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Fatti&Misfatti / La colpa e' sempre degli altri

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Sabato 8 Giugno 2019

 

basket-18 2 

 

La finale? Se pensiamo alla Venezia di questa stagione, tante brutte partite, dovremmo dire che sarà una finale mistero perché onestamente facciamo fatica a capire se la linfa nova portata a Sassari dal Poz può essersi esaurita.

Oscar Eleni

Con bastone, una sedia portata da casa, davanti al Duomo di Milano fra palme, dadi e datteri aspettando musica, sicuro di veder ballare qualcuno se passa Bolle. Meglio la città senza campioni verticali, meglio i concerti della ruspa davanti a casa che ci ha tolto alberi, mezzo silenzio, per intossicarci di cemento. Comandano sempre loro, quelli che si mangiano tutto, parlano del futuro e intanto ti regalano l’inferno. Più economico il Duomo con gli scaligeri suonanti delle piscine messicane di acqua dolce nascoste dietro i muri americani, meglio Milano, dove hanno presentato un bel libro su Lollo Bernardi, il mitico numero nove degli immortali e dell’epopea velaschiana a Modena, meglio sedia e bastone delle saune con aculei e cronometraggi balordi dei campi dove si giocheranno la finale scudetto del basket Venezia e Sassari.

Certo avremmo voluto essere a Roma per il Golden Gala, vicino a Mattarella e non tanto per quel cinema sopra le righe che si è ingoiato Tortu, anche se ci è venuto il sospetto che i 200 tanto richiesti gli stiano proprio sulle palle, per la fatica di Tamberi a fare il bravo saltatore e il magnifico animatore. Perché vicino al Presidente? Beh avremmo voluto essere con lui quando ha incontrato Sara Simeoni, Erminio Azzaro e Gabriella Dorio nella tribuna presidiata. Ci avrebbe aiutato a vincere la nostalgia perché queste riunioni diamante, con le loro lepri, spesso scriteriate, ci sembrano davvero tutti artifici che non aiutano a far crescere. Non vorremmo che nella trappola cadesse la Nazionale femminile di calcio impegnata al mondiale. Troppe attenzioni in un colpo solo. Sbarelli e, come dice Guardiola, pensando alle proposte italiane, siamo pur sempre il paese che fischia i battuti, anche se hanno dato tutto.

Prendiamo la semifinale scudetto fra Venezia, che come decimo uomo in panchina ha l’azzurro Biligha e non lo fa giocare, e Cremona che al momento dei cambi doveva cercare in Ruzzier, Gazzotti e Ricci. Tutti bravi, ma fino a ieri considerati di seconda fascia. Almeno prima che la Banda coi tamburi di latta, quella che squittisce ascoltando le parabole di certi imbroglioni, platea sempre plaudente e consapevole che ai peggiori porci si danno le migliori mele, si inventasse il super potere della metallurgia. Beh la falange dei Superboni, quelli che si fanno comprare soldatini e poi li calpestano, dando sempre la colpa al figlio della portinaia, non vedeva l’ora di poter prendere in giro Sacchetti e questa Cremona che per davvero, quando è nata in questa stagione doveva pensare soprattutto a salvarsi.

Poi, per colpa di chi ha peccato di gola, si è presa la Coppa Italia e, addirittura il secondo posto in campionato, reggendo fino a quando ha potuto. Li prendevano in giro perché pensavano soltanto al tiro da tre e non difendevano, ma poi si è visto che qualcosa hanno imparato a fare anche dietro, mentre quando sono mancate le gambe e la testa diceva lasciateci respirare sono arrivate le seratacce di Crawford e le percentuali orribili dalla linea oltre i 6 e 75. Niente. Facce tristi. Il carissimo Vanoli con la testa fra le mani. Disperato. Speriamo sia stato soltanto un attimo e poi, come faceva Luzzara, proprio a Cremona nei tempi in cui il calcio era da serie A, tutti a mangiare bene, cominciando dal salame.

