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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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I sentieri di Cimbricus / Chi sa dirmi dove e' finito l'offside?

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Venerdi 19 Aprile 2019

 

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Nel paese delle libere traduzioni – o delle traduzioni libere, fate voi – la realtà molto spesso fa aggio sulla fantasia: tra “pesci” e sfondoni, il giornalismo straccione dei giorni nostri ha finalmente raggiunto il suo potere.

Giorgio Cimbrico

“Legacy”, libro sul rugby neozelandese e sull’influenza che quello stile ha avuto nella storia del gioco, è uscito in Italia con un titolo, secondo le intenzioni espresse a suo tempo dai poeti ribelli Baudelaire e Rimbaud, destinato a sbalordire il pubblico, épater le bourgeois: “Niente teste di cazzo”. La libera traduzione va avanti sin dalle prime pagine: Conrad Smith è un centrale, Dan Carter una mezz’ala. Più o meno come definire Filippo Tortu un podista e Lewis Hamilton un guidatore. Un amico ha osservato che tutto sommato è andata bene: Carter, fly half (mediano di apertura) poteva ricevere l’etichetta di mezza mosca.

La traduzione è un’arte e, senza stendere un elenco sterminato, è sufficiente ricordare “Moby Dick”, reso dall’inglese in italiano da Cesare Pavese o i romanzi di Ernest Hemingway, diventati accessibili al pubblico dei nostri connazionali da Fernanda Pivano.

Ora, a parte una benemerita casa editrice, retta da uno dei maggiori intellettuali italiani, si traduce tenendo accanto il vocabolario. Ricordo che un paio d’anni fa ho acquistato un libro sui fronti meno conosciuti della prima guerra mondiale. Conteneva un clamoroso “pesce” sin dalla prima riga. Anzi, sin dalle prime parole. Lance corporal era tradotto caporale lanciere: lance corporal, nell’esercito britannico, è semplicemente il caporale. Il termine “lance” deriva dal fatto che nel Settecento e sino ai primi decenni dell’Ottocento il graduato non aveva il moschetto, ma guidava il suo plotone reggendo una corta picca. Non è mia abitudine fare osservazioni o tediare le redazioni, ma quella volta lo feci, segnalando qualche altra manchevolezza. Non ricevetti risposta.

Nello sport – e non solo in quello - è spesso in atto un’operazione al contrario: si traduce dall’italiano in inglese o si italianizza. Credo che in questo senso il primato vada attribuito a “confidente” che sta per fiducioso, ottimista. Sono abbastanza vecchio per ricordare che “confidente” si usava per indicare chi aveva rapporti con la polizia o altre forze dell’ordine o servizi segreti. Pardon, intelligence.

Una squadra o un atleta, ormai, “approcciano” la partita o la gara con la “confidenza” di essere “performanti” e nel calcio uno degli obiettivi della difesa e del portiere è poter concludere l’impegno con un ennesimo clean sheet, cioè non beccare gol. Quanto al rugby, è vitale aver la meglio nell’area del breakdown che altro non è che il punto d’incontro o dello scontro.

Evitando accuratamente i motori (che, usando le parole di Michelangelo, non sono l’arte mia), noto che ormai le partite di calcio sono così cosparse di check e silent check come non erano cosparse di spezie le vivande servite prima dell’invenzione della ghiacciaia, del frigorifero e del freezer. Offside, invece, non viene più usato.

Lo sport cambia, procede e corre sul red carpet, è un playoff in cui hanno la peggio i nostalgici, è una final four a cui non hanno diritto di partecipare i conservatori del tempo perduto, è una run a rotta di collo, è uno streaming che sta trasformando tutto in un caleidoscopio con troppe pietrine colorate. Il final day è l’ultimo giorno dei sales, i saldi (nel frattempo è arrivato anche il Black Friday …) o l’annuncio dell’Apocalisse, prevista da St John?      

Il vecchio Nicolò Carosio traduceva persino i nomi di battesimo: commentando una partita del primo grande Ajax, opposto allo Slovan di Bratislava, chiamava Giuseppe e Lodovico i fratelli Jozef e Ludwig Ciapkovik. Una sola parola non traduceva: whisky. Di solito era un JB, Justerini and Brooks.

 

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