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Piste&Pedane / La difficile scalata ai piani alti

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Martedì 18 Giugno 2019

 

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A margine della rassegna tricolore per Club (che avrebbe urgenza di un opportuno restyling), alcune considerazioni sulla stagione che stenta a decollare. Solo una rincorsa in vista di futuri balzi?

 

Daniele Perboni

 

Dove eravamo rimasti? Già, alla conclusione, del tutto personale si intende, che il mondo non ci aspetta e che alla prova del nove, dopo il Golden Gala romano, il nostro movimento ne era uscito piuttosto ridimensionato. E il prosieguo della stagione non ha fatto altro che confermare quanto sosteniamo. Naturalmente anche l’atletismo nostrano non è stato o a guardare. Anzi. Infatti, se equipariamo i risultati di questi primi mesi di una lunghissima stagione siamo anche autorizzati a sorridere.

Ma sempre, purtroppo, piuttosto distaccati dai primi posti mondiali. Il che ci porta ad un’altra considerazione: in prospettiva iridata il colpo grosso (leggi medaglie) è riservato ad un paio di atleti. Nomi? Azzardiamo: Tamberi (alto) e Giorgi (marcia). I restanti papabili azzurri si dovranno “accontentare” chi di una semplice apparizione nei turni eliminatori, chi di un approdo alle semifinali.

Pochi, pochissimi, possono ambire ad una partecipazione in finale. Fra questi mettiamoci tranquillamente il giovane Filippo, anche se la recente prova del Bislett di Oslo (10”10) non ha fornito lusinghiere prospettive. E ricordiamo che a differenza del passato ora è più semplice passare lo scoglio delle batterie, per via del regolamento che prevede ben tre semifinali. Almeno per le gare veloci. In sostanza? Mettiamoci il cuore in pace e abbandoniamo sogni irrealizzabili di navigare ai piani alti del medagliere iridato. Se poi il “solito” stellone ci porterà in dote altri podi ... dalle parti nostre in queste occasioni si mormora che “è tutto grasso che cola”.

Come si diceva la nostra “piccola” atletica sembra più che effervescente e ciò lo si nota non solo dagli eccellenti risultati ottenuti da diversi atleti, vedi Davide Re (foto Colombo/Fidal) che con il 45”01 ginevrino ha finalmente avvicinato una barriera che rappresenta l’eccellenza internazionale, o come il bel 13’19”30 di Said El Otmani a Rabat, ma anche dall’aumento di presenze dei “nostri” a diverse manifestazioni di alto livello.

Era, questa, una “piaga” che colpiva come una maledizione i migliori atleti azzurri, sempre costretti a confrontarsi in casa, senza mai valicare i confini, finendo così impallinati nelle poche occasioni di una certa rilevanza. Ora delle due l’una: o il livello tecnico raggiunto non funge più da ostacolo, oppure i vari manager sono diventati così bravi da ... Oppure ... oppure la qualità, almeno in ambito europeo, è scesa, così da spalancare le porte anche a chi non nutre ambizioni di altissimo livello mondiale.

Altro punto caldo che, puntualmente, aumenta di temperatura in occasione dei Campionati di Società: la triste realtà del pubblico che segue, meglio “non segue” l’evento. Non eravamo a Firenze lo scorso fine settimana, dove si è disputata la Finale Oro dei CdS, vinti dall’Athletic Club di Bolzano fra gli uomini e dall’Atletica Brescia 1950 fra le donne.

In altre faccende affaccendati, non abbiamo neppure seguito le gare in tv, ma abbiamo letto che, anche in questa occasione, lo spettacolo sugli spalti è stato più che desolante. È un problema che riscontriamo sin da quando seguiamo questo sport e che mai, o quasi, ha trovato soluzione. Non condividiamo affatto la proposta che, sempre puntualmente affiora, di cancellare l’assegnazione degli scudetti tricolori a squadre, ma qualche correttivo deve essere messo in campo, pena la lenta ma inesorabile scomparsa di questa manifestazione.


Nella rubrica TOP TEN tutti i dati sulla stagione 2019.

 

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