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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Saro' greve / Storia e storie segrete di Gregorio e March (1)

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Lunedì 8 Luglio 2019

 

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Celebrando il genetliaco di uno dei piĂą grandi talenti della nostra atletica, arrivato da noi dal Sud del mondo e tramutatosi in pochi giorni in uno dei maggiori fenomeni mediatici dello sport italiano. In questa prima parte della nostra ricostruzione, la famiglia, le originei e l'ambiente.


Vanni Lòriga

Fra pochi giorni, esattamente il 19 luglio, Marcello Luigi Fiasconaro compirà 70 anni essendo nato in quel giorno del 1949 a Città del Capo. I lettori di questo giornale non ignorano certo che March fu il vero protagonista di quel fenomeno che fu definito come "atletica spettacolo". Non ignorano che stabili i record mondiali degli 800 metri (il 27 giugno 1973 corse all'Arena di Mlano in 1’43”7 che è ancora primato italiano, sia pure in comproprietà) e dei 400 indoor (coperti a Genova, pista in legno, in 46”1). Come non hanno dimenticato che fu argento sul giro di pista agli Europei di Helsinki ’71 (45”49).

Tutto questo è noto e soprattutto verificabile su questo Sito, risalendo magari fino al 27 giugno dello scorso anno. Pertanto mi accingo a raccontare dei Fiasconaro storie meno note e vissute in prima persona. Ho usato il cognome al plurale perchè non parlerò solo di Marcello ma anche di altri membri della famiglia. Sarà un racconto piuttosto lungo che richiederà due puntate, con la conclusiva che verrà pubblicata lunedì 15 luglio.

Fiasconaro o Fiasco-raro?

Comincio proprio da March e dal suo debutto internazionale ad alto livello, cioè proprio nel Campionto Europeo del 1971. Quando giunsi ad Helsinki, il direttore de l'Équipe Robert Parientè mi chiese scherzosamente se si trattasse di un Fiasco-naro o di un Fiasco-raro ... Domanda forse legittima perchè Marcello era praticamente sconosciuto nel resto del mondo.


Il suo nome era stato scovato sulla rivista Der Leichtathletic dall'attentissimo cultore di atletica Luigi Mengoni, marchigiano di origine pescarese, che da poco ci ha lasiato. Ed a onor del vero il primo che ne scrisse sulla Gazzetta fu Roberto Luigi Quercetani che il 23 dicembre 1970 presentò "il figlio del prigioniero". Spiegherò perchè così lo battezzò.

Werner l'ho battuto, e allora?

La mia risposta alla domanda del collega francese non fu evasiva: "Si tratta di un vero campione che però non vincerà il titolo". Ritenevo che non avesse la necessaria esperienza internazionale per sfuggire alle insidie degli avversari.

E gli consegnai copia dell'articolo di presentazione che avevo scritto alcuni giorni prima sul Corriere dello Sport e nel quale indicavo come avversario più pericoloso il giovane e velocissimo David Jenkins. Il quale partì a razzo mentre l'azzurro ebbe qualche problema nell'avvio. Ma si battè al massimo, soprattutto per prevalere su colui che gli era stato indicato come il più pericoloso antagonista, il campione uscente Jan Werner. Alla fine i tre tagliarono quasi contemporaneamente il traguardo: Jenkins 45”45, Fiasconaro 45”49 e Werner 45”56. (nella foto d'apertura). March ci rimase male: "Sapevo che dovevo battere il polacco; l'ho fatto, ed allora?"

 

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Ad ogni modo grande gara e nuovo primato italiano che fu migliorato solo una decina di anni dopo da Mauro Zuliani. E March chiuse i suoi Europei 1971 con una grande frazione nella 4x400.

