Quella delle cento pistole, soprattutto: cosa è veramente successo con Icardi?

Intanto il Palermo ha chiuso con il calcio di vertice e il Venezia è stato riammesso in serie B. Tacopina senza andare a Lourdes l’ha sfangata e chissà che la vicenda non gli serva di lezione.

Succede sul pianeta calcio: persino che il Milan, estromesso dall'Europa League, festeggi per essersi visto abbonare dall’Uefa i pasticci finanziari confezionati da quelli che c'erano prima di Elliott. Succede che Inter e Milan, presentino il progetto per un nuovo stadio (accanto al Meazza e con cubatura triplicata rispetto ai piani iniziali per gli edifici adiacenti) e che qualcuno ipotizzi la demolizione dello storico impianto di San Siro. Dovranno dirlo a Roberto Vecchioni: luci spente e ruspe a pieno regime. Dovranno dirlo ad Adriano: mai più in centomila. Nell’InterMilan che verrà, al massimo in 60.000.

Domandina-domandona: non sono straricchi cinesi e americani? E allora come mai lo stadio vogliono costruirlo in società? Milano non è Londra, ma la capacità di edificare due impianti, società che hanno blasone, vinto scudetti, Champion's e intercontinentali, dovrebbero averla. O no?

Succede di tutto: anche che Inter e Milan (Scaroni con qualche ritardo) concedano all’Atalanta di poter giocare la Champion's al Meazza, stante i lavori di ammodernamento dello stadio di Bergamo. Ma che le curve di Inter e Milan risultino solidali nel chiedere che questo non avvenga. Il prefetto di Milano ha ordinato un tir di aspirine. Ne avrà bisogno.

Il marinaio, invece, ha dato l'ordine di aprire i boccaporti. Dentro alle colubrine ci sono palle incatenate. E gli acciarini sono a portata di mano. Sono già 13.670 battute. Immagino vi sarete, a questo punto, rotti i maroni. Ma il 15 di luglio è il mio compleanno: semel in anno, eccetera.

Prometto, comunque, di non farlo più. Duribanchi!

 

 





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