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Piste&Pedane / Quel che bolle nel crogiolo ...

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Mercoledì 22 Maggio 2019

 

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“La Torre è un eccellente tecnico, lungimirante programmatore, ottimo motivatore che sa scavare nell’animo degli atleti scoprendo in loro qualità nascoste o, semplicemente, è un uomo fortunato?”

Daniele Perboni

Non si è ancora spento l’eco dei successi ottenuti a Yokohama ed ecco che altri ottimi risultati fanno capolino dalla Repubblica baltica di Lituania. Alytus è il luogo deputato ad essere ricordato, se non a imperitura memoria (meglio non scomodare i classici), almeno nelle cronache di questo scintillante inizio 2019. A salire alla ribalta è, ancora una volta, la cenerentola delle specialità di fatica e di gran fondo: la marcia, o meglio la European Rancing Walking Cup. Più prosaicamente Coppa Europa di marcia. In primis una ragazza, milanese di nascita ma sportivamente cresciuta nell’Atletica Lecco: Eleonora Giorgi. All’esordio sulla 50 km ha letteralmente dominato il lotto delle avversarie, chiudendo la sua fatica dopo 4 ore, 5 minuti, 56 secondi. Il che vuol anche dire nuovo record continentale. (foto Fidal/Fidal).

Laureata in economia alla Bocconi la ragazza – se ancora si può chiamare “ragazza” una donna di 28 anni (29 il prossimo settembre) –, abbonata ai giochi delle squalifiche che ancora avvelenano il mondo del tacco e punta, e martoriata da infortuni a iosa, è stata letteralmente spinta dal “solito” Antonio La Torre a cimentarsi sulla lunghissima distanza, dopo una vita atletica passata a confrontarsi nella più breve 20 km, dove vanta un personale di 1h26’17” (17 maggio 2015).

Ricordiamo benissimo quando, pochi giorni prima del Natale 2018, in un incontro organizzato a Milano da “Officina Atletica”, il fresco Direttore Tecnico candidamente confessò che «Ho parlato con Eleonora (Giorgi), dicendogli che sarebbe potuta rimanere nel gruppo élite solo se avesse fatto una scelta drastica, cioè passare alla 50 km». Visi scettici, compreso il nostro, accolsero la novella. Non era un’opzione facile. Anzi, pareva più un salto nel buio. La “ragazza” fece buon viso a cattivo gioco e si buttò a capofitto nella nuova avventura.

Avvantaggiata, anche, dal fatto che il suo tecnico, Gianni Perricelli, non è un neofita e conosce a menadito quella massacrante prova, allievo, a sua volta, di Pietro Pastorini, un uomo che di questa specialità ne ha fatto una ragione di vita. Ma come avrebbe reagito la Giorgi, anche psicologicamente, ai lunghi allenamenti? Dopo il successo lituano è facile affermare che, sì, hanno avuto ragione tutti: La Torre, Giorgi, Perricelli. Ma ricordiamo ancora gli accorati messaggi lanciati su Facebook alla ricerca di compagni d’allenamento quando doveva cimentarsi nelle prove lunghe o lunghissime.

«Il cambiamento non le ha fatto paura – confessa Perricelli –. Ha accettato la sfida con convinzione. Si è galvanizzata. Piuttosto ero io quello titubante. Conosco la distanza e lei veniva da tre anni in cui non aveva raccolto nulla fra squalifiche e infortuni. Abbiamo ricominciato da capo. La 20 è più istintiva, puoi permetterti di “inventare”. La 50 no. Devi saperla affrontare con ragionevolezza. Il rischio è che ad un certo punto ti trovi davanti un muro invalicabile».

Ora l’attendono i Mondiali di Doha e, ironicamente, nessuna medaglia olimpica. Questa specialità, infatti, dovrebbe venire cancellata dal programma di Tokyo 2020. 

Analizziamo brevemente la gara con Gianni. «Pur non avendo esperienza in merito ha marciato con autorevolezza, e per circa quaranta chilometri è stata da sola al comando. Certo, nella parte finale la spagnola Takàcs si è fatta sotto (seconda con 4h05’46, record nazionale) ma le avevo consigliato prudenza dato che la temperatura stava salendo notevolmente. Per questo credo valga molto meno del tempo ottenuto. Tra l’altro ha chiuso senza nessuna ammonizione. Anzi, ha ricevuto i complimenti dal capo della giuria».

Ricordiamo che questa di Alytus, per Eleonora Anna Giorgi, era la quinta gara da inizio anno e tutte le ha finite sul primo gradino del podio. Ora l’attende un periodo di riposo poi «a giugno ci trasferiremo a Vipiteno – conferma Perricelli – e penso proprio che non faremo più gare. Forse la dieci dei Campionati italiani. Sono in calendario a Bressanone a fine luglio e visto che siamo da quelle parti ...».

Ecco le parole della Giorgi dopo il traguardo: «Ci tenevo veramente tanto a questa vittoria perché mi sono preparata bene e non vedevo l’ora di cantare l’inno italiano. È un primo posto che significa molto: sempre più donne si stanno cimentando in questa disciplina, oggi eravamo in trenta e spero che IAAF e CIO cambino idea e la possano inserire alle Olimpiadi di Tokyo. Il successo lo dedico a lui, perché mi è stato vicino in questi anni, nelle vittorie e nelle sconfitte. Ecco, appunto: se oggi ho vinto è perché sono passata attraverso tante sconfitte». Chapeau!

Il futuro azzurro della tanto bistrattata marcia è assicurato dal giovane Riccardo Orsoni, 19.enne cremonese allenato da Alessandro Gandellini (un altro che ha avuto ottimi maestri e di casa sta in una delle ex capitali del tacco e punta italiano: Sesto San Giovanni), che, un poco a sorpresa si è aggiudicato la 10 km U-20, trascinando i compagni al successo a squadre. In totale la trasferta baltica ha fruttato il primo posto nel medagliere complessivo con due ori individuali (Giorgi e Orsoni), un argento (20 km donne) e un bronzo (50 km donne) a squadre.

Nere nubi, purtroppo, sulle due punte che rispondono al nome di Antonella Palmisano (ritirata nel 20, benzina finita a pochi chilometri dalla fine) e Massimo Stano (opaco settimo, quando ci si attendeva una prova super), distanziato di oltre un minuto dallo svedese Karlström (1h19’54”). Lucida e realistica, come sempre, l’analisi di La Torre. «Senza far passare in secondo piano l’eccellente prova di squadra di Dominici, Trapletti e Colombi con lo splendido argento per team, non dobbiamo nasconderci che alcune cose non sono andate. Tutto questo ci impone una riflessione seria e ponderata. Lo faremo con un allenatore bravo, preparato, capace e che non lascia nulla al caso come Patrick Parcesepe».

Alla fine lasciateci fare una considerazione: La Torre è un eccellente tecnico, lungimirante programmatore, ottimo motivatore che sa scavare nell’animo degli atleti scoprendo in loro qualità nascoste o, semplicemente, è un uomo fortunato? Sì, perché per chiudere due manifestazioni nell’arco di dieci giorni portando a casa più che ottimi risultati, un ciccinin di “culo” ci vuole anche. Modestamente propendiamo per entrambe le ipotesi. L’Antonio lo vediamo un po’ come un crogiolo, dove si fondono e amalgamano tutte le componenti che occorrono per forgiare il manufatto se non perfetto almeno che sia confacente all’uso per cui è stato pensato.


L'aggiornamento della stagione nella rubrica TOP TEN.

 

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