- reset +

Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

Direttore: Gianfranco Colasante  -  @ Scrivi al direttore -  - 
Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
“Il più colto uomo di sport”

GARAGE GROUP SRL - ROMA
ISBN 978-88-90-91661-8
Pag. 500  -  Euro: 20,00




Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)

GARAGE GROUP SRL - ROMA
ISBN 978-88-909166-0-1
Pag. 352  -  Euro: 20,00




Per acquisti ed informazioni:
info@sportolimpico.it
info@garagegroup.it
Fax : 06.233208416
(Spedizione gratuita)

Piste&Pedane / Aperta la caccia ai 5000 di Antibo

PDFPrintE-mail

Martedì 9 Luglio 2019
 
 

Dopo quasi un trentennio, potrebbe essere in discussione il record di Totò Antibo. Anche se allora si trattava della quinta prestazione mondiale, la seconda europea, oggi quel limite pare alla portata di Yeman Crippa che in Coppa Europa ha fatto le prove generali.

Daniele Perboni

Zitto zitto, tomo tomo, cacchio cacchio (tanto per citare un grande della “commedia”, il Principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, più brevemente Totò), il ragazzo gentile, con radici etiopi ma con presente e futuro ben radicati in Trentino, si è portato a casa un altro alloro. Certamente non un titolo mondiale, europeo, e neppure ha infranto un muro. Comunque è pur sempre un “certificato” che fa curriculum, da mettere in bacheca accanto al bronzo europeo di Berlino e ai tanti successi ottenuti su prati di tutta Europa. Che dire d’altro?

Che questa volta Yeman Crippa ha messo le mani sulla Coppa Europa dei 10.000. Vittoria individuale, la sua, e di squadra, grazie ai compagni Lorenzo Dini (sesto) e Saïd El Otmani (decimo). Successo autoritario, cercato e voluto con la consapevolezza che certi ritmi gli sono più che abituali e non deve temere più nessuno. In Europa almeno. Fuori dal Continente è tutt’altra storia. Ma anche a quelle latitudini in una gara ben impostata potrebbe ottenere ottime soddisfazioni. Il tutto senza grandi proclami, lontano dai riflettori, dai titoli sui giornali. Una preparazione quasi monastica la sua, nessuna recriminazione verso chi volgeva lo sguardo in un’unica direzione, ...

È enormemente maturato l’allievo di Massimo Pegoretti. Non è più il ragazzino di poco meno di dieci anni che si alzava a metà mattina e con il fratello Nekagenet, più vecchio di due anni, raggiungeva i turisti che, partiti ore prima, andavano alla ricerca di porcini sulle montagne attorno a casa. Superati in tromba i villeggianti, raggiungevano per primi le fungaie, raccoglievano i frutti migliori per poi rivenderli allegramente sulla via del ritorno.

«Erano abituati a quelle salite mozzafiato – racconta il padre Roberto – Quando erano in Etiopia ogni giorno dovevano coprire dai quattrocento ai cinquecento metri di dislivello per salire alla piantagione di caffè dei genitori. E per un ragazzino di pochi anni era una sfacchinata che, però, lo ha temprato. La fatica non lo spaventa». E serve fatica vera, tanta, per raggiungere determinati traguardi e se quell’obiettivo è fallito subito se ne cerca un altro. Questa è la filosofia di Yeman. Mai guardare indietro. Sempre avanti. Mai rimuginare su quel che è fatto. Sempre cercare altri approdi, magari ancora più ambiziosi.

Ecco le sue parole subito dopo il successo londinese: «I miei due obiettivi erano la vittoria e fare il minimo per Doha. Sono riuscito nel primo intento, purtroppo non con il tempo che volevo. Mi dispiace perché la gara non è stata perfetta come lo scorso anno, le lepri sono “saltate” un po’: quando ho visto 14’02” a metà gara ho capito che non ne avevano. Dal sesto chilometro in poi ci siamo dati il cambio ma non è stato abbastanza. Peccato, ma ci riproverò. Vincere è sempre bello, mi incoraggia ancora di più».

Così, centrata la vittoria in Coppa, ma fallito l’obiettivo di ottenere un “pass” per Doha, eccolo rilanciare, andando a sfidare il trentennale primato italiano dei 5000 di Salvatore Antibo. Non è distante quel 13’05’59 che Totò stampò in una magica serata bolognese (era il 18 luglio 1990). Una cavalcata rabbiosa la sua, solitaria negli ultimi due chilometri. Ecco i passaggi di quel record trentennale: 2’37”04 (1000); 3’53” (1500); 5’13”36 (2000); 6’31” (2500); 7’51”40 (3000). Sarà in grado Crippa di reggere quel ritmo? Non resta che attendere il 20 luglio. Destinazione, ancora una volta, Londra.

 

Cerca