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I sentieri di Cimbricus / Verso la sparizione delle ombre? O no?

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Giovedì 4 Aprile 2019

3 scimmiette

"Per anni le organizzazioni sportive, le federazioni internazionali e quelle nazionali si sono comportate come le tre scimmiette, sono state complici o si sono trasformate in parte attiva, assecondando il potere politico".

Giorgio Cimbrico

La Corporazione ha assunto gli Agenti Speciali, li ha profumatamente pagati e ha dato loro pieni poteri. La guerra al doping diventa una lotta senza quartiere, soprattutto con nuovi mezzi, all’insegna della pulizia, non c’è dubbio, ma anche degli interessi di chi ha costruito edifici giganteschi e non può rischiare di vederli cospargersi di crepe. A questo punto, meglio scendere nel dettaglio: la Corporazione è formata da chi organizza le sei più grandi, importanti e frequentate maratone del mondo (Tokyo, Londra, Boston, Berlino, Chicago e New York) e gli agenti speciali sono gli uomini dell’Athletics Integrity Unit, nata al tempo degli scandali che hanno devastato la IAAF, colpendola alla linea di galleggiamento.

L’impegno finanziario, a dar retta a Hugh Brasher, al vertice della maratona di Londra, è una somma a sei zeri, la più alta per un programma privato di contrasto al doping. I mezzi sono a discrezione dell’AIU che non nutre molta fiducia nei test e negli strumenti tradizionali: molti barano ma pochi finiscono nella rete, può essere lo slogan che sta per portare a un cambiamento di ritmo, a una mutazione nella ricerca e nell’individuazione dei colpevoli: atleti e non solo atleti, è bene chiarirlo.

Brett Clothier, a capo di quella che possiamo etichettare come unità speciale, una FBI o una DEA dell’antidoping, insiste ad usare un paio di termini piuttosto eloquenti: investigazione e intelligence. Tradurre in un linguaggio operativo, significa ricorrere a detective e a infiltrati, destinati a tener sotto controllo l’élite mondiale dei 42 chilometri, diventati, in queste ultime stagioni, sempre più corti. Già pronto un elenco dei 150 uomini e donne che occupano i vertici, da controllare con gli strumenti tradizionali degli esami e del passaporto biologico e da tenere nel mirino con questa nuova rete di investigatori che, praticando il mimetismo, frequenteranno il dietro le quinte, cercheranno testimoni, raccoglieranno dati, convoglieranno sospetti da trasformare in prove a carico.     

Quella che in facciata è una lodevole iniziativa può esser facilmente inquadrata anche come una sorta di assicurazione contro i rischi. Le sei maratone sono altrettante grandi aziende, con fatturati enormi, popolarità sterminata, diventate poli di attrazione per sponsor importanti nel campo della finanza, delle comunicazioni, delle costruzioni automobilistiche. È il caso, come già avvenuto a Boston e Chicago, di vedersi sfregiare l’immagine con un vincitore o una vincitrice (nel caso, Rita Jeptoo) condannata pesantemente per doping? Conviene offrire ingaggi e premi sempre più consistenti in un crepuscolo di dubbi o al buio?

A fine mese, il 28 aprile, Londra presenta un cast di quelli che è facile etichettare come stellare: Kipchoge contro Farah e un contorno di atleti tra le 2h04’ e le 2h05’, per non parlare dell’intera aristocrazia femminile. Gli uomini dell’AIU sono già al lavoro?        

Una riflessione: per anni le organizzazioni sportive, le federazioni internazionali e quelle nazionali si sono comportate come le tre scimmiette, sono state complici o si sono trasformate in parte attiva, assecondando il potere politico (sufficiente pensare a URSS e DDR), hanno chiuso un occhio o anche due (vedi USA) per promuovere mezzi e strumenti che hanno costretto a riesumare l’immagine del cacciatore attempato e della lepre in piena effervescenza fisica.

Ora, la secca svolta verso la pulizia, verso la sparizione delle ombre. O verso un profitto che non deve correre alcun pericolo.

 

 

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