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Fatti&Misfatti / Le trenta fatiche dell'EuroLega

Venerdì 5 Aprile 2019

 

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"Per questo Milano aveva tanti giocatori, la sua panchina, quelli in tribuna sarebbero titolari ovunque. Sulla sfortuna si può essere d’accordo. Diteci però chi ha finito la stagione senza perdere giocatori importanti".

 

Oscar Eleni

In fuga dal Bosforo, dopo aver salutato l’Europa con l’Armani, nascosto a Piccadilly, in piena Brexit, per vedere i “nudi” rinascimentali alla Royal Academy. Bisogno di luce e di arte dopo aver ripulito orecchie stanche di sentire le sirene di quelli che se Gattuso e Spalletti perdono sono già licenziati, mentre se Milano basket manca l’obiettivo vero di stagione, i play off dell’Eurolega, allora la colpa va cercata altrove, anche se le cifre dicono che sulla difesa si è lavorato davvero poco al teatro della Luna dentro il Forum di Assago. Colpa dei giocatori e del bayon. Per carità, non toccate Pianigiani che è stato così paziente da spiegare tutto dopo ogni partita andata male: fatica, sfortuna, poi gli altri hanno budget più sostanziosi.

Ci sembra di ascoltare quel tipo che in un ristorante milanese da sciuri è uscito traballante quando ha dovuto pagare 110 euro per un risotto giallo. Se ci vai, anche se consigliato da enogastronomi arruolati e ben pagati, non puoi stupirti.

L’Eurolega e le sue 30 fatiche. Cosa nota e per questo Milano aveva tanti giocatori, la sua panchina, quelli in tribuna sarebbero titolari ovunque. Sulla sfortuna si può essere d’accordo. Diteci però chi ha finito la stagione senza perdere giocatori importanti, cominciando da Vitoria che è dentro, ma non certo perché alla fine è tornato Shenghelia. Sulla potenza economica il coro e i Bernardo Bui della congrega ci giocano da tempo pur sapendo che l’Armani basket era la quarta nella speciale classifica sui budget societari: vero che Real detentore, il massimo con 42 milioni, Barcellona (36), Fenerbahçe (30) avevano di più, ma poi c’era la Milano fuori dalle 8, con 25 milioni estendibili. Sette più dell’Efes, ma il coro dirà che gli stipendi della squadra di Ataman e Pianigiani sono quasi simili (12). Giusto, peccato che si siano qualificate anche Vitoria (16), Panathinaikos (15 prima di prendere Pitino) e, soprattutto, Kaunas (10.7) la società più spolpata dell’euro, quella che ogni anno si reinventa e il vissuto lo trova nel suo mondo, un basket evoluto.

Gli uomini del risotto a 110 euro vi diranno che i soldi fanno sempre la differenza. In Europa sì e invece no nell’Italia, dove le differenze di bilancio sono abissali. Punti di vista. Meglio per l’allenatore di oggi che sa benissimo perché sono caduti gli allenatori di ieri anche se scudettati. Meglio per tutti se alle sconfitte, già Milano è fuori per aver perso in casa con Gran Canaria e Bayern, si reagisce senza isterismo. Questa volta non manderanno via uno che dice in faccia ai suoi cicisbei che con certe difese si vince soltanto dove premiano l’esibizione. Chi ci deve lavorare sulla difesa? Beh, a caso diremmo gli allenatori, ma ci diranno che fra preparazione di una partita, viaggi, esigenza di riposi mentali per professionisti ingaggiati senza il metodo Jason Bourne, non c’era molto tempo.

Ora non vogliamo esagerare considerando la decima finale a quattro europea conquistata dalla Virtus di Djordjevic come un’impresa, ma chi ha visto sa che il grande Sasha ha fatto tornare al centro del villaggio l’idea che la difesa protegge le tue debolezze tecniche, mentali, mascherando le gambe molli del Chalmers vero NBA con tuffi per recuperare palloni buttati via anche da lui. Vero che aveva difeso bene pure la Virtus di Sacripanti all’inizio di questa coppa campioni FIBA, il terzo trofeo europeo, come lo era quello dell’ultima vittoria bolognese sullo Cholet di De Colò con Bonicciolli ai remi, ma poi aveva dovuto venire a compromessi con chi faceva circolare voci che il gioco pensato dal canturino non valorizzava i “veri talenti” dei cafeteros.

