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Duribanchi / Vi spiego perche', tanto per cominciare

Sabato 6 Luglio 2019

 

gama

Viaggio tra storie, antistorie e varia umanità dell’ultima settimana. Dove a farla da padrone sono ancora i giochi con la palla: attrezzo bizzarro e a misure variabili che ha il difetto di non rimbalzare quasi mai dalla parte giusta.

Andrea Bosco

Sulla tolda di una galeazza veneziana per spiegare un titolo. Che in italiano recita “Duri i banchi”. Ma che in veneziano, si srotola “duribanchi”, tutto attaccato. Per una di quelle anomalie lessicali, frequenti in Laguna. Ai “banchi” erano incatenati i galeotti. E l'invito ad afferrarli era del capovoga quando sul tamburo batteva la cadenza da battaglia. Erano grandi navi costruite all'Arsenale: vele, lunghi remi, galeotti sottocoperta. In coperta “fanti da mar” specialisti nell'abbordaggio. Ho spiegato a GFC i motivi della scelta. Lo spiego anche a voi.

Uno personale, sul quale non mi dilungo. Un secondo, sentimentale. Quando al Palalido si metteva male, “duri i banchi” lo diceva il Principe. Non sempre il messaggio di Cesare Rubini arrivava a tutti i “muli”. Ma se arrivava a Brumatti e a Ferracini la partita, quasi sempre, cambiava.

L'omone assomigliava a Sebastiano Venier, l'ammiraglio che a Lepanto stava, sofferente di gotta, sulla tolda in pantofole. Un pomeriggio nel salotto circondato dalle Spirali e dai Totem di Crippa, glielo dissi. Lui, che conosceva la storia di quel marinaio dal pessimo carattere che la Serenissima avrebbe eletto Doge, sibilò: “Sarìa un complimento?”.

Un ultimo saluto ad Ugo Gregoretti, fertile intellettuale che ha contribuito alla diffusione della cultura in Italia. Non mi avventuro nella sua immensa produzione: aggiornerei la Pagine Bianche. Ma rammento con piacere il suo “Viaggio a Goldonia”, trittico per la RAI.

Ebbe le “sue” per aver portato Goldoni nel tinello della signora Maria. Soprattutto da quelli della sua fazione politica. Cadeva il 1982 ma per certuni era sempre il 1963: vade retro, televisione, oppio (nazional-popolare) dei popoli.

La Covisoc ha bocciato il Palermo. GiĂ  sanzionato per pesanti irregolaritĂ  amministrative, retrocesso in serie C, poi riammesso misteriosamente in serie B con una penalizzazione di 20 punti, infine beccato con le dita in una fidejussione fantasma. Ora il parere (negativo) della Covisoc. Il Venezia ha giĂ  annunciato di aver depositato tutta la documentazione per ottenere la riammissione in serie B.

Cosa resta di questa storia? L'ukase sgradevole del presidente federale Gravina inflessibile nel pretendere che Salernitana e Venezia tornassero in campo a quasi venti giorni dalla fine del torneo cadetto. E una giustizia il cui orologio porta sistematicamente ritardo. Ad essere educati. Tacopina la sfangherĂ  dopo una stagione orrenda nella quale il Venezia, pur con i conti in ordine, aveva meritato la retrocessione.

Ospiti in Quirinale, le ragazze del calcio, dopo aver fatto innamorare ai Mondiali di Francia, l'Italia intera, hanno detto: “non dimenticateci”. E Sara Gama ha fatto un capolavoro, leggendo davanti al presidente Mattarella, l'articolo 3 della Costituzione. Quello che – tra l'altro – non accetta discriminazioni tra uomo e donna. Dateci il professionismo, ha garbatamente ricordato Gama: ce lo siamo guadagnato. Adoro Sara Gama che ha la pelle scura e parla con accentuata cadenza isontina: una italiana della quale essere orgogliosi.

Non commento il flop delle ragazze del basket. L'infortunio di Sottana è stata una jattura. Ma Russia semplicemente più forte. Molte recriminazioni per l'andamento (e la gestione) del girone. Crespi lascia o raddoppia?

A proposito di giovani donne: c'è qualcuno che non si sia innamorato della quindicenne Coco Gauff a Wimbledon? Non rammento niente di simile dai tempi di Monica. Questa ragazzina, sovente, stacca dalla bimane e va di rovescio a una mano. E, incredibilmente, non “gorgheggia” ad ogni colpo.

Avellino basket in crisi economica auto-retrocessa in serie B. Ma la Federazione non cambierĂ  in corsa le regole. Ergo le retrocessioni resteranno due al pari delle promozioni. E si giocherĂ  con 17 squadre. Cosa sosteneva Fantozzi del celebre film sulla corazzata sovietica? Ecco: quella roba lĂ .

Intanto la “rosa” di Avellino sta trovando e ha trovato collocazione. Luigi Brugnaro ha fatto tris con il figliol (prodigo?) Filloy, con Udanoh (il 4 che mancava a De Raffaele) e con la guardia tiratrice, classe 1996 (1.98)   Luca Campogrande.

Niente in confronto al Teodosic che Bologna sta lusingando. Nulla rispetto all'armada che Messina metterĂ  in acqua sul Naviglio Grande.

A proposito: cosa dire dell'idea venuta a qualche genio di sorteggiare il calendario d'andata della serie A di calcio e poi di rifarla (la boiata) a fine dicembre per quello di ritorno? Ti potrebbe capitare di veder uscire, alla roulette, per due volte di fila lo zero: Milan-Inter all'ultima di andata e Inter-Milan alla prima di ritorno. Figata: no?

Fantozziano anche l'incidente capitato a Giampaolo Ormezzano. La cosa fantastica di Giampaolo è che riesce ad essere brillante anche quando espone vicende di “ordinaria tragicità”. Non parlo di Nba, così le rampogne di Giampaolo le becca solo Oscar. Ma il greco che spiega a Soragna come ha perfezionato la “virata” a destra e sinistra (e pure gliela fa vedere) è una chicca.

Dopo aver fatto gli auguri (sono 91, di già?) a Giampiero Boniperti che, con una folgorazione in un titolo su Il Giornale, Alfio Caruso definì “l'uomo chiamato Juventus”, mi chiedo quale protezione sia possibile acquistare in farmacia per scansare la zanzara Icardi.

Che l'Inter non vuole più, che Paratici corteggerebbe e al quale nessuno (chissà mai perché) vuole credere, quando afferma: “da Milano non mi muovo”. Lo sta dicendo da mesi. E non mi pare, Icardi, un tipo da poker.



 

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