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Osservatorio / Scusate, ma qualcosa mi sfugge ...

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Sabato 19 Gennaio 2019

 

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Considerazioni in chiaro/scuro dopo gli Stati Generali convocati al CONI e che pare poco o nulla abbiano aggiunto a quanto giĂ  si sapeva. Per di piĂą non hanno prodotto alcun documento di sintesi o vagamente programmatico. Strutture, management e obiettivi: Governo amico o meno resta questo il terreno sul quale si gioca la partita del presente, piĂą ancora che del futuro.


Luciano Barra

Sono passati alcuni giorni dalla conclusione degli Stati Generali e sono ancora confuso per le differenti sensazioni percepite, e parlo di sensazioni perché, come dirò più avanti, non c’è stato nulla di concreto. Di primo acchito la scenografia e la rappresentazione mi hanno ricordato il famoso film di Woody Allen “La Rosa Purpurea del Cairo”, nel suo contrasto fra fantasia e realtà, ma poi cinicamente ripensandoci sono più propenso – come ha ben scritto Daniele Dallera, sul Corriere della Sera – a ritenerle “bugie tattiche, giravolte politiche, parole in libertà: un’alternativa di nasi lunghi alla Collodi”.

Provo ad elencare alcune di queste sensazioni, partendo dalla cronaca.

• Gli Stati Generali sono stati anticipati e marcati dall’intervista al dolcificante concessa il giorno prima dal Sottosegretario Giancarlo Giorgetti alla Gazzetta dello Sport. Come dire ai partecipanti: “guardate che io non mangio i bambini”. Condita con una riflessione: “ad ascoltare non si sbaglia mai” che, detta dopo aver unilateralmente collocato il masso del comma 633 art. 1 della legge 145 del 30 dicembre 2018, fa sorridere. Credo che, giornalisticamente parlando, ci sarebbe stata bene, di fianco, un’intervista a Malagò, che evidentemente da qualche tempo non è nelle grazie della “rosea”.

• Lo stesso Giorgetti, grazie al suo intervento di apertura ha dimostrato di avere una visione lucida e un profondo rispetto per il mondo dello sport. Concordo con quanto mi ha detto un suo neo-consigliere: “Il CONI dovrebbe sfruttare un uomo del genere”. Bugie tattiche? I fatti lo chiarificheranno. Per lucidità e presenza mi ha ricordato il miglior Gianni Letta che a lungo aveva occupato il suo stesso scranno a Palazzo Chigi.

• Giovanni Malagò – che a differenza di Giorgetti non conosce la massima “ad ascoltare non si sbaglia mai” – ha aperto con un intervento saggio, basato sul “credo, penso, spero”, ma anche ponendo alcuni puntini sulle “i”: “per quanto ancora deve essere scritto e formalizzato, su alcune cose che possono essere cambiate perché così la messa a terra non funziona”.

• Grazie a questa ouverture, mi attendevo che gli Stati Generali si chiudessero con un documento/decalogo che indicassero dei “paletti” che il mondo dello sport auspica a difesa della propria autonomia e, soprattutto, alcuni suggerimenti sulle tre tematiche fino ad oggi impropriamente rimaste sulle spalle del CONI. Vale a dire impianti, scuola e salute, temi dei quali il Governo vuole finalmente occuparsi. Un ottimistico “si vede la luce in fondo al tunnel” e l’immagine di “una grande nave, che dipende dal capitano, e da un grande equipaggio”. Sulle capacità del capitano potrei anche concordare, ma sul grande equipaggio un po’ meno. Forse più una ciurma.

• Gli interventi da parte dei partecipanti? Tanti, tutti, meritevoli di attenzione. Il sito del CONI li ha puntualizzati con precisione. Si è passati da chi ha definito l’accaduto come una “sottrazione di cassa” o come un inutile tsunami, a chi invece è stato più ottimista. Come hanno sottolineato i giornali, molto meglio le parole dei dirigenti periferici e degli atleti. I primi con un cuore che batte, preoccupati delle ripercussioni della riforma dal momento che sono loro il terminale finale nel contatto con la realtà di tutti i giorni. Gli atleti hanno rappresentato la preoccupazione e il disorientamento su quale sarà il loro riferimento e soprattutto l’impossibilità di divedere l’attività in sezioni, come fosse un albero da segare. I tecnici? Non pervenuti, peccato. Peccato anche che nelle conclusioni del presidente Malagò e soprattutto del segretario generale Carlo Mornati, che è ancora il responsabile della Preparazione Olimpica, poco risalto sia stato dato a quanto hanno detto gli atleti. Ma non è questa l’attività primaria che la nuova riforma delega completamente al CONI?

