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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Italian Graffiti / Giochi 2026: e se ce ne facessimo una ragione?

Mercoledì 8 Maggio 2019

 

ocse-19

 

Inattese congiunture stanno squassando dalle fondamenta l'assetto economico e politico del Paese, atteso tra qualche settimana alle elezioni europee che potrebbero fungere da detonatore per la stabilità del Governo. In questo scenario l'accoppiata Milano-Cortina si prepara a sostenere l'esame di Losanna. Come finirà?

 

Gianfranco Colasante

 

Fatemi capire. Leggo oggi sul Corriere della Sera che - dopo la presentazione alle federazioni internazionali del dossier Milano-Cortina per i Giochi Invernali 2026 - l'altra candidata, Stoccolma-Are, dovrebbe "dormire preoccupata". Ne prendo atto, ma malgrado l'autorevolezza della fonte, mi permetto di dubitare. Per tanti motivi, ma soprattutto per quanto lo stesso Corriere, non più di un mese fa, aveva sintetizzato in una tabella che elaborando dati Ocse mostrava la distanza siderale che in soldoni esiste tra l'Italia e la Svezia, il solo parametro che la gente avverte sulla propria pelle. Altro che sogni o annunci di guadagni folli e promesse di migliaia e migliaia di posti di lavoro. Nel loro piccolo, qualche dubbio se lo sono fatto venire anche gli albergatori del Veneto che non intendono mollare i loro posti-letto. Questo è per ora il quadro.


Ma che un gruppo di spensierati signori - in un intreccio collaudato tra politica e, diciamo così, sport - abbiano altre visioni, lo si può anche capire. Ognuno gioca la partita che più gli fa comodo vincere. Il problena è se poi la perdi. A leggere i giornali che si occupano di questa candidatura, e non sono molti, specchio di un'opinione pubblica del tutto assente, parrebbe infatti che i parametri economici siano capovolti. Sono adesso quei poveracci degli svedesi a doversi pentire di essersi messi contro la corazzata Italia, che alla testa delle sue truppe scelte schiera addirittura i governatori di lotta e di governo di Lombardia e Veneto. Gli stessi che sbandierano lo stendardo dell'autonomia leghista.


Ma allora, si tratta di una candidatura politica? Qualche sospetto rimane. Non fosse altro perchè per giocare bisognerà trovare i soldi, pardon, le risorse. E quelle possono arrivare solo dalla politica. La quale, alle luce degli ultimi accadimenti, non pare sentirsi tanto bene. Specie dopo che sulla casa madre lombarda s'è abbattuto un nuovo ciclone tangentopoli, un'altra smazzata di arresti  (43) e di indagati (una novantina) comminati dalla Procura. Tra i malcapitati anche il governatore Attilio Fontana, proprio lui, raggiunto dalla notizia mentre usciva dall'albergo per recarsi al CONI, "per occuparsi della candidatura olimpica di Milano e Cortina, per la quale si sta spendendo senza remore". Testuale.


Reazioni? Giorgetti, sempre padrone di sè, se la cava con un emoticon. Malagò, pragmatico, invita al profilo basso: "una crisi di governo rischierebbe di compromettere l'obiettivo". Il vero problema è che al tempo dei selfie e dei social, le notizie corrono veloci e, per di più, tra Milano e Losanna ci sono pochi chilometri. E proprio a Losanna tutti si ritroveranno il prossimo 24 giugno, saloni della Swiss Tech Convention Centre. Il giorno della verità, inappellabile. Sarà Stoccolma ad aprire di buon mattino (ore 9,10) le presentazioni, seguita dopo il coffee-break (ore 10,55) da Milano. Toccherà quindi ad una novantina di maturi signori e signore, la maggior parte dei quali la neve la vede abitualmente in cartolina, esprimere il giudizio conclusivo. Alle 16 l'annuncio di Bach: "the winner is ...". Questo per la procedura, anche se quello che più interessa è il dopo.


Dopo non ci sarà più spazio per recriminazioni e rimpianti. Se, malgrado i sonni agitati, ad essere prescelta dovesse essere Stoccolma, si aprirà una fase nuova, una inevitabile resa dei conti. In tutti i sensi, anche perchè in quel caso la paventata riforma del CONI, diventerà sale sulle ferite. E a più d'uno verrà la tentazione di approfittare della sconfitta: come stanno a testimoniare il pellegrinaggio senza soste dalle parti di Palazzo Chigi e i tanti riposizionamenti.


E se a vincere dovesse essere Milano? In questa ipotesi le cose si faranno ancora più difficili. Una cosa sono i dossier, un'altra le realtà tutte da costruire. Con un obbligo pressante, a quel punto, di trovare sull'unghia alcuni miliardi. Impresa non proprio agevole, dal momento che il Paese sta vivendo uno dei periodi più drammatici del dopoguerra, ultimo com'è in Europa secondo tutti i parametri economici, per crescita, investimenti ed occupazione, primo solo nella corruzione, e per di più gravato da un indebitamento monstre e in aumento. Pare proprio, a voler essere ottimisti, che il tempo dei giochi (minuscolo) sembrerebbe passato da tempo.


Ce lo ricorda impietosamente l'UE che proprio a giugno ci presenterà il conto finale; lo testimonia il conflitto permanente tra le due forze che governano assieme solo in virtù di un contratto al compromesso; lo paventa il ministro delle finanze che per l'autunno dovrà trovare tra 50 e 100 miliardi di euro (nessuno sa dirlo con certezza); lo certificano le inchieste della magistratura sui vari filoni della corruzione pubblica.


Sempre che a qualcuno non venga in mente di ricandidare questo sfortunato Paese per l'anno ... 2030, la sola data libera. Non mi sentirei di escluderlo.

 

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