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I sentieri di Cimbricus / Nuove frontiere per lo sport italiano

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Mercoledì 20 Febbraio 2019

 

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A margine delle cosiddette autonomie regionali, proviamo ad immaginare i paradossali scenari che si potrebbero (ri)aprire, in una rivisitazione di un passato che si credeva di aver consegnato ai libri di Storia. Quando il nostro Paese era solo una entità geografica.  

 

Giorgio Cimbrico

Come al solito Luciano Bianciardi – nel caso, quello di “Aprire il fuoco” – aveva visto giusto: per lasciare momentaneamente l’esilio di Rapallo e recarsi furtivamente a Milano, doveva, passata la galleria dei Giovi, mostrare ai gendarmi del Lombardo-Veneto un passaporto (o salvacondotto) abilmente contraffatto. La risistemazione del Paese (maiuscolo?) annunciata in questi giorni da sempre più pressanti desideri di forti autonomie regionali finirà per produrre problemi, più che altro logistici, allo sport. Gli esempi sono sempre chiarificatori.

Un atleta lombardo che voglia gareggiare nell’unico impianto indoor esistente dovrà passare non meno di tre frontiere: il Granducato di Parma, Piacenza e Guastalla, il Ducato di Modena e Reggio e le Legazioni di cui Bologna è capitale e Ancona è parte. Se la gara è programma per la domenica, meglio partire il venerdì.

Meno difficoltà per squadre del Sud che hanno impegni agonistici a Roma: il territorio neo-borbonico confinerà direttamente con quello del Papa Re e un solo passaggio di frontiera, poco prima della barriera di Formia, permetterà escursioni piuttosto agevoli rispetto a un Nord trasformato in una coperta patchwork o, per gli appassionai di storia, in una riproposizione della Germania del tempo del Sacro Romano Impero: tra città libere, arcivescovati principeschi, domini diretti dell’Imperatore, e tra gabelle e controlli, c’era da perdere la testa.

Le recenti limitazioni alle trasferte dei tifosi renderanno meno impervio il compito a cui saranno chiamati gli addetti all’ordine pubblico e al controllo delle frontiere. In ogni caso, essendo il calcio passatempo assai popolare, sarà consentito chiudere un occhio quando i fan dei granducali in viola varcheranno l’Appennino e si inoltreranno nella Pianura Padana e o si dirigeranno verso il Regno di Sardegna per gli impegni contro bianconeri e granata o con meta la Repubblica di San Giorgio per affrontare rossoblù e blucerchiati.

È evidente e comprensibile che trattamento speciale verrà riservato a chi nello sport svolge un’attività direttiva, per non dire politica. Anche se ormai dotato di poco portafoglio, il presidente del CONI potrà godere di corsie preferenziali sia agli aeroporti che ai varchi di frontiera in occasione dei viaggi e delle missioni che lo porteranno in visita pastorale a quelli che furono i suoi domini, per i summit con i colleghi dei potentati locali.

A questo punto non resta che proiettare lo scenario su quella che sarà la prima, grande, orgogliosa scadenza del paese rifondato da radici e fondamenta: per la cerimonia d’apertura dei Giochi di Milano-Cortina 2026, la squadra della Penisola sfilerà sotto il nome IUS, Italian United States: il nome è subito piaciuto agli sponsor, ai gestori telefonici e ai satrapi delle tv. La sigla derivante da Federazione Italiana Governi Autonomi è stata accantonata per un singolare soprassalto di buon gusto.

 

 

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