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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Saro' greve / La tartaruga andina ha vinto il Giro

Lunedì 3 Giugno 2019

 

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Così avrebbero titolato i giornalisti dei tempi andati, quando potevano anche contare su osservatori del calibro dell’umorista Achille Campanile e del suo teatro dell’assurdo.

Vanni Lòriga


Come i più attenti lettori di questo nostro Sito Olimpico ben ricorderanno poco tempo fa segnalai che la nostra famiglia è da sempre legata al ciclismo ed in particolare al Giro d'Italia. Se mio nonno Giovanni Maria fu il primo in Gallura a munirsi di una bicicletta Atala proprio nel 1909, anche la mia anzianità di servizio è rilevante. Ricordo le prime notizie dell'EIAR (Ente italiano audizioni radiofoniche) risalenti al 1932 e, soprattutto, le cronache di Achille Campanile che proprio in quell'anno segui il Giro per la Gazzetta del Popolo di Torino. Si trattava di racconti affidati a Battista, un finto maggiordomo al seguito della corsa e mio padre, anche lui patito della bici, ce ne leggeva divertito brani esilaranti.

Solo una volta assunse un tono severo e risentito: fu quando il grande Campanile comunicò che “il sardo Domenco Uccheddu era stato squalificato perchè sorpreso a spingere in salita un pesante autocarro ...”. Noi isolani un certo tipo di umorismo non riusciamo ad afferrarlo ...

Da Sergio Zavoli al calcio-processo 


Ho seguito da allora praticamente tutti i Giri d'Italia, anche con i filmati della Settimana INCOM e poi in TV, dal “Giro a segno” di Tognazzi e Vianello e, dal 1957, le quaranta dirette di Adriano De Zan. E poi il Processo alla Tappa, con il grandissimo Sergio Zavoli che dalle ore 17,00 del 20 maggio 1962 ci tenne compagnia per oltre sette anni. Anche questa volta ho seguito il Processo e lo valuto positivo, con l’equilibrato Marco Franzelli ed il tecnicamente insuperabile Davide Cassani. Ignoravo però che questo Giro televisivo si sarebbe tramutato in un severissimo ed implacabile “Processo al calcio”.

Soprattutto nelle prime tappe per ore ed ore si è paragonata la bellezza del ciclismo alla nefandezza del football, gioco che insegnerebbe solo la simulazione. Sicuramente un certo Antonio Gramsci si sarà rivoltato nella tomba, lui che sulle colonne de l'Avanti esalto i valori socializzanti del gioco di squadra. Sono rimasto deluso: si può dire che la musica classica è la migliore senza che sia doveroso affermare che quella rock è perniciosa. O viceversa.

Un vero trattato di urologia surreale

Altro argomento che ha tenuto banco per giorni e giorni era relativo a quella che dai dizionari è definita come minzione, cioè quel processo fisiologico che porta all’espulsione delle urine. Sono stati usati tutti i sinonimi: bisogno, bisognino, pipì, ... non si parlava solo dei ciclisti ma il dotto discorso urologico coinvolgeva anche i direttori sportivi colpevoli di avere orinato corsa durante. Ci sono tornati anche nella giornata finale, definendo quella minzione surreale ... e ci vogliono scrivere un libro, ... più surreale di così ...

Per fortuna sono state fornite anche notizie interessanti. Per esempio abbiamo appreso che il ricorso all’aiuto degli psicologi nello sport è merito di Arrigo Sacchi. E noi che pensavamo che se ne parlasse dalla fine dell’Ottocento, ... e lo avrà imparato anche il professor Ferruccio Antonelli che si dedicava alla materia almeno 30 anni prima del citato Arrigo.

È stato anche scientificamente spiegato perchè i velocisti vanno piano in salita. Il motivo è che essendo muscolosi sono troppo pesanti, ...

Passando dalla scienza alla fantasia creativa della linguistica abbiamo assistito ad un battesimo in diretta: il vincitore del Giro, l’inatteso ecuadoriano Richard Antonio Carapaz d'ora in poi potrà fregiarsi dell’appellativo di condor.

E questo mi costringe a ritornare all' indimenticabile Achille Campanile. Assolutamente contrario all’enfasi della stampa sportiva (di allora, ...) contrappose i suoi eroi alle varie “locomotiva umane” (Learco Guerra), ai “signori delle montagne” (Alfredo Binda), ai “leoni delle Fiandre” (Jef Demuysèere). Per cui esaltò le imprese della squadra immaginaria dei “Sempre in coda” formata dagli Isolati “puma di Cercola” e “giaguaro di Barra”.

Non posso concludere senza ricordare che il citato Carapaz ha vinto il Giro precedendo il valoroso e indomabile Vincenzo Nibali. Potrei allargarmi e segnalare che il cognome della recente Maglia Rosa indica la corazza dei cheloni e pertanto definirlo la “Tartaruga della Cordigliera andina”. Non lo faccio per restare nell'ambito delle opere del citatissimo Achille, mi attengo al suo “Giovinotti, non esageriamo!” Ed il consiglio vale per tutti.

PS - Grazie a Edoardo Camurri. Ma perchè lo collocano ai lati: non merita la tribuna d’onore e non lo meritiamo un po’ anche noi?

 

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