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Piste&Pedane / Dal Giappone come meglio non si poteva

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Mercoledì 15 Maggio 2019

 

yokohama14

 

Antipasto dolce della stagione mondiale: le staffette azzurre a Yokohama hanno fatto il pieno - 5 su 5 hanno staccato il biglietto per Doha - all'insegna del vero mantra di La Torre: "Il lavoro paga". Sempre. Godiamoci il momento.

 

Daniele Perboni

 

Di ritorno dal tour che ha toccato Israele e Giordania ci rituffiamo nel tran tran quotidiano con le buone notizie che giungono dall’Estremo Oriente. Le World Relays giapponesi hanno messo in evidenza la momentanea efficacia internazionale del nostro movimento. Almeno per quanto riguarda le staffette. E il traguardo dei “cinque centri su cinque” non era affatto scontato. Proprio come ha sottolineato, con il suo consueto pragmatismo, il Direttore Tecnico Antonio La Torre. Ciliegina sulla torta il bronzo della staffetta del miglio donne (Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Giancarla Trevisan e Raphaela Lukudo) con il decimo crono all-time italiano (3’27”74), alle spalle della Polonia (3’27”49) e degli Stati Uniti (3’27”65). (Foto Colombo/Fidal). E che dire del secondo crono (38”29), sempre all-time, della 4x100 targata Fausto Desalu, Marcell Jacobs, Davide Manenti e Filippo Tortu?

Accidenti, pare proprio che l’Italietta atletica sia uscita dalla palude della mediocrità per entrare a pieno titolo nell’Olimpo dei grandi. Godiamoci questo momento, in attesa di futuri allori e ulteriori miglioramenti. Che tutti ci auguriamo siano più che copiosi. Fra meno di un mese diversi big azzurri saranno chiamati a riconfermarsi sulla pista dell’Olimpico romano (Golden Gala, giovedì 6 giugno), mentre altri dovranno confrontarsi (vedi Tamberi) con alcuni fra i migliori specialisti mondiali. Ecco, in quell’occasione si potrà iniziare a tirare le somme (quelle vere) e misurare l’effettiva salute del movimento.

Sarà vera gloria quella inaspettatamente, ma pure meritatamente, conquistata a Yokohama? Un dato è certo: per raggiungere determinati traguardi occorre programmazione, seria, coscienziosa. I risultati di questo fine settimana non hanno fatto altro che confermare quanto La Torre sostiene da tempo immemore e che ha ripetuto, come un mantra, da quando ricopre la massima carica tecnica federale: non lasciare nulla al caso. Progettare, pianificare, organizzare, non devono essere parole vuote, ma punti fermi a cui aggrapparsi e difenderli ferocemente. «Il lavoro paga» ha ripetuto più e più volte e quanto visto non ha fatto altro che confermare la teoria “latorriana”. Il gruppo c’è, è vivo, è coeso, compatto, affiatato. Ha funzionato alla perfezione. Segno di un lavoro ben fatto e condiviso da atleti e tecnici. Non accadeva da tempo immemore. Forse qualcosa sta cambiando nelle varie tribù sparse nello stivale?

Un invito: non montiamoci la testa. Sorseggiamo con calma il dolce calice delle staffette. Ci attende una lunga stagione agonistica che culminerà ai primi di ottobre con i Mondiali di Doha e tutto può ancora accadere. La maggior parte dei “mostri sacri” non ha ancora inserito il turbo e molti stanno lavorando sotto tono, proprio per quanto specificato poc’anzi.

 

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