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I sentieri di Cimbricus / Il ragazzo che viene dalle isole

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Domenica 16 Giugno 2019


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Un passato da tuttofare, dotato di un'irruenza a volte selvaggia, il 23.enne Karsten ha lanciato inmpegnative sfide a se stesso, transitate dal titolo mondiale di Londra 2017 e approdate al primato europeo di una delle piĂą nobile distanze dell'atletica.  


Giorgio Cimbrico

Quando Stephane Diagana strappò il record d’Europa a Harald Schmid, Karsten Warholm non era ancora nato. Il 5 luglio 1995, a Losanna, sulla pista della Pontaise, il francese venne a capo di un duro scontro con l’americano, dal cranio rasato e lucido, Derrick Adkins, chiuse in 47”37, avanti di 17 centesimi all’avversario e sotto 11 al limite del baffuto tedesco di Hanau, Assia, 47”48 ad Atene ’82 quando conquistò il terzo dei suoi cinque titoli europei, due nell’individuale, tre nella 4x400. Harald, salito anche sul podio olimpico e mondiale, non era uno che si tirava indietto.

I singolari incroci, i rivoli di sangue, l’influenza dei geni ereditari portano a una digressione: se Abder Samba - secondo uomo dopo Kevin Young a esser sceso sotto i 47” per il Qatar, assestando una definitiva sveglia alla distanza a lungo languente - proviene da una famiglia mauritana, la stessa origine, per parte di padre, vanta Diagana, prossimo, come Fabrizio Mori, a tagliare il traguardo dei 50 anni. Il ricordo del loro ispido testa a testa, ai Mondiali di Siviglia, ne sta per compiere 20 e coincide con l’ultimo titolo vinto in pista da un azzurro.

Warholm, 23 anni a fine febbraio, 1,87x80 secondo piĂą schede segnalatiche, viene da un borgo che nel 2000 ha avuto lo status di cittĂ : Ulsteinvik, 6200 abitanti, è nello Vestlandet, un dedalo di isole e insenature sulla gobba occidentale della Norvegia. Sette anni fa ottenne l’onore di essere scelta come la localitĂ  piĂą attraente in un paese dove la cura dell’ambiente è spinta, con assoluta naturalezza, ai livelli della massima qualitĂ . Non lontana, appena a nordest, è Berkak, che ha dato i natali a Vebjorn Rodal, medaglia d’oro ad Atlanta nel piĂą grande 800 della storia prima che la finale di Londra 2012 prendesse la testa in questa graduatoria di tempi e di emozioni.  E’ allenato da Sven Alnes che portò Geir Moen a 10”06, al titolo europeo dei 200 a Helsinki ’94 e a quello mondiale dei 200 indoor a Barcellona ’95. Uno che ci sa fare.

Di Karsten è noto il passato di tuttofare: campione mondiale giovanile nell’octathlon a 17 anni e secondo nel decathlon agli Europei juniores del 2016. La conversione all’undicesima gara, i 400hs, è del 2016, sesto agli Europei di Amsterdam in 49”82. In tre anni, un progresso superiore ai due secondi e mezzo.

Dotato di un’irruenza a tratti selvaggia, di quella determinazione che i finlandesi chiamano “sisu”, ha lanciato impegnative sfide a se stesso su distanze che lasciano scorie: primo e secondo nei 400hs/400 agli Europei under 23 di due anni fa ma primo e ottavo a Berlino agli Europei 2018: il 44”87 senza ostacoli si era trasformato in una forte iniezione di fiducia. In mezzo, il titolo mondiale di Londra che segna un trapasso da una lunga stagione grigia e a una nuova età dell’oro di una delle gare più nobili dell’intero programma.

Quel 48”35 può far sorridere dopo l’ondata di tempi forniti da Samba, dopo l’acuto di Rai Benjamin (eguagliato Moses in 47”02), dopo il contributo fornito da Warholm che in quattro tappe e con qualche resa di fronte al qatariota, è passato da 47”82 a 47”64. Sul finire dell’inverno, a Glasgow, ha fatto riesumare dagli archivi il nome di Thomas Schonlebe: il 45”05 su pista ridotta ha eguagliato il tempo del DDR, vecchio 31 anni.

Con il 47”33 firmato malgrado una fitta a un polpaccio (”ho fatto finta di non sentirla”), Warholm è il terzo norvegese a regalare l’emozione di un record al pubblico appassionato e competente del Bislett: prima di lui, Audun Boysen, record mondiale dei 1000 nel 1953, e Terje Pedersen, 87.12 (strappando il record a Carlo Lievore) e 91.72 nell’arco di due mesi, nel ’64.

Giovedì, alla Scarpa d’Oro di  Ostrava, mette da parte gli ostacoli e affronta l’elegante e affusolato bahamense Steven Gardiner (43”87) e la novitĂ  americana Kenny Bednarek, 44”82, ma soprattutto 19”49 molto ventoso. Karsten non ha paura di nessuno e sogna la partita a tre con Abder e Rai. A Stanford? Di certo a Doha.

 

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