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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Fatti&Misfatti / Confessioni di un peccatore pentito

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Lunedì 28 Gennaio 2919

 
basket-siluette
 

"Noi e il nostro rimorso per aver deluso Fabio Monti e Nicola Roggero, voce e anima della ultima Cinque Mulini, che si erano offerti come superbadanti per il sabato sulla moquette del Mulino Meraviglia."

 

Oscar Eleni

Dalla bolgia dei traditori per non aver cercato in un cuore stanco, ma, si spera, non ancora gelido, la forza per onorare come tante volte in passato la Cinque Mulini ora ridotta ad una quasi breve sulle rosee cadenze pallonare. Chissà cosa avrebbe detto Frasca al Nebiolo furioso davanti a questa mancanza mediatica per una campestre che è stata storia, vita vera, grande momento di apertura mentale per tutta l’atletica, come diceva sempre Berra, quando riceveva nel suo convento uomini di campo come Turri erede del Malerba, cercando di arginare l’impeto di Beppe Mastropasqua e della sua Pro Patria nobile lombarda vestita all’inglese.

Tradimento per stare dietro a quelli del basket che, come previsto, si mettono a ballare per l’aumento degli spettatori in serie A perché hanno scoperto che avere Trieste è meglio della pur bellissima Capo D’Orlando, così come dovrebbe essere un guadagno per tutti il prossimo anno riavere in serie A la Fortitudo Bologna, unica a salvarsi sotto gli Asinelli in una città dove si straparla facilmente se il Baraldi calciofilo strombetta un improponibile “Milano stiamo arrivando”, ma dove arrivi se non parti direbbero Cochi e Renato, scoprendo sul campo che la Virtus cammina.

Una dura verità, certo meno comica di quella che spiega il tango triste di Aradori a quei sapientoni che danno la colpa al Pino Sacripanti che intanto sacramenta perché al Pianigiani la nobil casa ha comperato Nunnally, mentre il suo nuovo soldatino è Moreira. I cantori evangelici ci ricamano anche sopra mentre viene in mente quella storia del bambino povero che ruba i soldatini a quello ricco, tanto poi il padre miliardario gli comprerà una nuova armata. Milano è quella ricca. Gli altri le rubano i pezzi andati male e infatti nessuno al Forum ha avuto rimpianti per M’Baye bocca larga e l’Aradori da buongiorno tristezza che fa davvero fatica a prendere un vantaggio anche su difensori non conosciuti per la loro ferocia.

Chissà che faccia avrà fatto il presidente della Lega, il dolcissimo Bianchi, passato dalla felicità per essere stato ammesso al Consiglio Federale (accidenti!) allo sconforto per l’allenamento dell’Armani al Forum contro le Vu Nere senza punte, non soltanto Punter, con italiani misurati, pesati e trovati carenti cominciando dal Baldi Rossi velina difensiva. Il Bianchi spera tanto che la prevendita per la semifinale Milano- Bologna, in coppa a Firenze, possa andare avanti bene lo stesso, anche perché prima ci sarebbe un Varese-Cremona da guelfi e ghibellini della difesa e dell’attacco. Vedremo, ma intanto noi ci siamo persi l’anima senza trovare vero conforto nel ghiaccio della nostra bolgia dove pure stanno andando alla grande Paris, la Goggia, Wierer e Vittozzi, i pattinatori della nuova generazione, tutte probabili medaglie per i prossimi mondiali dove assisteremo ad una dolorosa gara di tiro alla fune: da una parte Malagò e il CONI senza la sua borsa, dall’altra il nuovo mondo dove, lo temiamo, potrebbero anche non sapere come svuotare l’oceano con un secchiello di promesse.

Noi e il nostro rimorso per aver deluso Fabio Monti e Nicola Roggero, voce e anima della ultima Cinque Mulini, che si erano offerti come superbadanti per il sabato sulla moquette del Mulino Meraviglia per ascoltare le verità di Franco Arese scritte così bene nel libro che racconta un viaggio affascinante con Tino Bianco e Oscar Barletta, partendo dalle fibre Snia per finire nel mondo del Marcello Pagani crudele e geniale.

