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Cinque Cerchi / Cancellata la 50 km di Marcia. Nel silenzio.

Giovedì 7 Febbraio 2019

 

diniz 
Yohann Diniz, campione mondiale in carica della 50 km.

 

Nella distratta assenza delle nostre autorità sportive, prende corpo lo stravolgimento del programma della Marcia, il tradizionale comparto che più di altri ha prodotto grandi successi per lo sport italiano. Un azzardo e uno schiaffo alla tradizione.


Stefano La Sorda


Qual è la nazione del mondo con più medaglie olimpiche ottenute nella 50 Km di marcia? Guarda un po’, l’Italia nostra, quel paese di grandi camminatori che iniziò nel 1932 con il bronzo di Ugo Frigerio, seguito poi dall’oro del 1952 di Pino Dordoni, il bronzo e l’oro di Abdon Pamich nel 1960 e 1964, l’altro bronzo di Sandro Bellucci del 1984 e infine l’oro di Schwazer nel 2008. La marcia è uno sport nello sport, disciplina di resistenza unica, un tesoro di medaglie per l’Italia. Con la 50 Km di marciam di fatto cancellata dal programma delle massime manifestazioni sportive internazionali, il silenzio (si spera solo momentaneo) di Malagò, Giomi e del direttore tecnico della FIDAL Antonio La Torre (che pure di marcia ne capisce), farebbe pensare ad una amnesia collettiva.

La Federazione internazionale di atletica ha ufficializzato ieri le proposte della Race Walking Committee (commissione presieduta dall’ex marciatore Maurizio Damilano) che saranno votate nel prossimo Meeting del Consiglio IAAF a Doha il 10 e 11 marzo 2019. Le proposte, che comprendono lo stravolgimento delle distanze e l’inserimento del controllo elettronico dell’infrazione di sospensione, saranno approvate salvo improbabili ripensamenti. Le distanze di gara dei principali eventi internazionali dovrebbero quindi cambiare come segue:
 

Evento

Uomini

Donne

Tokyo 2020 Olympic Games

20 km / 50 km

20 km / *

Oregon 2021 World Athletics Championships

20 km / 30 km

20 km / 30 km

2022 Race Walking Team Championships

10 km / 30 km

10 km / 30 km

Budapest 2023 World Athletics Championships

10 km / 30 km

10 km / 30 km

Paris 2024 Olympic Games

10 km / 30 km

10 km / 30 km

* Indica la possibilità di inserimento della 50Km donne che deve essere ancora approvata dal CIO.


La tempistica del comunicato IAAF è comunque conseguenza delle già avviate proteste dei marciatori di tutto il mondo che erano conoscenza dei fatti in anticipo, visto che le modifiche erano trapelate da una riunione della commissione marcia svoltasi a Montecarlo il 2 febbraio. Ciò che però è più grave è un dettaglio di quella riunione nel palazzo IAAF: dopo aver votato la sostituzione della 50 Km e della 20 Km con una 10 Km ed una 30 Km, è stato chiesto ai presenti di non dire nulla prima del consiglio del 10 marzo, evidentemente per evitare polemiche ed arrivare in silenzio al giorno dell’approvazione finale. È chiaro quindi il comunicato di ripiego per cercare di smorzare gli animi e scoraggiare chi protesta.

I marciatori hanno una opinione prevalente, nonostante la Commissione marcia affermi il contrario basandosi su sondaggi e “ampie” consultazioni di cui non si conoscono i veri dettagli e partecipanti: le distanze vanno bene così come sono. Il cambio è considerato da molti una scelta priva di senso che, soprattutto per la cancellazione della 50 Km, escluderebbe dalle competizioni gli atleti più portati alla prova di resistenza. Chi conosce la marcia sa che il “cinquantista” è un atleta diverso dal “ventista”, la preparazione di gare così differenti è molto diversa, le gare stesse sono diverse, la 20 Km ormai è considerata una gara veloce, ma la vera prova di resistenza caratterizzata da colpi di scena come nella stupenda gara di Rio 2016, è l’essenza della marcia stessa: è la 50 Km. Ritornare alla 10 Km, quando già in passato per problemi di giudizio la distanza breve era stata rimossa, è demenziale. Fare una 30 Km inutile: è molto simile alla 20 Km, rimane una gara veloce e non ha nulla a che vedere con la 50.

