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Saro' greve / La Signora del Foro Italico: la vita come un romanzo

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Domenica 20 Gennaio 2019

 

fiammetta 2

Fiammetta con Giulio Onesti ai Giochi di Montreal 1976.

A fianco di Giulio Onesti e Donato Martucci è stata per un trentennio al centro della comunicazione del nostro Comitato Olimpico, caratterizzando un’epoca che si fa oggi fatica a confrontare col presente: un omaggio doveroso per Fiammetta Scimonelli.


Vanni LĂłriga


Nella scorsa puntata di Sarò greve abbiamo ricordato i nomi di alcuni illustri pensatori e scrittori che hanno parlato e discusso di sport. Alla ricerca di una cultura che pare smarrita ne aggiungo altri: fra tutti Walter Pedullà, Luigi Malerba, Ida Magli, Gillo Pontecorvo, Ennio Flaiano, … Perché li citiamo? Perché circa un quarto di secolo fa collaboravano alle riviste che erano pubblicate direttamente dal Comitato Olimpico Nazionale, esattamente Sport Italiano e Il Podio. E per saperne di più abbiamo contattato la collega Fiammetta Scimonelli che le diresse. E, considerato che fra pochi giorni (esattamente il 23 gennaio), ricorrerà il suo genetliaco, le vogliamo dedicare un doveroso omaggio. Di una Signora non si rivelerà mai l’anno di nascita, ma leggendo la sintetica biografia che vi proponiamo capirete che la sua vita è un lungo romanzo. Potrebbe essere la sceneggiatura di un film che magari apparirebbe fantasiosa e che invece è durissima e vera realtà.

Nata a Milano, nel 1938 raggiunse ad Addis Abeba suo padre Sergio che era stato nominato Direttore Generale per l’Africa delle Assicurazioni Generali Venezia. Con lei c’era la mamma Pia Bojano e la sorella maggiore Liliana. In Etiopia nacquero Carlo e Teresa. Ma quando l’Italia entrò in guerra Sergio parti volontario e di lui non si ebbero più notizie. Nel maggio del 1941 le truppe inglesi dilagarono nell’ex impero italiano: Pia ed i suoi figli furono traferiti in un campo di concentramento a Dire Daua dove Teresa, detta Resi, morì di broncopolmonite.

Un anno di detenzione e finalmente gli Scimonelli poterono rientrare in Italia a bordo del Vulcania, una delle Navi Bianche, che dopo il periplo dell’Africa e quaranta giorni di navigazione attraccò a Napoli. Breve soggiorno a Roma e poi, dovendo mantenere tre figli, Mamma Pia nel 1943 accettò l’incarico di segretaria di redazione del quotidiano Repubblica fascista che si stampava a Milano. Lei, con i figli, abitava a Legnano, pendolare verso la morte. Che la stroncò l’8 maggio 1945, insieme al Direttore Enzo Pezzato ed al redattore capo Sebastiano Caprino Satta. I tragici particolari di quei giorni sono stati eternati da Giampaolo Pansa nei suoi libri “Sangue dei vinti” e “Sconosciuto 1945”. Gli “sconosciuti” furono sepolti anonimi in una fossa comune. Come vennero in seguito identificati è una storia che andrebbe raccontata a parte.

Fiammetta venne ospitata a Roma dalla nonna paterna. Riprese gli studi che aveva interrotti dopo la prima elementare. Frequentò medie e superiori al Liceo Tasso; si maturò a 18 anni; a 22 conseguì la laurea (con lode) in filosofia con una tesi su Filodemo da Gadara, relatore Guido Calogero. Intanto aveva trovato il tempo per praticare atletica al CUS Roma e per sposare – ad appena 19 anni – il suo professore di filosofia Antonio Capizzi. Breve fu il matrimonio. Intanto cominciò a lavorare insegnando anche per un anno alle elementari di Montevirginio.

Poi in vista dei Giochi di Roma fu assunta come collaboratrice all’Ufficio Filatelico e lì conobbe, come cliente, Donato Martucci che anni dopo l’avrebbe chiamata al CONI. Il suo debutto come giornalista avvenne quasi per caso. Carlo Biffi di Momento Sera le chiese di scrivere qualcosa sulla sua esperienza olimpica. Non sapeva che il giornale le avrebbe dedicata una intera pagina. Lo seppe da Pasquale Stassano che si complimentò con lei. Fu apprezzata anche da Antonio Ghirelli che la incaricò di collaborare al Corriere dello Sport. E finalmente, nel 1966, fu chiamata al CONI. Il primo incarico fu la redazione del libro dedicato ai Giochi di Città del Messico. Nominata capo ufficio stampa del Comitato Olimpico nel 1978, ricoprì l’incarico prima con Onesti, poi con Carraro ed infine con Gattai.

L’attento lettore si chiederà (conoscendo il mio debole per l’Isola) se anche Fiammetta abbia avuto qualcosa a che fare con la Sardegna. E come no: quale addetta alla comunicazione della Titanus lavorò con De Seta al film “Banditi ad Orgosolo”. Fu anche in prima linea nel film “La Bibbia” diretto da John Houston, un colossal di Dino De Laurentiis dedicato ai primi 22 capitoli del Vecchio Testamento.

Ho premesso che la sua vita è un film: forse dovrebbe scriverne la sceneggiatura. Di cose da raccontare ne avrebbe tante, tante storie per ricordare una Storia che stiamo per dimenticare. Un vero peccato, …



 

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