A Milano, per fortuna, nessuno andrà a chiedere a Pianigiani se le forze del gruppo non avrebbero potuto essere distribuite meglio dando spazio in coppa anche ai Nazionali azzerati come è successo al Fontecchio, al Della Valle e persino a Burns o Cinciarini. Se lo ha fatto l’uomo che moltiplica pane e pesci, che comunque sono già in tavola, che può cambiare acqua in vino se trova la cartina giusta, allora Petrucci si faccia una ragione: ha trovato il mondiale con Azzurra Fremebonda perché era allargato a 32 partecipanti, ma la squadra è moscia davvero se gli azzurrabili stanno a guardare in Eurolega, troppo deboli?, fragili?, brocchi?, se Djordjevic trova il recupero sul Nanterre tenendo a sedere più spesso del solito aspiranti al mondiale come Aradori e Baldi Rossi. Vero che con Sacchetti il disco del padrone vi dirà come sia tutto sbagliato e da rifare. Non gli credono a Meo, neppure dopo una stagione come questa con Coppa Italia vinta alla faccia di una critica mai tenera, neanche adesso che nell’inserto basket sulla rosea, ben pagato, si capisce, gli ex allenatori della Nazionale hanno tutti elogiato il lavoro del Nureyev di Altamura. Certo non è un Illusionista, men che meno un piangina vittimista come hanno detto perché, come tutti, pensava di avere una Cremona meno forte di quella dell’anno precedente.

Ora che o leone innamorato di re Giorgio è tornato nello zoo di basketlandia bisognerà fare attenzione: in questo sofferto vissuto, il regno di mister Pi, lo squadrone sarà anche più feroce, imbattibile in una serie anche perché ha uomini ed esperienze per reggere sfide dove si gioca ogni 48 ore. Quello che ha creato intoppi, fatto perdere la Coppa Italia, qualche sconfitta in un campionato dove le rivali giocano davvero in un pianeta minore, diventerà vissuto per rivincere lo scudetto ed avvicinarsi a quota 30 nella speranza che le affinità elettive con la Juventus non finiscano sul Bosforo. Anche se poi in coppa pure i bianconeri hanno problemi, ma spesso soltanto in finale e c’è una bella differenza.

Le europagelle di Milano Armani …

... viste fra 72 nudi femminili, 134 maschili e 43 nudi angelici gender:

JAMES 7 – Suona il tamburo, la grancassa, ma in difesa restituisce troppo.

MICOV 7,5 – Fino a quando ha retto è stato il geniale pastore di un gregge agitato.

NUNNALLY 7 – Arrivato tardi, sempre utile, dopo aver capito che la leggerezza era tollerata si è adeguato.

BROOKS 6,5 – Lavoratore oscuro, ha cercato di trovare un ruolo giusto, ma c’erano troppe coperte corte da aggiustare.

TARZEWSKI 6,5 – Leonino, ha dato tutto, ha cercato di aiutare tutti, pagando per molti cacciatori di farfalle.

NEDOVIC 7 – In salute un geniale arciere, un creativo, peccato per i troppi stop.

KUZMINSKAS 5,5 – Quando Amleto ha capito che era meglio essere che non essere forse era tardi.

JERRELS 5 – Se gli chiedi punti te li dà, ma se lo consideri un punto di riferimento non lo trovi.

OMIC 5 – Fino all’ultima contro l’Efes non si capiva davvero chi aveva puntato così tanto su un giocatore tutto da fare. Ha cuore, ha testa, ci si può lavorare.

GUDAITIS 7 – Con lui sarebbe stato tutto diverso? Forse sì, anche se c’era anche lui nei giorni della merla, delle sconfitte al Forum.

CINCIARINI 6 – Ha dato per quello che gli hanno chiesto. Sempre disponibile.

DELLA VALLE e FONTECCHIO 5 – Un viaggio nel purgatorio dove se hai dentro qualcosa capisci, ti adegui, reagisci, ma se è soltanto sofferenza allora peggiori. Così è stato.

BURNS 4 – Dal leone di Cantù al Caribù dell’eurolega: poche testate, nessun premio.

BERTANS 6,5 – Perdita grave quando ha scelto di fare panchina nella NBA dove gioca già suo fratello. Certo New Orleans è meglio di Assago come dicono i giocatori che non vorrebbero mai viverci.

 

 

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