Ciò detto, ovviamente non sfuggo ad alcune considerazioni personali:

1) Mi pare che questa Riforma sia fatta a costo zero per lo Stato. Anzi con le risorse che una volta erano completamente a disposizione del CONI (410 milioni circa) ora si pensa di intervenire in altri campi come Scuola, Associazionismo Sportivo, Impianti di base, Cultura sportiva (forse). Ma come sarà possibile? Si parla di nuove risorse che potrebbero rendersi disponibili grazie ad un meccanismo studiato dal MEF (Ministero Economia e Finanze) in base a delle “percentuali previste”. Nell’attuale situazioni economica e con un PIL in forte calo non vorrei che ciò restasse un pio desiderio. Ma è stato sviluppato un progetto per capire quanto tutto questo costerà? Speriamo non a discapito dello Sport (e in particolare delle Federazioni) per il quale il Governo ha persino annunciato un aumento di risorse. Chi farà la moltiplicazione dei pani e dei pesci?

2) Dietro a questa riforma non riesco a leggere un progetto. Lo Sport, non solo quello italiano, è differenziato su tre livelli: la promozione sportiva, l’agonismo fino ai Giochi Olimpici, il tempo libero. Su ognuno dei tre livelli incidono poi elementi trasversali come quelli relativi agli impianti, ai quadri tecnici e, ancora, alla cultura sportiva. Ora resta da capire come questo riforma potrà incidere sui diversi livelli e non annodarsi in maniera demagogica fra gli uni e gli altri.

3) Ha ragione Malagò quando osserva che lo Stato non ha mai dato dimostrazione di efficienza ogni qualvolta è subentrato nello gestire direttamente qualcosa. Si dovrebbe smentire proprio ora? A questo proposito mi domando chi ha avuto l’idea di “sbianchettare” il Salone d’Onore del CONI, in un momento in cui serviva esaltare invece i colori ed i valori del passato. Averlo colorato ed arredato come un ospedale pubblico è un cattivo presentimento. Speriamo che non si trasformi in un CUP od in una ASL.

Ultima osservazione sui due attori di questa (incruenta?) tenzone.

Giorgetti? Io sono d’accordo su chi sostiene che si debba investire su lui in quanto risorsa. Pensate cosa può accadere se arriva qualcun altro ad interpretare questa riforma? Ho stampato la sua lettera pubblicata su La Stampa di stamani in risposta ad un intervento di Marco Tardelli. Conserverò questa lettera come un atto notarile del Sottosegretario. Lui deve sapere che nello Sport noi siamo molto attenti a quanto viene scritto. Per cui vigileremo nel rispetto delle promesse fatte oggi.

Il CONI e Malagò? Abbiamo già detto della necessità di saper ascoltare e sapersi contornare di consiglieri di ben altro livello. Ma il problema è più profondo. Gli ultimi 20 anni hanno abbassato notevolmente il livello dirigenziale italiano, e qualcuno, come Gianni Petrucci, che oggi ambirebbe di tornare in auge [sic!], se ne deve far carico. Il nostro sistema dirigenziale deve trovare nuova vitalità. Durante gli Stati Generali mi sono sentito inadeguato all’evoluzione dei tempi ed alla necessità di nuove logiche e di approcci più moderni. Il meglio lo stanno dando l’Accademia dei Maestri dello Sport e l’Osservatorio dell’Accademia Olimpica, con i saggi e profondi interventi fatti in questi ultimi mesi. Vogliamo rivedere i processi elettorali, i limiti di età e la formazione dei futuri dirigenti?

Speriamo di non dover attende una nuova edizione degli Stati Generali, e che non si facciano solo nei momenti di difficoltà o solo per auto-incensarsi. Bisogna avere il coraggio di saper fare autocritica. Solo così si cresce e si è credibili.

 

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