Loro hanno perdonato, forse, noi non ci riusciamo anche perché quel quadretto ricevuto nel ricordo del Malerba, del Turri dei Galli, ci ha riportato in un mondo che non guarda con astio a quelli che c’erano prima, che non nega un tavolo di lavoro, che sa ricordare ed onorare come ha fatto Giuseppe Gallo Stampino, il presidente di oggi che non dimentica chi c’è stato prima di lui, come la signora sindaco a cui, fortunatamente, è stata risparmiata la domanda perduta negli anni: come sta davvero l’Olona? I Mulini, possibile che ci sia solo il Meraviglia?

Il tempo, cara gente, tempo che non ha offuscato il sorriso solare di Gabriella Dorio, una vita per correre e una per trasmettere passione, con quella gioia che lei chiama da ragazza di campagna che servirebbe tanto a tutti noi. Era stata magnifica come chaperon per giovani promesse anche al festival del cinema sportivo che Ascani porta a Milano ogni anno facendoci vedere stelle che restano libere da invasioni aliene. Lei e la sua ostilità verso la metropolitana dove l’hanno rapinata. Lei e i principi che erano sul palco per ricordarci che abbiamo avuto mezzofondisti di qualità, uomini che sapevano dove e cosa volevano fare: da Alberto Cova a Erba, passando da Panetta per finire a Franco Fava che, come ha detto Rondelli in RAI, è stato il nostro miglior uomo delle campestri, così come Paola Pigni fra le donne.

Ci siamo persi tutto per stare dietro agli urlatori del momento, ai bulletti che da piccoli amavano Superbone se adesso ne cantano le lodi avendolo trovato sotto nuove casacche. Noi prigionieri fra il conte Ugolino e i suoi discepoli, anche se questo gelo nel cuore sembra più quello di chi amministra il grande calcio, il piccolo basket, ma, sapete, nella non bolgia si incontra un po’ di tutto anche chi ha voglia di fare pagelle su questa giornata del basket dove Cantù si ribella nel nome di una storia tradita, dove Torino paga tutti i debiti accumulati quando aveva scelto Brown senza garantirgli una copertura come nelle società vere dove, anche se sbagli, nessuno se ne accorge.

Nella bolgia dei retrocedendi dove Pistoia soffoca c’è anche una Reggio Emilia che non riconosce più se stessa, una metamorfosi che non dipende solo dalla partenza di Dalla Salda e Menetti a cui il basket chiede l’impresa di ridarci Treviso e il Palaverde al piano di sopra, anche se l’atmosfera e la qualità della sfida al pala Dozza fra Fortitudo e la squadra di Vazzoler, sostenuta dalla De Longhi, ci ha affascinato molti di più di certe recite da guitti, partendo ovviamente da quella di Milano dove l’Armani ha trovato un pupazzo invece di uno sparring partner e quei giocatori della Vu Nera che sperano di cavarsela, perché chi li protegge scarica tutto sull’allenatore, meriterebbero una cura Porelli con punture di farfallone come diceva lui quando se la prendeva con Charlie Ugolini.

Pagelle, ancora una volta …

10 A Sasha DONCIC, padre del sensazionale Luka che illumina Dallas e la NBA a 19 anni, per quello che ci ha detto, fatto capire, nella bellissima storia raccontata così bene da Gigi Riva su Repubblica dopo aver incontrato a Lubiana questo serbo di 2 metri diventato sloveno, ex cestista di qualità, che non andrà a vederlo nell’All Star Game perché deve lavorare con i 120 ragazzini dell’Ilirija. Il titolo come memoria per tanta gente:” Ho lasciato solo mio figlio Doncic per renderlo grande”. Qui, come sappiamo e vediamo, la pensano tutti diversamente, dalle madri (spesso travestite da agenti) impiccione ai padri brontoloni.

