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Fatti&Misfatti / La terra del bau, il mondo del forse

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Lunedì 8 Aprile 2019

 

basket

 

Siamo stanchi di chi cerca sempre una scusa, di chi dĂ  la colpa agli altri, solidali con chi certo vive male in un cittĂ  giĂ  ubriaca di sogni olimpici, con record di maratoneti per le strade, ma forse dovrĂ  chiudere una gloriosa societĂ  come la Riccardi atletica.

Oscar Eleni

Dal molo sudafricano Vahlanga, terra di Zulu, per brindare ai 70 anni di Fiasconaro, ai 60 di Bordin, per ricordarsi di aver vissuto felicemente un’atletica che aveva anima e classe come direbbe lo scultore Nazareno Rocchetti capace di curare muscoli e menti. Ma anche per far sapere a quei vecchi amici che bisogna brindare pure a Zocca, luogo dell’anima e degli avi, senza aver mai incontrato Vasco Rossi che abbiamo scoperto geniale, certo la sua musica travolge, su Robinson e ci è venuta in mente Valentina De Salvo, fantasiosa pasionaria della pallavolo, giornalista di qualità perché a Zocca, Appennino modenese, stessa distanza però da Modena e Bologna, se stavi con quelli della dotta era basket, se invece trovavi i ghirlandina boys, meglio le girls, era pallavolo.

A Valentina vorremmo chiedere se le piace questo Velasco arrotondato. Certo è sempre il massimo, come del resto Boscia Tanjevic che è andato a festeggiare, senza avere il coraggio di confessarlo a Dino Meneghin, il quarantennale della vittoria della sua Bosna Sarajevo su Varese, nascondendo a tutti noi che la FIBA lo ha inserito nella casa della gloria insieme ad Alonzo Mourning. Qui prevale il silenzio su quelli bravi davvero. Boscia lo sarà per sempre, Velasco è il massimo, come Rudic.

Scusate la disgressione, ma in terre pericolose si deve pensare positivo adesso che le “regole del caos” ci hanno confuso.

Per fortuna il toscano Bettiol e la Bastianelli, trentunenne di Velletri, ci hanno fatto vivere bene, grazie ad Eurosport, una giornata completa nel cuore della Ronde la vera grande classica del ciclismo sofferenza e coraggio, liberandoci dal cerchio alla testa che ti prende se guardi la 25ª giornata del basket, se scopri nelle brevi che abbiamo sollevatori di pesi, uomini e donne da medaglia, se il nostro curling sembra andare oltre quel film italiano di Claudio Amendola, se stai dietro ai teatrini del calcio adesso che hanno scoperto come si può litigare pure sulla VAR, assistenza televisiva sto paio di ciufoli, perché nel paese della grande evasione, dei pochi ricchi e troppi poveri, era facile immaginare che ci saremmo messi a litigare sulle interpretazioni. Eh sì, perché in troppi c’è l’idea di quel tipo, era Napoli, poteva essere ovunque anche se certa arguzia è tipica di chi dipingeva le cinture sulla maglietta per non allacciare quelle vere, che davanti alla contestazione del vigile “lei guidava parlando al telefonino” ha trovato questa risposta da accademia dello scazzo: “non è vero, io ascoltavo soltanto”.

Certo bastava immergersi nel cloro di Riccione, negli assoluti del nuoto sempre ben dipinti in chiave tecnica, senza ricerca dell’esagerazione, da Luca Sacchi per capire che se in una federazione si lavora tutti insieme, se c’è armonia e una strada ben tracciata, allora trovi campioni e risultati, come del resto in gran parte degli sport invernali e nello stesso ciclismo. Perché vi diciamo questo? Siamo stanchi di chi cerca sempre una scusa, di chi dà la colpa agli altri, solidali con chi certo vive male in un città già ubriaca di sogni olimpici, con record di maratoneti per le strade, ma forse dovrà chiudere una gloriosa società come la Riccardi atletica. La terra del bau, il mondo del forse, chissà, ma meglio rimandare.

Vi dicevamo di queste regole del caos che, purtroppo, non assomigliano alla geniale invenzione di Versailles fatta dai giardinieri Le Notre e madame de Barrà, perché nel basket l’ultima settimana è stata davvero complicata. Da uscirne confusi. Cominciando dalla denuncia del presidente Petrucci sulle piazze in pericolo di dover rinunciare alla serie A con retromarcia quasi ufficiale per avere ancora il campionato a 16 e non più a 18 squadre, cosa sconsigliata nel tempo da moltissimi che amano il gioco e non vogliono ballare per gli orchi di oggi. Poi la resa sulla capienza per i palazzi dello sport della serie A. Si chiedeva un minimo di 5000, ma è impossibile. Meglio cercare di rendere vivibili quelli che ci sono.

Poi il campo. L’Europa. Quella grande dove Milano è rimasta fuori dalle 8 anche questa volta, dodicesima su sedici. Difesa colabrodo, mani meno morbide se gli avversari non le accarezzano. Quella più piccola dove Djordjevic, chiedendo un sacrificio all’ego di giocatori per la verità non eccezionali, ha portato la Virtus Bologna nella finale a 4 di Anversa. Terza coppa, come valore tecnico, ma, nel suo piccolo, un’impresa, rimontando.

Avevamo messo in archivio dolce ed amaro, ma ecco che la 25ª è diventata tassa sulla credibilità di molti.