Non si preoccupi Sacchetti. Prenda quello che deve, come tutti gli allenatori nel paese che filma le donne arbitro sotto la doccia, coi padri che incitano i figli a sputare contro chi dovrebbe educarli. Comandano sempre loro, quelli col denaro in tasca, la voglia dell’invidia sulla fronte. Se perdono quelli, si sa, la colpa è sempre degli altri: quella zozza sfortuna, quell’arbitro che forse non ha avuto le stesse divise vestite dai maggiorenti negli anni pari. Grandi verità, infatti a Trento, dopo la squadraccia che hanno dato a Buscaglia, comunque entrato nei play off, gli hanno detto si accomodi lei che ha perso finali scudetto senza giocatori chiave in campo, lei che ha ceduto a Venezia e poi alla milanesissima Milano del lupo Pianigiani.

Arbitri? Non scherziamo, quelli diventano protagonisti negativi quando perde la riccanza senza luccicanza. Una musica sentita tante volte ai tempi delle grandi lombarde, Simmenthal boia, Cantù pretona, Varese ladrona. Poi Roma, il vate e i padri di certi arbitri di oggi. Poi la Virtus e Torquemada Porelli. Poi Treviso. Infine Siena, il rancido secondo Scariolo che con Toronto vive la magia di una finale dove i favoriti di Golden State soffrono senza Durant che però dovrebbe tornare prima che tutto il circo chiuda lasciando spazio alla nazionale di Popovich per la Cina. Non tutti i super, ma qualcosa in più dell’italietta del Sacchetti che riceverà dalla spectre dei sussurratori del pettegolezzo gli stessi servizi che hanno riservato al Messina ormai indebolito dalla vita texana: certo che fu tragico l’epilogo del preolimpico a Torino, ma non meno imbarazzante delle nazionali precedenti, ma dimenticavamo che Sacchetti e Messina non mangiano il galletto con le dita, magari hanno altri gusti, si spera non orribili come Gamba e Trump che pretendono la Coca Cola anche nei pranzi con le regine. Insomma non strizzano l’occhio prima della battaglia affrontata a petto in fuori, senza aver mai letto quello che scrivono su di lui, a parte le cronache di Narnia dei corazzieri che presidiano le porte di servizio e, ogni tanto, vengono ammessi alle cucine dove Federer fa bollire spaghetti integrali.

Lasciamo perdere l’estate che, per Azzurra Fremebonda e senza pivot, si inizierà in Trentino dove alzano comunque i calici sapendo che Buscaglia è andato a Reggio Emilia. Il mercato non prevede variazioni a Milano. Meglio per chi ha deciso e per Pianigiani dal record non più immacolato sul campo, fuori ci aveva pensato la giustizia maiala ed ipocrita quella che aveva tolto a Siena i successi nelle stagioni dove il nero non era sempre e soltanto fra la verbena. Ora può ripartire, con assistenti nuovi, si spera pure con un regista che faccia davvero le sue veci in campo insieme a Micov. Nell’Europa che conta ci rappresenta Milano che dal penultimo posto di due anni fa è già salita al 12°, un piazzamento falso, ma qui dovrebbero prendersela con la matematica e , magari, con cetre sconfitte in casa come con i tedeschi o l’ultima delle spagnole, dimenticando sempre i due punti lucrati nelle crisi altrui o nei bei finali al Forum sulla sirena direbbe Ataman maledicendo il suo ex sciatore.

Cara gente, abbiamo una finale bagnata da mari nobili, viva Sassari, viva Venezia. Hanno campi orribili, ma la Dinamo con i suoi 5000 e oltre ha avuto anche più di 1 milione all’incasso, il doppio del povero Brugnaro che al Taliercio si è visto portare alle casse soltanto 518 mila euro, meno di Pesaro, poco più di Cremona (404.300). A noi, però, non interessa l’ovvio: abbiamo campi scandalosi, come ci ha fatto sapere Nando Gentile, che torna a fare l’allenatore nella sua Caserta dopo anni spesi a fare lo spettatore e il consigliori di figli dotati, dopo aver seguito Ale in Spagna, sapendo come si è sviluppata la Grecia dove ha pure vinto. Però abbiamo due società che meritano rispetto e un premio in comune: loro lavorano per il basket nazionale. Sardara con la Dinamo alla seconda finale, ma, soprattutto con la geniale trovata di dare alla Torino fallita una serie A2 mandandogli l’accademia.