9 Al PASHUTIN che ammiravamo sul campo, che avevamo considerato un raccomandato da casa Russia, perché questa Cantù lasciata sola nel gorgo ha trovato un buon allenatore, un compagno di viaggio per uscire dai fallimenti di troppe persone, anche di chi lo aveva messo a quel posto. Lui, come Sodini l’anno scorso, ci ha dimostrato che non tutti i soldati di ventura hanno lo stesso cuore a fort Knox come diceva Rubini davanti a certi campioni che fingevano di non capire.

8 Al CAJA artiglioso che si è ribellato quando i soliti noti avevano scambiato la sua Varese per i Boston Celtics. Ci ha lavorato, ha perso, ma adesso li ha ritrovati. Cara gente in questo basket da ricchi, un paio, e poveri, quasi tutti, soltanto il lavoro in palestra paga. Il resto sono chiacchiere da bar.

7 Al Luca VITALI tornato per ridare un sorriso alla Brescia confusa di questa stagione tormentata. Bravi in società a resistere, tenersi Diana, magari i play off potrebbero non essere più una chimera e con il pubblico della nuova arena c’è possibilità anche di volare più in alto.

6 A FONTECCHIO se ci darĂ  prestazioni di qualitĂ  come sta facendo in campionato da qualche partita. Restare nella real casa ci sembrava una scelta di comodo, ora le cose sembrano diverse. Speriamo per lui e per chi ancora crede nel basket italiano.

5 Al MAZZOLA che ha giocato bene, per una Reyer vagotonica uscita dopo due quarti contro Pistoia, se non confesserĂ  di aver trovato ispirazione e leggerezza dalla domanda fattagli da Mordente, nuovo entrato nella famiglia Eurosport, prima della partita quando voleva sapere come migliorare i bicipiti.

4 Al BARALDI virtussino che incautamente ha voluto stuzzicare la Milano che sta ricaricando le pile per la primavera di bellezza e il febbraio fiorentino. Avrebbe dovuto meditare dopo lo 0 su 17 da 3 contro i turchi del Dusko Ivanovic che ci fa sempre un po’ paura per come è stato stravolto dal basket che pure gli ha dato gloria e soddisfazioni. Eravamo con lui quando vietava i telefonini in viaggio e spogliatoio, poi lo abbiamo perso.

3 Al GALBIATI che si sta bruciando le dita con la patata bollente lasciata da Brown nella Torino smarrita che aspetta con ansia nuovi proprietari. Gli è mancata anche la fortuna che l’anno scorso gli fece trovare la coppa Italia a Firenze. QualcunoQQualcuno lo aiuti, magari non gli stessi che ci davano lezioni su questa isola non tanto meravigliosa.

2 Al LANDI di Reggio Emilia, bravissimo come la presidentessa Ferrarini, se dopo una partita velenosa persa contro Brescia ci fa sapere che non si riterrĂ  colpevole in caso di retrocessione. Eh no. Stessa barca. Si affonda insieme.

1 Ad AVELLINO se dovessero ironizzare con quelli che la vedevano come rivale per Milano, quasi più della Venezia arlecchino di questi tempi, servitrice di troppi padroni sul campo. Eh sì, farla passare per uno squadrone nel giorno in cui i benedetti da Armani prendono Nunnally, che fu bravissimo in Irpinia, e loro presentano come rinforzo il giovane talento Silins, purtroppo 0 su 5 all’esordio, è una delle tante barzellette messe in giro dagli evangelisti che cercano il miracolo dove ci sono già vino, pane e pesci e non c’è nulla da moltiplicare.

0 A DRAGIC e Travis DIENER perché del primo avevamo perso fiducia tanto tempo fa e del secondo pensavamo che fosse a fine corsa. Ci stanno smentendo per fortuna di chi non ci ha mai interpellato prima di prenderli o confermarli.

 

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