Milano era sfinita ed avvilita. Ci può stare. Ma di sicuro vorremmo sapere cosa intende Pianigiani quando, per giustificare la sconfitta contro Sassari che ancora adesso non sa se andrà ai play off, parla di stanchezza, sfortuna, certo Bertans era meglio tenerlo che mandarlo a fare panchina a New Orleans, anche perché sul campo era quasi sempre affidabile pur in quel gioco da tre palle un soldo, e poi alla fine minaccia e ci fa sapere che l’obiettivo di questa Armani da 25 milioni di euro non era la Coppa Italia, non erano i play off di Eurolega, ma lo scudetto bis. Il Simone che nella sua rete non ha trovato troppo pesci ha presentato il discount alla senese: “Faremo le nostre scelte e non faremo più sconti”. Capito ragazzi dell’Armani, capito avversarie della supercorazzata? Chiudiamola qui perché adesso, da arrabbiati, quelli se ne prendono 100 ve ne fanno 110.

Va bene, Milano era stanca, ma che dire di Venezia, fuori dalla coppa, che prende un 18-0 alla fine sul campo di Brindisi dove meritano il play off e i complimenti? Troppo rilassata per reggere quattro tempi? Non cambiava niente nella sua classifica, seconda anche se piĂą a rischio, ma la decenza gente.

Torniamo alla stanchezza ed eccoci alla Virtus, elogiata per la rimonta sul Nanterre, quasi ridicolizzata da Pistoia ultima in classifica nella sua tana al PalaDozza.

Inutile andare avanti per nascondere l’amarezza di aver dato credito a chi non la merita davvero: parli bene di una squadra, un giocatore e la volta dopo quello ti fa ricordare che prima di parlare è meglio tacere. Soprattutto con i tatuati del momento.

Pagelle con chardonnay sudafricano imbottigliato col metodo Ottolina:

10 A DAVIDE, finalista NCAA con Texax Tech, e Paolo MORETTI, allenatore rimasto senza lavoro per il fallimento di Siena, riportato in serie A dalla Pistoia che già aveva guidato benissimo. Il primo è andato in campo nella notte contro i favoriti di Virginia in un palazzo da oltre 77 mila posti (non ridete pensando a casa nostra), squadra dove fa panchina il 2 metri milanese Francesco Bedotti, madre americana. Il secondo ha sbancato la sua Bologna, scudetti con la Virtus sul campo, rendendo tossica l’aria in zona retrocessione, ammesso che ci siano retrocessioni adesso che prima di dare il cammello per il deserto di serie A si vogliono vedere i quattrini.

9 All’ACCADEMIA DEGLI INCANTATORI per aver dato un riconoscimento speciale a Simone Pianigiani unico generale nella Milano dello sport che non si prende le pietre che fanno malissimo a Gattuso, Spalletti, ma riesce sempre a dimostrare che certe sconfitte sono colpa del destino crudele, un po’ quello che dicevano i generali a Caporetto mentre i poveracci prendevano piombo.

8 A GUSMAN KRUBALLY, 26 punti e 16 rimbalzi a Bologna, e JACK COOLEY, 27 punti e 11 rimbalzi, nel sacco di Milano. Pistoia e Sassari ringraziano.

7 A GIANMARCO POZZECCO per questa serie vincente con Sassari, per aver mantenuto fede alle promesse quando ha giurato di essere cambiato, per i tanti amici che trova a bordo campo: domenica si sbaciucchiava la coppia Recalcati e gli amici del suo rifugio a Formentera.

6 A TORINO e a GALBIATI che devono vivere un momento ben difficile se anche dopo una vittoria importante devono registrare una frase allarmante di McAdoo: “hanno mandato via Brown per questo circo?”

5 Agli ARBITRI se non si ribelleranno per questo braccio di ferro fra LEGA e FEDERAZIONE, una pura guerra di potere, uno scontro per averne il dominio e con questo comandare. Devono chiedere autonomia anche se a mantenerli saranno sempre società e federazione. A meno che l’ex cestista Giorgetti …

4 A VENEZIA che non ha davvero scuse per il finale di Brindisi, 18 a 0, per un’altra caduta libera come tante in questa stagione. Speriamo che DE RAFFAELE, come PIANIGIANI, non faccia più sconti, ma in casa sua.

3 Alla COMMISSIONE che dovrebbe dirci oggi, a 5 giornate dalla fine, se Avellino, Trieste e Torino possono ancora essere considerate come squadre di serie A. Ritardare è un falso nel bilancio di una serie A che crede di essere un campionato di vertice.

2 Agli ITALIANI dell’ARMANI perché, a parte CINCIARINI che non dovrebbe essere messo in discussione per un rinnovo, stanno davvero deludendo. Ora l’allenatore dice che non farà sconti. Si preparino, magari difendendo meglio di qualche americano a cui gli sconti li devi fare per forza, soprattutto a quelli che come JAMES che è il simbolo di una squadra mai generosa.

1 Alla rosa della VIRTUS BOLOGNA che dovrebbe essere tenuta in palestra due volte al giorno per più di una settimana. La scusa della fatica di coppa col Nanterre non può valere se fai 67 punti contro l’ultima in classifica.

0 A ROMEO SACCHETTI se cadrĂ  nella trappola di chi convoca i giocatori per lui, di chi dĂ  per scontato che la veritĂ  la dicano soltanto quelli che hanno dietro amici e parenti, oltre agli agenti. Si tenga stretti i suoi appunti e poi faccia sapere con quale criterio si deve formare una squadra, conoscendone debolezze, tecniche e non soltanto quelle.

 

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