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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Saro' greve / Vittorio Pozzo, il C.U. che amava scrivere

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Lunedì 1° Aprile 2019

 

pozzo 

 

"La nostra è terra ingrata che non ama celebrare i suoi eroi, ombre con le quali è spesso penoso confrontarsi. Così, nel 1990, non vollero apporre il suo nome allo stadio torinese costruito per quel disgraziato Mondiale italiano, ripiegando su un ridicolo, e salottiero, Delle Alpi".


Vanni Loriga


La recente partita di calcio tra Italia e Finlandia mi ha inevitabilmente ricondotto con la memoria ad analogo incontro disputato il 20 luglio 1939 allo Stadio Olimpico di Helsinki e conclusosi con una vittoria per 3-2 ritenuta umiliante dai commentatori. E chi scriveva di calcio in quegli anni ormai lontani? Allora avevo dodici anni e vivendo a Torino leggevo La Stampa. La prima firma per il calcio era di un certo Vittorio Pozzo [1886-1968], non casualmente anche Commissario Unico della Nazionale. Nel 1939 aveva giĂ  al suo attivo due titoli di Campione del Mondo (1934 e 1938) ed uno Olimpico (1936). Arduo stabilire se il tecnico prevalesse sul giornalista, ma ci proveremo.

Tornando ai resoconti di quello che fu il 150° incontro della Nazionale risulta importante quanto scritto in sede di presentazione dell’avvenimento. Vittorio Pozzo parlò della sua squadra come di un “plotone in servizio di pattugliamento” in vista degli ormai incombenti XII Giochi Olimpici del 1940, in programma proprio ad Helsinki. Usava un gergo assai militaresco, mutuato dal servizio miliare nel corpo degli Alpini. Pensava sempre che uno scontro sportivo fosse una sorta di combattimento in tempo di pace e non lo dimenticò mai, spronando i suoi atleti ad impegnarsi sempre al massimo, Alpino e tecnico del calcio, ma pur sempre giornalista per cui la prima notizia che dette dalla Finlandia fu che la data di apertura dei Giochi era stata fissata per il 20 agosto 1940. Nessuno ignora che intanto Hitler stava per invadere la Polonia (1° settembre) dando inizio alla seconda (e speriamo ultima) guerra mondiale.

Ma intanto Pozzo racconta, da scrupoloso cronista, quanto sia lungo e periglioso il viaggio. Il treno ha attraversato Germania (compresa l’Austria ormai tedesca), il “corridoio” polacco di Danzica, Lituania, Lettonia, Estonia e, dopo la traversata del Mar Baltico, finalmente raggiunta la Finlandia con 13 passaggi di frontiera e 26 controlli doganali,

La cronaca della partita è sempre di Pozzo ma viene integrata da un servizio di Felice Bellotti che fra l’altro segnala come l’Italia sia imbattuta da trenta incontri e come, per la prima volta nella storia, i giocatori portino sulla maglia il numero di gara. Così avremo Olivieri 1, Foni 2, Rava 3, ecc, sino a Colaussi 11. Silvio Piola ha il numero 9 e firma i tre gol che danno il successo agli azzurri, Però Pozzo non è soddisfatto perchè i finnici segnano due volte. Secondo lui la partita doveva finire 6-0!!!

E torniamo a parlare proprio di Vittorio Pozzo. La migliore definizione con uomo di penna la dà proprio il nostro direttore nel suo libro “Miti e Storie del Giornalismo sportivo”.

“Il diritto a figurare in questa breve galleria dei pionieri del giornalismo sportivo italiano – scrive – il commendatore se l’è conquistato sul campo almeno quanto quel posto di grande rilievo che occupa, a buon diritto, nella storia dello sport italiano per aver portato – come unico responsabile tecnico - la Nazionale di calcio ai suoi due primi titoli mondiali, per di più consecutivi, inframezzati dall’unica vittoria della squadra italiana ai Giochi olimpici”.

In realtà monsù Poss ha lavorato per i giornali sino alla fine dei suoi giorni, Personalmente lo conobbi nel 1956 ai Giochi di Melbourne. Aveva già 70 anni e venne a visitare la nave scuola Raimondo Montecuccoli. Esaminò i potenti motori che l’avevano resa l’incrociatore più veloce del mondo. “Chissà quanto carbone consuma …” mormorò ammirato e nessuno ebbe il coraggio di dirgli che i motori andavano a nafta.

Di lui, uomo di squisito altruismo si racconta un curioso aneddoto. Ai Giochi di Londra 1948 soprese Gianni Corsaro intento a fare la barba al suo concittadino Saro Porto, gran signore e mai si era raso da solo. Pozzo li guardò perplesso e si intromise: ”Lei mi sembra poco pratico, … lasci fare a me …”.

Impugnò il rasoio ed a Saro fece perfetti pelo e contropelo. Il vero signore era lui, il Commendatore Vittorio Pozzo, olimpico attivo dal 1912 al 1948. Volete sapere altro di lui? Basterà leggere il sopra citato libro, da pagina 150 in poi. Saprete proprio tutto. Anche il motivo perché nessuno stadio italiano di calcio – incredibilmente – porti il suo nome.

 

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