Il Brugaro che, da quando è sindaco di Venezia invasa dalle navi troppo grandi, si è affidato ancora di più al Casarin geniale pilota di anni sempre più belli ed interessanti, sfruttando bene uno che era anche fosforo sul campo, ah l’invidia di quelli che se mettono i soldi o, peggio, se gli danno tanti soldi da amministrare, non vogliono intorno vecchi leoni, accorgendosi sempre troppo tardi che parlare ad un giocatore, anche se bestia, non è come parlare ad un povero dipendente d’azienda prigioniero dell’utero del grande manager. Questi di Venezia, prigionieri nel polentone di Mestre, disperati perché al sindaco non lasciano costruire il palazzo sulle sue terre, beh sui conflitti non siamo in grado di rispondere, questa grande e vecchia Reyer è l’unica con una squadra femminile in serie A, è una delle poche che cura davvero il vivaio, il numero dei tesserati, ragazzi e ragazze, non ha paragone, anche se poi alle altre di serie A frega poco. Loro hanno altro a cui pensare e infatti nella nazionale under 21 di Capobianco, telchì il dopo Tanievic, la serie A fornisce 4 giocatori, 3 di Reggio Emilia, il Pajola della Virtus, più una riserva di Trieste, i giocatori li andiamo a prendere nelle feste estive, nei camp dove gli agenti sguazzano, da noi solo squadrette tanto per rispettare le regole. Lasciare tracce? Coinvolgere il territorio? Balle. Vero.

Come vediamo questa finale su 7 partite, tutte rigorosamente in notturna? Se pensiamo alla Venezia di questa stagione, zero tituli, tante brutte partite, dovremmo dire che sarà una finale mistero perché onestamente facciamo fatica a capire se la linfa nova portata a Sassari dal Poz pensiero può essersi esaurita contro i Golia di Milano come è accaduto a Cremona contro Trieste. Se non fosse così attenti a questi squali dell’isola anche se bisogna riconoscere a De Raffaele che contro i suoi vagotonici fanno tutti una gran fatica a segnare soprattutto da 3.

Si comincia nel giorno di Pentecoste, un lunedì festoso non soltanto per i barbieri. Si prega e si pensa all’ascensione dello spirito santo sulla Madonna e gli apostoli a cenacolo. Dicono che quest’anno, a parte la Juventus, non è stagione per veder vincere i favoriti. Allora fate voi, tu Poz, tu De Raffaele, per noi andrebbe bene un 4 a 3. Per chi? Per quelli che hanno dormito, mangiato e si sono allenati meglio in questa rumba che schianterebbe chiunque, meno i programmatori e la Lega che se ne strafottono. Come dicevano in Quattro Matrimoni ed un funerale, la parola allo spiritoso santo, lui deciderà il titulo.

Voti per la CREMONA uscita di scena: alla stagione 9. Capolavoro in coppa e secondo posto in campionato partendo da una squadra rifatta, mistero alla nascita e davvero nata per salvarsi. Dare del piangina a chi si è guadagnato il pane con tanta fatica è davvero squallido. Ma conoscendo certa gente …

CRAWFORD è da 7 per un finale misero. Travis DIENER 7,5 per come ha diretto la barca a 37 anni, certo giocare ogni 48 ore era una condanna. Al signor VANOLI che ha rinnovato con Sacchetti 8. Un voto in meno per quei gesti di disperazione che certo non aiutavano la truppa in gara cinque. Ci ha sorpreso il matematico RICCI (7), pensavamo che RUZZIER (6) avesse più del cuore con cui si batte sempre. Il migliore vero?   SOUNDERS. Per MATHIANG nilota sudanese tanti complimenti, diciamo 7,5, ma deve passare l’estate ad imparare, per adesso è solo bello da vedere, poco efficace in difesa e fumoso in attacco sotto il ferro. Sopra è bellissimo.

 

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