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I sentieri di Cimbricus / In lode della semplicita' perduta

Martedì 5 Gennaio 2019

 

fake-news 

 

Giorgio Cimbrico

“I plagiati e i plagiatori scelgono toni, parole, facili metafore, grevi accostamenti che eccitano il pubblico dei plagiandi che finisce per passare dalla loro parte, anche perché, in larga parte, non ha un precedente modello di riferimento”.


Chi è versato nella Qabbalah può costruire un golem, un colosso d’argilla – fatto di quella materia grezza di cui era costituito Adamo prima che gli fosse insufflata l’anima –, e dargli vita appuntando sulla sua fronte la parola “emet”, verità. Il golem diventerà fedele servo del suo creatore, ubbidirà ai suoi ordini. Se il golem crescerà a dismisura il creatore potrà bloccarlo sostituendo la parola “emet” con “met”, morto. Joshua Low, rabbino in Praga nella seconda metà del XVI secolo, creò un golem che, dopo esser stato suo devoto servitore, iniziò a trasgredire agli ordini e a creare grattacapi.

A Low, che non riusci a disattivarlo, non rimase che rinchiuderlo nella soffitta della sinagoga Staronova, nel cuore del quartiere ebraico di Praga. Dicono che il golem sia ancora lì rinchiuso. Gustav Meyrink scrittore e esoterista, ne ha tratto un libro che ha ispirato anche un film espressionista.

Il golem può trasformarsi facilmente nel simbolo, nell’oggetto di chi viene creato per subire un processo di asservimento. Se questo servaggio investe la sfera spirituale e intellettuale può esser definito plagio. Che, tra l’altro, è anche un reato contemplato dal codice.

Quanti di noi, oggi, rischiano di esser piegati, plagiati? Quanti se ne accorgono, oppongono resistenza, si ribellano apertamente? Quanti si lasciano piacevolmente trasportare dalla corrente? Quanti intuiscono che quella dimensione che hanno accettato finirĂ  per portare vantaggi materiali, economici, in popolaritĂ ?

L’asservimento e il plagio sono presenti nella nostra vita, sono intuibili, ronzano, pungono, urticano, Sono la linfa cattiva che scorre nelle vene dell’informazione, della comunicazione, dei rapporti sempre più stretti e stritolanti tra capitale e sport.

Sono i canali attraverso cui passa un involgarimento costante, un’ordinarietà ripetitiva, un lavaggio a secco del bello, un nazionalismo d’accatto, una sempre maggior distanza posta tra vecchi ed esemplari modelli e pallide, incerte imitazioni.

I plagiati e i plagiatori scelgono toni, parole, facili metafore, grevi accostamenti che eccitano il pubblico dei plagiandi che finisce per passare dalla loro parte, anche perché, in larga parte, non ha un precedente modello di riferimento o se lo possiede in parte è frutto di vecchie testimonianze, di episodi e situazioni riferiti, all’insegna di un “meraviglioso” tra l’omerico e l’ariostesco. Attendibili?

Nel dubbio (se è ancora possibile o permesso …), meglio rifugiarsi nella normalità che circonda, in un presente ritmato da un Ruzante minore, da un Pulci in sessantaquattresimo, e che, come un gas abilmente dosato, asfissia lentamente o, al pari di una miscela di loto, porta a una progressiva cancellazione della memoria, sia quella personale sia la parte costituita dal patrimonio famigliare, ereditario.

E tutto questo è quanto ricavo dalla mia frequentazione a volte necessaria con quelli che vengono chiamati mezzi di comunicazione di massa, e per fortuna e per scelta mia io sono legato solo a quelli tradizionali. Persino il mio povero telefonino da euro 50,99 lo è. Il mio mondo est parvus sed aptus mihi, è piccolo ma adatto a me, mi dà il tempo di riflettere, di annotare i cambiamenti rovinosi, la malleabilità dei tanti golem e dei tanti creatori di golem che rendono sempre più ristretto il cammino in un mondo dalla semplicità perduta, dall’innocenza scaduta, dalla bellezza calpestata. Per molti, neppure conosciuta.

Il bianco e nero della tv trasformava la bruma leggera che saliva dal fiume Taff in un offuscamento prezioso che sarebbe piaciuto a Leonardo. Ora c’è la visione Q e l’affascinante prospettiva di parlare al telecomando, ora c’è il clima dell’Ambra Iovinelli prima della rifondazione, ora lievità l’è morta.

 

 

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