White, Non white

Ero curioso di sapere in quale ambiente fosse nato come uomo e come atleta. A novembre del 1971 raggiunsi Città del Capo dove si disputava una riunione atletica "multirazziale". Infatti in Sud Africa vigeva una inflessibile apartheid, cioè una nettissima separazione fra i bianchi ed i rappresentanti delle dodici entità di origine africana. Quel meeting di atletica era un segno di apertura ed infatti si videro per la prima volta in pista atleti "non white". Il fatto curioso era che nelle tribune persisteva una netta separazione. Anche i mezzi pubblici erano divisi in "White e Non White" col particolare che sui primi erano ammessi anche i giapponesi, che in genere erano industriosi impresari.

Nel frattempo Nelson Mandela, combattente con il suo ANC per l'abolizione di ogni discriminazione razziale, stava scontando i suoi 27 anni di carcere, ... la soluzione si ebbe soltanto una ventina di anni dopo, ...

Gregorio, pronto e lesto

La seconda scoperta fu quella dei genitori di Marcello, mamma Babel Marie e papà Gregorio. Babel Marie apparteneva alla segnalatissima dinastia belga dei Brabant. Donna riservata ed elegante aveva fatto anche l'indossatrice e durante la guerra l'infermiera volontaria presso l'ospedale di Pietermaritzburg. E lì conobbe Gregorio che era stato ricoverato a guerra finita.

Chi volesse conoscere la sua storia dettagliata visiti il sito della FIDAL e troverĂ  una esemplare biografia firmata dal nostro Cimbricus, impressionantemente informato di tutto. Mi limito a ricordare che Gregorio vuol dire letteralmente "pronto e lesto", nome che contraddistingue persone capaci di "realizzare le cose in cui credono".

Gregorio Fiasconaro, diplomato al Conservatorio di Genova, baritono di valore e figlio del grande soprano Rosaria Calderoni. costituì nel campo prigionieri della appena citata località del Kwaza Zulu, una banda musicale e fu tra gli animatori di alcune storiche iniziative, fra cui la costruzione di un teatro e di una cappella cattolica. Quando fu inaugurata l'accompagnamento musicale dei Fiasconaro-boys commosse gli stessi severissimi ufficiali inglesi.


Gregorio era originario di Castelbuono, centro delle Madonie che vanta la più antica gara podistica d’Europa. Va segnalato che il Castello fu costruito nel 1317 da Francesco I Ventimiglia, conte di Ischia e di Gerace ed originario della Liguria. Sarebbe interessante approfondire i legami fra questa zona della Sicilia ed i Liguri, considerato che la schiatta dei Ventimiglia ancora esiste. Vedremo. Non posso concludere la storia del prigioniero degli inglesi, senza ricordare che il suo aereo fu abbattuto nei cieli dell'Africa Orientale, e che ultimata la prigionia rimase a Città del Capo quale Direttore del locale Teatro dell'Opera. Ma ripeto il consiglio di leggere in merito gli scritti di Giorgio Cimbrico.

Altius et latius arbor

La terza scoperta in quel primo viaggio "Down Under" (laggiù sotto) fu la scuola che Marcello Fiasconaro aveva frequentato dopo le medie. Era la "Rondebosch Boys High School". Mi accompagnò nella visita proprio lui. Si sviluppa su molti ettari e comprende aule di ogni genere, palestre, campi da gioco, pista di atletica, ristorante. Orario di massima, dalle 8 alle 12,00 lezioni con i titolari di cattedra; dalle 12,00 alle 12,30 tempo libero trascorso in genere giocando; 12,30-13,30 pranzo; 13,30-14,00 riposo; 14,00-16,00 svolgimento dei compiti assistiti da tutor che sono anche insegnanti di sport; 16,00-17,30 allenamento nello sport preferito e poi tutti a casa. Con tante altre ore libere trascorse, ovviamente e soprattutto, giocando. Comincio a capire tutto. Ed ultima sorpresa l'inno della Scuola. Ve l'accenno:

Altius et latius
arbor nostra floreat
Semper nobili
Alma mater pariat !

Ritengo che non sia necessaria la traduzione. Ma scoprire che il nostro latino fa scuola in ogni parte del mondo, mi induce a ritenere che a suo tempo eravamo partiti con il piede giusto.

Prima parte / Continua



 

 

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