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Piste&Pedane / Il lato (non tanto) segreto dell'abbandono

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Martedì 2 Aprile 2019

 

convegno-faenza

 

Eppur si muove. Un convegno “tecnico” come occasione per valutare l'impatto di uno del maggior fenomeno negativo del nostro movimento sportivo: la costante tendenza all’abbandono da parte dei giovani. Ma anche occasione (la prima?) per misurare qualità e credibilità delle ambizioni future.

Daniele Perboni

Faenza, tardo pomeriggio del 29 marzo. Ex Convento dei Salesiani, pieno centro storico della Faventia medievale. L’evento a cui Alberto Morini, uno dei numerosi candidati a succedere al trono di Alfio Giomi (anche se l’ingegnere romagnolo insiste nel diniego ...), ci ha invitato è ricco di contenuti e rifiutare pare anche un poco scortese. Quindi eccoci, puntuali, in loco. Il “titolo” già dice molto sul tema della serata: “Non abbassare l’asticella, il talento sportivo. Ricerca, Abbandono, Mantenimento”. Tema conduttore l’abbandono precoce dell’attività sportiva. Introduce e modera Elio Locatelli. Relatori Francesca Vitali (psicologa dello sport), Matteo Bonato (ricercatore presso l’università di Milano), Francesco Di Stefano (video analista e collaboratore Fidal), Antonio La Torre, Walter Bolognani (responsabile tecnico delle squadre giovanili della Federazione nuoto).

Un po’ di numeri, please

Quanto ascoltato nella serata era abbastanza scontato, a grandi linee già si sapeva ma il tutto, una volta per tutte (scusate il gioco di parole), è stato corroborato dai “numeri”, dalle ricerche scientifiche, permettendo così di abbandonare l’empirismo. E allora eccoli alcuni numeri:

• 1951 – in 252.000 partecipano a gare scolastiche;
• 1971 (tre anni dopo la nascita dei Giochi della Gioventù) – i praticanti sono saliti a 1.360.000;
• 1974 – 1.816.000 (numero massimo mai raggiunto);
• 2016 – Campionati studenteschi 400.000 e buona parte di questi già praticano sport attivo.

Serve commentare ulteriormente? Il picco dell’abbandono avviene fra i 14 e i 17 anni, mentre il maggior numero di praticanti lo abbiamo attorno agli 11 anni. Più sale l’istruzione e meno cala l’abbandono. Andiamo avanti con le sorprese: in Europa si perdono circa 8.000 atleti d’élite all’anno e, sempre secondo le statistiche, per essere collocati in questa fascia occorre dedicare 10.000 ore all’allenamento per dieci anni. Dove è più difficile fare sport? Specialmente nelle fasce giovanili? Nelle grandi città, dove gli spostamenti sono più complicati. L’ideale, si è notato, sono i centri medio piccoli, fra i 30 e i 60.000 abitanti.

Nell’arco della serata sono stati esplicati più temi e tutti estremamente interessanti, dedicati sia agli allenatori che agli atleti, sviscerando tematiche che possono venire in soccorso ad una larga fascia di tecnici. Soprattutto per coloro che seguono gli adolescenti e che sovente non riescono a “staccarsi” dal giovane talento che hanno scoperto. Perché, come ha spiegato Bolognani: «Serve una autocritica da parte dei tecnici. Non è detto, infatti, che tutti abbiano la capacità di stare con i più giovani o con quelli del gruppo di élite. Insomma, dobbiamo capire in quale momento possiamo esprimere al meglio le nostre capacità».

Chiude Antonio La Torre con altri numeri piuttosto preoccupanti: dal 1992 abbiamo sei milioni in meno di giovani sotto i 20 anni e il 70% di vincitori di medaglie nei vari campionati juniores internazionali (riferito alle medie e lunghe distanze) sono letteralmente spariti. Ma non è finita: dal 2002 al 2010, solo in venti sono poi riusciti a salire sul podio nei Giochi Olimpici o nei Campionati Mondiali. Dunque siamo di fronte a una emorragia che pare inarrestabile. Che fare per tamponare questo deflusso continuo? Lavorare con intelligenza senza perdere di vista l’obiettivo principale: mettere al centro l’individuo e non la prestazione tecnica e cronometrica. Tenere alta la motivazione e l’interesse dell’atleta. Non è facile, tutti lo hanno ammesso, ma è un esercizio indispensabile.

Il lato nascosto del convegno

Il seminario faentino è stato anche l’occasione per osservare in un sol colpo chi si sta muovendo per l’assemblea prossima futura. In alcuni momenti ci è parso di assistere a un convegno politico! Guidare la Federazione sembra interessare a una moltitudine. Ne abbiamo fatto cenno sull’articolo apparso su SportOlimpico circa due settimane fa. Allora non si fecero, volontariamente, nomi e cognomi. A Faenza si sono palesati pubblicamente, ed alcuni hanno preso la parola, sottilmente accennando a futuri sviluppi di politica federale.

In pochi, forse, hanno colto la sfumatura ma questi interventi non sono che le prime manifestazioni atte ad annunciare che la “la corsa è aperta”. Ed eccoli allora i “personaggi” (sia detto senza malevolenza) e non è affatto scontato che alcuni fossero presenti per sinceri scopi didattici: Dino Ponchio, Riccardo Ingallina, Vittorio Visini, Mauro Nasciuti, Francesco Uguagliati, Ida Nicolini, Stefano Mei, Massimo Magnani.

Sarà forse per la presenza di cotanti aspiranti presidenti che, a chiusura dei lavori, il CT La Torre ha gettato sul piatto la seguente proposta? «Chiedo espressamente che nei futuri programmi elettorali venga inserito un capitolo apposito dedicato all’abbandono precoce». Che dite, secondo voi verrà ascoltato?

 

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