Cambiare le distanze è da “pazzi”, per citare l’espressione usata sui social dal Campione del Mondo Yohann Diniz; il francese ha rilasciato ieri una intervista su L’Équipe, dicendo che le nuove distanze “snaturano la marcia”. Parole sante: i problemi sono altri, primo fra tutti la promozione della disciplina al pubblico di non esperti, cosa su cui l’apporto della Commissione marcia IAAF, presieduta da troppi anni da Damilano, ma anche delle singole Federazioni di Atletica, è stato lacunoso.

Queste le altre accuse mosse nei confronti della Commissione; le proposte di modifica oltre ad essere folli sarebbero state fatte di nascosto (come avevano provato a fare già nel 2017), una decisione già presa facendo finta di consultare gli interessati. Del resto, Damilano per giustificare le modifiche ha citato “cambiamenti radicali” per “adattarsi al mercato mondiale in cambiamento per partecipanti, spettatori, media e sponsor”. Alla faccia del suo sport e dello spirito olimpico, la marcia dovrebbe suicidarsi perché, ad esempio, occuperebbe troppo spazio televisivo.

Ma veniamo all’innovazione del controllo elettronico della marcia, la soluzione di tutti i mali. Dal 2013 la Commissione marcia IAAF è stata impegnata nello sviluppo di un sistema di un controllo elettronico che aiutasse i giudici almeno nella corretta valutazione della fase di volo degli atleti; si chiama “sospensione” ma attualmente è sanzionata solo se visibile ad occhio nudo dal giudice. Questo nuovo sistema di controllo elettronico, chiamato “Race Walking Electronic Control System (RWECS)” o più brevemente “Insole Technology”, ha portato via tempo e ingenti fondi alla commissione IAAF tra studi, registrazione del brevetto e produzione dei prototipi, tutto fatto presso il Dipartimento di Ingegneria Biomeccanica dell’Università di Barcellona. Il sistema però è ancora in fase di sviluppo, e rispetto agli annunci sembrerebbe in ritardo di 1/2 anni in quanto ne avevano previsto l’uso in competizione nel 2019, ma ciò non è ancora avvenuto, neanche con un test sugli atleti in gara. Non si conoscono esattamente i fondi spesi per tutto questo, è possibile però trovare sul sito dell’Università spagnola la cifra finanziata dalla IAAF da ottobre 2014 a giugno 2015: 68.000 Euro.

Al momento, secondo le informazioni fornite dalla stessa IAAF, esisterebbero solo 2 prototipi che sono stati testati con successo, ma non si sa da quali atleti. Alla richiesta di Jared Tallent (oro sulla 50 a Londra e doppio argento a Pechino 2008 e Rio 2016) e di altri marciatori internazionali di poter avere più dettagli e di testare personalmente la “Insole Tecnology”, la Commissione IAAF ha risposto negativamente dichiarando che per tutela del brevetto si deve aspettare prima che un produttore (non ancora trovato) cominci la fabbricazione in serie. Una obiezione che arriva direttamente dagli USA: con quello che hanno fatto i Russi con il doping, quanto ci vorrà per imbrogliare anche questo sistema composto da un orologio e due solette con impiantato un chip simile ad un adesivo antitaccheggio? Il doping tecnologico, dopo il ciclismo, arriverà nella marcia? E infine, lo sa Damilano che in Italia hanno già registrato un brevetto per un controllo elettronico della marcia simile a quello IAAF? Ci sarà una guerra sui brevetti?

La protesta è appena cominciata. Ieri mattina marciatori stranieri, un gruppo di giovani azzurri, allenatori, persone comuni, il Campione Olimpico in carica della 50 Km, lo slovacco Matej Toth, cui nelle ultime ore si è aggiunto il superdecorato francese Yohann Diniz, hanno aderito ad una singolare forma di protesta che si sta diffondendo tra marciatori ed appassionati tramite la pagina facebook https://www.facebook.com/LaMarciaCom: una foto in cui le braccia sono incrociate, una mano aperta ed una chiusa, ad indicare un 5 ed uno 0 come 50 Km, hashtag #SAVETHERACEWALKING ovvero “salva la marcia”. In tarda serata si è poi aggiunta una notizia che ha ancor di più scaldato gli animi: Peter Marlow (membro IAAF da 43 anni e storico giudice di marcia britannico), con un tempestivo comunicato stampa, ha annunciato le sue dimissioni dalla Commissione marcia, proprio in polemica con le scelte di cambiamento annunciate da Damilano sul sito IAAF poche ore prima. La crisi è aperta, sarà un mese lungo per Maurizio e per la Marcia.

 

 

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