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Saro' greve / Passato e prospettive della velocita' nostrana

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Lunedì 20 Maggio 2019

 

berruti-boniperti 


Corsi e ricorsi attorno all’ottantesimo genetliaco di Livio Berruti, nel ricordo della sua grande impresa, ma anche con un fiducioso sguardo rivolto al futuro prossimo venturo.

Vanni LĂłriga

Come annunciato il vostro inviato ha assistito, nella sede della Fondazione ISEF Piemonte, in Piazza Bernini a Torino, ai festeggiamenti dedicati all'ottantesimo genetliaco di Livio Berruti. E per raccontare sensazioni, commozioni e soprattutto ricordi, lo scrivente userà la prima persona. Anche perchè cosi mi tornerà più facile spiegare come, a cavallo fra la tarda serata della domenica e le prime ore di lunedì, ho rivissuto la storia degli uomini veloci di ieri e di oggi e mi sono proiettato nel futuro.

Convivio piemontese a metĂ  degli anno Sessanta: un giovane Livio Berruti sfoglia assieme a Gianpiero Boniperti un volume della straordinaria opera di Stefano Jacomuzzi.

Ebbi modo di assistere per la prima volta ad una vera gara di sprint proprio a Torino, una ottantina di anni fa. Allo Stadio Mussolini si disputava l'incontro atletico Italia-Germania. Era il giorno 14 settembre 1940 e tutti noi Balilla eravamo stati militarmente inquadrati per portare sostegno agli azzurri. Fu una delle poche “adunate” che si rivelò piacevole. Rimasi subito affascinato dalla corsa dei 100 metri in cui un giovane milanese arrivò a spalla (10”7 per entrambi) del medico tedesco Harald Mellerowicz, che sarebbe stato in seguito braccio destro del cardiologo Herbert Reindel, l'inventore della metodica di allenamento nota come “Das intervall training”.

Il nome dell’azzurro era quello di Carlo Monti, appena ventenne che per un decennio fu protagonista della velocità italiana ed anche svizzera. In quel giorno di metà settembre ebbi l'agnizione della bellezza della velocità che in Italia ebbe illustri interpreti. Pochi anni dopo venne alla ribalta un mio compatriota, il multiforme Tonino Siddi; ma della Sardegna parlerò meglio più avanti.

Sempre a Torino, esattamente nel maggio del 1956, ebbi la ventura di assistere ai campionati studenteschi del Cavour, il liceo classico che avevo anch'io frequentato. Il vincitore della corsa sui 100 metri fu tale Livio Berruti, 17 anni. Mi fece una buona impressione ma, debbo confessare, non eccezionale. Mi avrebbe smentito clamorosamente negli anni successivi, soprattutto con l'oro olimpico di Roma 1960 reso ancor più straordinario da due primati mondiali eguagliati nel giro di un’ora.

Con lui cominciava l'era moderna dello sprint italiano in seguito esaltata dal ventennio di Pietro Paolo Mennea e della Scuola di Carlo Vittori. Tutto questo è stato rievocato in un festoso cenacolo onorato da oltre cinquecento invitati, molti dei quali hanno testimoniato storiche vicende del passato recente.

E per una proiezione nel futuro non poteva certo mancare l'uomo piĂą atteso, quel Filippo Tortu che da Livio Berruti ha ricevuto un impegnativo testimone. E con lui ho fatto un ulteriore salto nel passato quando, proprio nella nostra Sardegna, esattamente nella Diocesi di Tempio-Ampurias, il nonno Giacomo, mio coetaneo, era il miglior velocista della plaga.

Discorsi, commozione, speranze alla vigilia di grandi impegni mondiali. E questa notte di passione atletica è stata esaltata dalla Mole Antonelliana, illuminata a giorno. A Livio ed alla sua dolce Silvia gli auguri di tutti a cui aggiungo quelli che si usano in Sardegna: “A kentu ed unu annos ...”, perché fermarsi al secolo sarebbe segno di avarizia!

 

 

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