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Italian Graffiti / Milano/Cortina, che la festa abbia inizio

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Mercoledì 26 Giugno 2019

 

bach-mi-co

 

Perde il sentimentalismo, ha titolato più d'un blog olimpico. La vittoria a mani basse di Milano/Cortina è il risultato della concretezza che servirà a spingere lo spirito olimpico, o ciò che ne rimane, verso nuovi scenari. Con un CIO sempre più ricco e con città sempre meno convinte.  

 

Gianfranco Colasante

 

Abbiano avuto ragione o meno i bookmaker, la vittoria di Milano/Cortina su Stoccolma/Are è risultata ben più ampia delle più ottimistiche previsioni: 47 a 34 il risultato della busta. E' un dato inoppugnabile. Un successo la cui paternità va data tutta a Giovanni Malagò che, lasciato fuori dalla porta dal sindaco di Roma, ha cercato e trovato sponda nel sindaco di Milano. In epoca non sospetta, quando governatore della Lombardia era ancora Roberto Maroni e l'attuale maggioranza di Governo non l'avrebbe immaginata neppure maga Magò. I passaggi successivi, la difficile trattativa con Torino, l'irrompere di Luca Zaia e di Cortina, sarebbero venuti dopo. Fino a costruire e produrre la vendetta perfetta, su un copione da far impallidire il miglior Hitchcock.


Avuti i Giochi, bisognerà meritarseli cominciando a darsi da fare. Da subito. Anche se il riconoscimento del CIO qualche mal di pancia lo ha creato proprio all'interno del Governo, nella componente M5S, con uno stop-and-go che solleva più di un dubbio sulla vocazione del Movimento alla filosofia del fare. Ma tutto questo appartiene ora al passato. Reso così il dovuto riconoscimento al dinamismo di Malagò, il solo ad aver rischiato la faccia (pensate se fosse stata scelta Stoccolma), e al genio comunicativo di Marco Balich che ha spostato più d'un voto, è indubbio che a bocce ferme sia ora la politica a dover dettare l'agenda.


Come sta a dimostrare il dibattito (?) che s'è aperto attorno al futuro CEO del Comitato che da promotore dovrà farsi al più presto Organizzatore. Assegnato il ruolo di rappresentanza al presidente pro-tempore del CONI (costretto pertanto ad annunciare in anticipo la sua ricandidatura per il dopo Tokyo, scelta che certo non gli sarà spiaciuta), cominciano già a circolare i primi nomi, non tanto numerosi, almeno non quanti s'erano proposti per la poltrona di AD di Sport&Salute. Anche se lo stipendio di cui si legge - 500.000 euro annui moltiplicati per sette - sono un po' più suadenti dei 190.000 che vanno oggi al capo di S&S.


A scegliere quel nome, come è avvio per un organismo per forza di cose di natura territoriale, sarà la politica che quei territori governa. In particolare la Lega che - già rappresentata nel comparto sport da Giancarlo Giorgetti, e questo di per sè è una fortuna, come insegna il passato recente -, si trova a governare l'intero arco alpino. Tanto da poter immaginare anche un recupero del Piemonte, se non proprio di Torino, almeno per alcuni impianti. Vedremo.


In una ottica più generale, ci sono altri aspetti sollevati dalla votazione di lunedì scorso. Al CIO da tempo si sono resi conto che l'individuazione di una sede olimpica - si tratti di estiva o invernale, è del tutto indifferente - si fa sempre più difficile. Per tanti motivi, ma soprattutto per una crescente disaffezione da parte delle cittadinanze. Se ci si ferma ai soli Giochi del 2026, dopo consultazioni o referendum, avevano rinunciato Graz e Innsbruck (Austria), Calgary (Canada), Sion (Svizzera), mentre altre località - come la giapponese Sapporo o la norvegese Lillehammer - avevano preferito posporre la propria candidatura al 2030, assieme ad una località statunitense da individuare. Come si vede, non si tratta proprio delle zone più disagiate del pianeta.


La rarefazione delle candidature è il problema di più difficile soluzione che Thomas Bach ha sul tavolo. Tanto che il CIO - e lo ha fatto nella stessa sessione n. 134 che ha assegnato i Giochi all'Italia - ha approvato una risoluzione messa a punto dall'australiano John Coates che dilata l'agenda 2020 e rovescia i termini del problema: non saranno più (o solo) le singole città a proporsi per organizzare l'evento olimpico, ma sarà il CIO che già interviente con cospicui aiuti - anche se per la maggior parte vanno tradotti in "servizi" e non in denaro contante - a sollecitare, a sostenere, a convincere, a finanziare. Con la possibilità di spalmare la manifestazione su più regioni (il caso di Milano-Cortina) se non addirittura su nazioni limitrofe. Con la non tanto segreta speranza di evitare i mortificanti schiaffoni dei referendum.


Se restiamo ai dati resi noti per Milano/Cortina, si verifica che il contributo del CIO, pari a 925 milioni di dollari, è già superiore a quanto hanno in previsione di spendere assieme Lombardia e Veneto, rappresentando il 72% del totale. Se poi sarà proprio così, lo verificheremo a tempo debito.


Considerato poi che il CIO - che ha appena inaugurato una nuova lussuosissima sede per i suoi 500 impiegati - ha il portafoglio sempre più gonfio, tanto da potersi permettere di distribuire ogni giorno 3,4 milioni di dollari, alla fine sarà inevitabile che i Giochi li assegni, li organizzi e, casomai, li paghi. Non per nulla, poche ore prima della votazione di Losanna, ha annunciato una nuova gigantesca partnership - in vigore fino al 2032 - con la tradizionale Coca Cola e il colosso letteo-caseario China Mengnui Dairy.


Godiamoci intanto Milano/Cortina che, se proprio non saranno "i Giochi invernali più sostenibili e memorabili di sempre" (quello della sostenibilità era il punto qualificante di Stoccolma, ma non ha pagato), potrebbero almeno essere gli ultimi all'insegna di un certo e vecchio spirito olimpico. O almeno ce lo auguriamo.  


   

 


 

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