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Saro' Greve / Il possibile legame tra atletica e spettacolo

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Venerdì 25 Gennaio 2019

 

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Il bello della diretta e, perché no, dello spettacolo. Che in Atletica potrebbe trovare un terreno fertile e produttivo. A patto che sia assistita e prodotta da talenti veri, da impianti moderni, da tecnologia attuale e soprattutto da passione genuina in grado di coinvolgere i più giovani. Lo possiamo credere o solo auspicare?

Vanni Lóriga

Dopo una domenica particolare trascorsa ad Ancona mi torna difficile essere “greve”. Anzi, impossibile. Il giorno 20 gennaio non è stato solo speciale, ma addirittura specialissimo. Ho infatti vissuto, in assoluta e crescente euforia, il debutto (il ritorno?) dello Spettacolo Atletica. Non parlo della remota Atletica Spettacolo che peraltro ci fece vivere l’età dell’oro, ma di un fatto nuovo. Cioè uno Spettacolo costruito su un fatto atletico. Tutti sanno che per costruire uno spettacolo è necessario contare su alcuni fondamentali requisiti e saperli miscelare.

Essi sono un grande Protagonista; una ispirata Regia che sappia come coinvolgere il pubblico e pertanto un Pubblico appassionato; un Luogo (per i più giovani che non hanno ancora appreso la lingua italiana sarebbe una location) adeguato; una copertura Informativa a 359 gradi. Non dico a 360 perché tale misura angolare ci riporta al punto di partenza, cioè a zero.

La “Scala” dell’Atletica – Si trova ad Ancona quella che viene definita la “Scala” degli sport al coperto. Il PalaIndoor è veramente un gioiello, ma non si può dire che sia il migliore degli altri impianti fal momento che praticamente è l’unico in Italia degno di questa definizione. La sua storia merita d’essere ricordata. Negli ormai lontani anni Ottanta dello scorso secolo alcuni illuminati uomini di sport – come Terzo Censi, Romano De Angelis e Fabio Sturani – riuscirono a trasformare la Valle de Le Palombare, destinata ad edilizia intensiva, in una zona verde riservata alla sport. Accanto ad una pista di atletica ed a un campo di rugby si decise di costruire un palazzetto dedicato all’atletica.

Fu progettato dall’architetto Roberto Buccione. Forte delle esperienze maturate in materia (una trentina di piste in tutta Italia, fra cui le indoor di Torino, Firenze, Lodi) ha realizzato un manufatto perfetto. Costruito in meno di tre anni (dal 20 giugno 2002 al 9 febbraio 2005) resiste brillantemente nel tempo, sia per la operosa gestione di Del Brutto, Serresi ed attualmente dell’instancabile Pino Scorzoso, che per i costanti interventi di manutenzione e miglioramento dello stesso Buccione e dell’ingegnere Rodolfo Giampaoli, esperto soprattutto nel campo della “ottimizzazione” energetica.

In attesa di avviare i lavori delle nuove zone di riscaldamento e per il salto in alto per complessivi 1000 metri quadrati sono state “ricaricate” le pedane per i salti in estensione e il rettilineo centrale per la velocità.

Nel segno della velocità – Il nuovo pistino per i sessanta metri ha dimostrato subito di essere perfetto per i velocisti. Tanto che Filippo Tortu, che nel suo programma di allenamento invernale ha incluso due gare al coperto, ha deciso una verifica ad Ancona prima della gara del primo febbraio a Berlino. E nel programma dei Campionati Giovanili sono così stati incluse alcune gare extra. Fra queste due prove sui 60 metri, maschili e femminili. Confermiamo che si trattava di prove e non di batterie nè di serie. Le batterie prevedono la promozione alla fase successiva dei migliori; le serie si corrono una volta sola e la classifica finale si fa in base ai tempi. Qui era invece previsto che tutti corressero due volte sui 60 metri con un intervallo di 80 minuti tra le due prove.

In parole povere si trattava di un doppio test. Ad alto livello, peraltro, confortato dalla presenza di oltre 1000 giovanissimi in pista e di alcune migliaia di spettatori in tribuna, stracolma. E forse milioni nelle case italiana, per una inattesa diretta TV garantita da Mediaset.

Non si tratta di una novità, ma era anni che non succedeva. Mi ricordo, per esempio, il primato mondiale di Galina Chistiakova, il 7,52 nel lungo realizzato a San Pietroburgo il 10 giugno 1988 (telecronista, Giacomo Crosa ed unico inviato quello del Corriere dello Sport di cui al momento non mi sovviene il nome …)

Tanta gente per seguire un piccolo evento che così, per la indiscussa capacità comunicativa di Salvino Tortu, è diventato un vero spettacolo. A dimostrare che non è impossibile far parlare di questo nostra atletica che sicuramente non è morta e non morirà mai.

La simpatia di Mister Sprint – Si va ai blocchi di partenza per i 60 metri maschili. Quando viene annunciato il nome di Filippo Tortu il Palazzo sembra crollare per lo scroscio di applausi. È un rombo che sale sempre più alto. Non ricordo di aver mai avvertito, negli oltra ottanta anni che seguo l’atletica, un tale entusiasmo. Il nostro più bravo velocista italiano è forse al momento lo sportivo più popolare. Ed evidentemente se lo merita e non solo per essere fra i più veloci del mondo.

Ma come in tutte le storie che si rispettano non può mancare il momento dell’imprevisto. I ragazzi della prima prova restano dietro i blocchi, prima di partire, per oltre dodici minuti. Cosa è successo? Si ricorda giustamente il caro amico Alessio Giovannini. Giusto, ma proprio quello era il momento più opportuno, quando i velocisti sono tesi come balestre per lanciare il loro corpo verso il traguardo? Poi il fattaccio. Uno di essi si muove leggermente, Filippo lo imita e subito dopo un altro lascia i blocchi. Lo starter gli dà la falsa e viene eliminato, Il pubblico rumoreggia ed il solito puritano di passaggio (immancabile) urla che hanno voluto favorire Tortu … Il capo ufficio stampa della federazione, Marco Sicari, ricorda che il regolamento tecnico della IAAF stabilisce che la partenza sia falsa solo se un atleta si stacca dal terreno con un piede o con una mano (articolo 162/7) …

Finalmente si parte a Filippo rimonta tutti nella seconda parte della gara e conclude con il personale di 6 secondi e 58. Un bel progresso, soprattutto in una gara che non era stata programmata. Poi la seconda prova, ma tutti sono intimoriti e nessuno riesce a migliorarsi. Ma nessuno se ne duole e Filippo Tortu per due ore è impegnatissimo a firmare autografi e posare per foto e selfie. Esaminando con la dovuta calma in filmato della sua gara si stabilisce che nella fase lanciata ha corso alla velocità di metri 10,7 al secondo. L’Atletica italiana ha trovato un valore aggiunto. In tutti i sensi. Godiamocelo.

 

 

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