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Piste&Pedane / Un piccolo esame per l'Europa

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Sabato 2 Marzo 2019

 

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Gli EuroIndoor di Glasgow chiudono la breve stagione al coperto. Per gli azzurri, alla prima verifica corale del nuovo corso tecnico, si tratta di esame di verifica sulla strada che porta ai Mondiali di Doha. In sistuazioni ambientali e temporali del tutto nuove. 

 

Carlo Santi

Glasgow - Gli Euroindoor sono un piccolo ma importante esame per il mondo dell’atletica. C’è l’Europa che si misura in un campionato continentale al coperto in terra scozzese, a Glasgow: è un’Europa, ma anche un’atletica, che guarda avanti e si interroga esattamente come si interroga il movimento azzurro presente qui a Glasgow con un piccolo plotoncino di ventisei atleti che, però, non sembra essere completamente competitivo. Solito problema: troppi dei nostri raggiunta la convocazione si svuotano di energie.

L’atletica, dicevamo, guarda avanti, scruta l’orizzonte verso il Mondiale di Doha di fine stagione (28 settembre / 6 ottobre), un periodo scelto per via del clima, ma lontano da troppe altre cose, dal tempo dell’atletica – che è l’estate – e dalle attenzioni. A fine settembre in tutta Europa si giocano i campionati del calcio ... Non sappiamo, però, se questo guardare avanti per il mondo dell’atletica sarà proprio positivo. Troppe indicazioni che arrivano dai dirigenti vanno in una direzione particolare, direzione che cerca troppo di essere, ad ogni costo, appetibile all’esterno acconsentendo anche alle richieste degli sponsor.

Un esempio? La volontà di ridurre le distanze della marcia cancellando la prova della 50 chilometri. Esplorando il futuro ci accorgiamo che gli uomini della IAAF hanno affidato all’Australia, esattamente a Bathurst, cittadina del South Walles a 200 chilometri da Sydney, l’organizzazione del Mondiale del cross del 2021. Si correrà il 20 marzo quando la temperatura è di quasi 30 gradi (non c’era fango, freddo e neve nella corsa campestre?), in un continente ben distante dal cuore del cross. Che sia il colpo di grazia per il vecchio Cross delle Nazioni da tempo trasformato in una gara diversa, una corsa in un ippodromo come si fosse in pista?

Torniamo a Glasgow e al suo Europeo sotto il tetto della Emirates Arena, un bell’impianto con accanto un altro palasport con la pista del ciclismo. Il calore del pubblico per seguire la gara di Laura Muir, beniamina di casa alla prima fatica della serata, la stessa che due anni fa a Belgrado è stata la regina del mezzofondo, due ori per lei, 1500 e 3000 metri, e la rabbia della prova di apertura di Marcell Jacobs che è parso assente dalla pedana dove si disputava la qualificazione del lungo. L’azzurro torna a casa con tre nulli: il primo nettissimo, nel secondo ha sfiorato la plastilina e nel terzo, che ha annullato lui stesso, è stato bruttissimo. Radente e poco energico, Marcell ha sprecato una bella occasione.

Fuori dai primi otto del lancio del peso anche Leonardo Fabbri che dopo il 20.69 agli Assoluti di Ancona non è andato oltre i 19.71.

Che dire poi di Simone Barontini? Ottocento metri senza senso quelli che ha corso, o meglio senza energia. Nell’ultimo giro si è staccato vistosamente per chiudere in 1’50”54, trentesimo crono di trentatré concorrenti.

Tutto un altro vedere rispetto allo spettacolo offerto in mattinata dalla famiglia, anzi della tribù, Ingebrigtsen. Il più piccolo dei ragazzi allenati da papà Gjert nella cittadina norvegese di Sandnes, un quasi diciannovenne che l’estate scorsa ha vinto il titolo assoluto europeo dei 1500 e 5000 metri, impresa mai riuscita ad alcuno, a mezzogiorno ha corso la batteria dei 1500 vincendo con 3’42”00; ottanta minuti più tardi si è presentato al via di quella dei 3000 che ha vinto in volata segnando, con 7’51”20, primato europeo under 20. In finale di questa gara troverà il fratello Henrik, mentre l’altro fratello, Filip, non sarà al via in quella dei 1500 essendo stato squalificato – aveva vinto la sua batteria – per aver messo un piede fuori corsia.

Torniamo all’Italia. Bravissima è stata Raphaela Lukudo. La ventiquattrenne di origini sudanesi ma nata in Italia, ad Aversa, e cresciuta in Emilia, ha compiuto due capolavori: in mattinata ha trovato la strada giusta per vincere la batteria dei 400 metri con 52”99 sfiorando così, per un centesimo, il suo primato; in serata ha fatto meglio aggiudicandosi la prima semifinale con 52”80 e con una prova di grande attenzione tattica guadagnando così la finale. Che non è riuscita ad agguantare (sarebbe stato però difficile) Ayomide Folorunso finita a terra sull’ultima curva avendo lei urtato l’irlandese Healy.

Gimbo Tamberi è in finale. Si è arrampicato a 2.25 e poi, certo della qualificazione, ha evitato la misura successiva di 2.28 passando sotto l’asticella per due volte con una rincorsa passeggiata prima di dare ancora spettacolo nell’ultimo salto – si fa per dire – effettualo scalzo.

Il capitolo dei salti brilla con Tamberi ma anche con Claudio Stecchi che, dopo il 5.80 ottenuto a Clermont-Ferrand, ha centrato la finale con 5.70, ma diventa buio con le ragazze dell’alto. Alessia Trost si è smarrita ancora, appena 1,85 per lei che non sa cosa farà da grande. La misura la relega al diciottesimo posto mentre Elena Vallortigara è poco più alta, 1.89 per lei (quota raggiunta al terzo tentativo) e la precede in classifica. Ma niente ultimo atto. Niente finale neppure per i triplisti Bocchi e Donato (16.23 e 15.93 rispettivamente le loro misure) mentre Simone Forte con 16.63 è tra i migliori otto.

Quasi contemporaneamente la britannica Katarina Johnson-Thompson con 4983 punti nel pentathlon e il polacco Mical Haratyk con un lancio di 21.65 nel peso si sono aggiudicati i primi due titoli europei. Poco dopo la Emirates Arena s’è accesa di nuovo per Laura Muir che con un poderoso scatto a unna tornata dalla fine si è presa l’oro dei 3000 metri con 8’30”61 (record dei campionati e quinta prestazione europea all time) scavalcando la tedesca Kostanze Klosterhalfen, seconda con 8’34”06.

 

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