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Piste&Pedane / Un po' di ipocrisia non guasta mai

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Martedì 30 Aprile 2019

 

running-photo 


Tutti a stracciarsi le vesti, dopo i fatti di Trieste – soprattutto politici in cerca di visibilità a basso conio – ma il problema esiste e da decenni ed è grosso. Che sia arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza sulla “tratta” dei corridori che giungono di là dal mare e non solo? O chiediamo troppo?

 

Daniele Perboni


Finalmente si son scoperchiate le tombe ... Ci scuseranno i lettori per il macabro incipit, ma ci voleva proprio, accidenti! Di cosa stiamo parlando? Del polverone sollevato dagli organizzatori di Trieste (copiati anche dai toscani di Lucca) quando hanno resa nota la decisione, discutibile sin che si vuole, di non aprire le porte della loro manifestazione agli atleti di pelle scura. Keniani in particolare. Motivo: stoppare la tratta dei corridori, sfruttati da manager che di professionale hanno ben poco e che agiscono nel solo interesse personale (di loro personalmente ...) lasciando le briciole a chi fatica e suda, ogni santa settimana, sulle strade di mezzo mondo.

A quella notizia tutti, universo politico in testa, si sono precipitati a commentare, giudicare, postillare su un argomento che poco conoscono e ancor meno frequentano. Nobile usanza italica. Eppure ...

… eppure la materia in questione è assai dibattuta, da tempo immemore, fra gli addetti ai lavori. Già, perché dovete sapere che da almeno una ventina d’anni si dibatte sull’argomento. Ma sempre sotto banco, senza alzare troppo la voce. Sussurri e nessun grido, sino a pochi giorni or sono. Certo, esistono manager che lucrano su questa “materia prima” messa abbondantemente a disposizione, ma esistono anche procuratori onesti che hanno rapporti di massima fiducia con gli atleti che rappresentano e non si sognerebbero mai di sfruttarli biecamente. E guadagnano altrettanto bene. Dunque che fare? Ecco alcune considerazioni/consigli di chi vive e frequenta l’ambiente atletico da quasi quarant’anni.

• Uno – Rivolgersi a procuratori onesti. Basta poco, che ce vo’?

• Due – Fare nomi e cognomi di questi nuovi schiavisti, così da smascherarli definitivamente.

• Tre – Stop agli ingaggi e alzare i montepremi. A questo proposito una ventina d’anni fa gli organizzatori della Scarpa d’Oro di Vigevano (di cui faceva parte anche lo scrivente) provarono quella strada. Risultato? Si trovarono soli, senza nessun’altra manifestazione che seguì l’esempio. Evidentemente è molto più semplice rivolgersi ai procuratori che ti preparano un bel piatto senza fatica.

• Quattro – La Federazione che fa? Il Ponzio Pilato. Non sapevamo – dicono – ma ora che sappiamo indagheremo. Ed ecco che mette in piedi una bella commissione d’inchiesta. Ma come non sapevano? Scherziamo? I massimi dirigenti federali non vivono sulla luna. Sono costantemente in contatto con gli organi periferici, si conoscono, si parlano, alcuni consiglieri sono, o sono stati, organizzatori (corse su strade e riunioni in pista); hanno vestito i panni di presidenti regionali, provinciali, di società. Dunque non potevano non sapere. Ci rendiamo perfettamente conto che la Federazione non può sostituirsi alla magistratura, alle forze dell’ordine e indagare. Ma non si venga a dire che non si sapeva. Signori, via la foglia di fico per favore. Ben venga la commissione, meglio tardi che mai.

Una scommessa: tempo due settimane e tutta questa gazzarra sarà bellamente dimenticata. La pista incombe, i Mondiali di staffetta sono alle porte, il ragazzo più veloce freme, la stampa non attende altro. Così si continuerà come prima, più di prima. Il circo non si ferma. Già, perché, nonostante i “tempi grami”, a organizzare maratone, mezze, dieci miglia, giri di ..., corse su strada più o meno lunghe si porta pur sempre a casa qualche euro. Denari che servono, ad essere onesti, a finanziare piccole o grandi società che altrimenti non avrebbero di che vivere.

Il rovescio della medaglia? Strada facendo qualcosa resta sempre nelle tasche di chi organizza e diversi ne hanno fatto una professione. Nulla di male naturalmente, basta essere, come detto, onesti intellettualmente e, ci si consenta, materialmente.

Bye, bye.

 

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