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Piste&Pedane / Stagione lunga, c'e' tempo per rifarsi

Venerdì 7 Giugno 2019


gg-19 2


La tappa romana della DL ha emesso i suoi verdetti, non tutti in linea con le attese, forse eccessive. Ma se T+T sono da rivedere, ci si può compiacere per la conferma di Crippa e guardare avanti.

Daniele Perboni

Scontro frontale. Con un TIR. Carico di incudini. Non è dato sapere il numero dei caduti ... Sicuramente si dovranno rivedere i sogni pindarici che avevano affollato la mente di molti. Troppi. Questo raccontano le cronache all’indomani della tappa italiana della Golden League. Quel Memorial Pietro Mennea a cui il movimento si era aggrappato come ci si può appigliare ad un qualcosa che pensi ti possa far uscire da una crisi infinita. Certo, le premesse c’erano tutte ed anche i “risultati” lasciavano intendere che, forse, probabilmente, si era sulla strada giusta. E non è detto che quella imboccata sia la via sbagliata. Ma la rinascita sta alla fine di quella autostrada su cui viaggiano, sempre più numerosi e veloci, i tir che possono fare male, molto male.

Una sorta di isteria collettiva ha contagiato tutti e tutto. Anche vecchi cronisti che calcano piste e pedane da decenni si sono lasciati tramortire dall’affascinante risultato ottenuto dal “bimbo con le ali” (ricordate il 9”99 di Madrid 2018 e il più recente 9”97 reatino?). Parevano innamorati dagli occhi lucidi quando affrontavano l’argomento Filippo. Salvo poi risvegliarsi bruscamente e scoprire che sì, il ragazzo viaggia veloce, composto, sicuro, lancia segnali incoraggianti, ha messo in un angolo un “tipo” come Pietro Mennea ma, ... Il mondo si sposta sempre più velocemente. Basta così. Non gioiamo, siatene certi, per la battuta d’arresto. Qualche volta le batoste sono benefiche, fanno crescere. E Filippo crescerà. La speranza è che la si smetta di celebrarlo ad ogni suo respiro. O almeno, ci si limiti a lodarlo quando raggiungerà i traguardi per cui madre natura lo ha dotato.

Titoli e pagine per acclamare le due pietre miliari dell’atletica azzurra, Tortu e Gimbo Tamberi. Poche righe per ricordare che in pista scendeva anche un altro gioiellino che da un paio d’anni a questa parte non ha mai sbagliato un colpo: Yeman Crippa. Dopo i fasti del bronzo europeo di Berlino 2018, l’allievo di Massimo Pegoretti si è messo al lavoro. Testa bassa, concentrazione, chilometri di allenamenti, fatica tanta, anche a casa dei corridori degli altipiani. Per imparare e toccare con mano cosa li rende quasi imbattibili. Qualche cross, poche gare su strada e ancora a macinare chilometri. È tornato e in silenzio, quasi fra l’indifferenza generale, ha strapazzato il proprio record personale nei 5.000, portandolo a 13’09”52, collocandosi immediatamente alle spalle degli altri due “mostri sacri” del mezzofondo Italiano: Salvatore Antibo e Francesco Panetta. E, giura il ragazzo, «Questo non sarà il mio miglior crono dell’anno».

Scontro frontale si diceva poco sopra. Proprio così, perché alla prova del nove, a contatto con l’atletica che conta, il nostro movimento, a parte i corridori di lunga lena (ricordiamo anche i personali nei 3000 siepi di Osama Zoghlami, 8’20”88, e Yohanes Chiappinelli, 8’24”26) ne è uscito letteralmente ridimensionato. Stagione lunga, si dice, c’è tempo per risorgere, ma il mondo non ci aspetta.

Nella sezione TOP TEN la stagione italiana dopo il Golden Gala.


 

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