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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Saro' greve / Sempre viva l'italica marcia. Per fortuna.

Lunedì 7 Gennaio 2019

 

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Vanni Lòriga

Sarà che il miglior atleta dell’anno 2018 è stato ancora una volta un marciatore, ma è sempre augurabile che a salvare gli italici destini atletici sia ancora Nostra Signora della Marcia. Nel rispetto di un passato fecondo e nella prospettiva di una futuro all’altezza.


Fra le sorprese che ci riservano le festività di fine anno le più gradite sono gli auguri di vecchi amici che talora riappaiono all’improvviso. A cavallo del cessante 2018 e dell’irruente 2019 particolarmente care mi sono giunte le voci di marciatori di altre epoche che hanno il potere di rievocare fatti e persone lontane. Gente e vicende che meritano di essere ricordate. Il primo a farsi vivo è stato Mario Lelli. Non è famoso come altri campioni, ma alla fine degli anni Quaranta/Cinquanta visse momenti di grande popolarità per almeno due motivi.


Premetto che era uno stilista eccezionale, elegantissimo nella sua camminata apparentemente senza sforzo. Diciamo anche che si comportava in maniera imprevedibile in molte occasioni. In una gara di marcia classica, la Roma-Castelgandolfo, ad un certo momento, affronto le salite marciando all’indietro. Andava fortissimo ed i giudici inizialmente non intervennero perché il regolamento non vieta questo tipo di andatura.

 


Dopo quella trovata il pubblico accorreva allo Stadio delle Terme e invocava a gran voce la “retromarcia”. E dopo un paio di giri il famoso Mario li accontentava fra il tripudio delle genti. Alla fine il solerte giudice Italo Carpita scoprì come bloccare il marciatore idolo delle folle. Lo squalificò applicando alla lettera la regola 191 che a quei tempi prescriveva che il piede posteriore non potesse abbandonare il terreno prima che non l’avesse toccato quello anteriore. Andando a marcia in dietro, qual era il piede anteriore e quale quello posteriore?

Terminò così la carriera di marciatore, ma per Lelli iniziò quella di attore. Fu infatti a fianco di Alberto Sordi nel film “Mamma mia, che impressione!”. Regia di Roberto Savarese aiutato assiduamente da Vittorio De Sica, sceneggiatura di Cesare Zavattini e dello stesso Sordi. Celebre il passaggio davanti al Foro Italico, con un Lungotevere quasi deserto, … A dir la verità il film avrebbe meritato la famosa definizione che Paolo Villaggio affibbiò ad un vero capolavoro … Ma fu una pellicola anche divertente che con piacere abbiamo rievocato.

Ricordando la marcia di quei tempi, quella di Gianni Corsaro, classe 1925 come Paolo Valenti pure lui marciatore e, pochi lo sanno, anche lottatore di greco-romana; di Pino Dordoni 1926; di Vanni Lòriga 1927 e di Mario Lelli 1928. E Mario non ha perso l’occasione per farmi notare che con i miei tempi ho rovinato la media di quei giorni gloriosi, … poco male: se non ci fossero gli ultimi non ci sarebbero neanche i primi e il Barone de Coubertin verrebbe bandito dalla storia.

Seconda telefonata da un altro marciatore dotato di valori sicuramente non del tutto espressi, Si tratta di Pasquale Busca, nato nella siracusana Melilli nel 1948, diciannove presenze in Nazionale nell’arco di sei anni, dal 1967 al 1973 (compresi i Giochi del Messico) dopo un debutto folgorante addirittura con un successo su Pamich. Proprio Abdon è la terza persona che ci saluta con parole augurali ed è addirittura doveroso sottolineare la differenza fra questi due amici.

A parte la loro provenienza geografica (estremità sud della Sicilia e terminale nord-est del Quarnaro) ai sei anni di pratica agonistica di Pasquale si contrappongono gli oltre venti di Abdon con 43 presenze in Nazionale. E soprattutto la constatazione che il primo amava sicuramente la marcia, ma nutriva anche altri e disparati interessi, mentre il secondo non ha mai smesso di alternare tacco e punta assicurandosi 40 titoli nazionali, due europei, un bronzo e un oro olimpico migliorando anche alcuni primati mondiali.

Proprio con Abdon vogliamo aprire un biennio che ci porterà sino ai Giochi di Tokio 2020, nella città che lo vide olimpionico 55 anni fa.

“Non sono in grado di fare pronostici – ci dice – anche se in casa nostra qualcosa di positivo esiste, fra donne e uomini. Sono invece disponibile a raccontare come dopo tanti chilometri di fatica, di gare, di sfide impossibili sono riuscito a raggiungere il massimo risultato. Vinsi nel 1964, ma già nel 1956 a Melbourne ero il favorito. Per timore che avessi lavorato poco il CT di allora, all’antivigilia della 50 chilometri, me ne fece fare una sessantina per … aumentare la resistenza! Non andò così e giunsi quarto. Per Roma 1960 si cambiò registro e per tutto il mese precedente i Giochi mi furono vietate le gare. Arrivai al bronzo dopo grande rimonta. Ed allora decisi che il segreto di chi vuole diventare campione è di capire quali siano le sue vere possibilità ed esaltarle. Lo diceva anche Agostino da Ippona: Entra dentro di te, nell’interno dell’Uomo trovi la verità. So benissimo che i tecnici sociali e federali sono ora ben preparati, ma ricordo che l’atleta deve attingere alle sue risorse, impegnandosi ad esaltarle al massimo. È con il proprio cuore e, soprattutto, con la testa che si può ottenere il massimo. Non esistono tabelle magiche, esisti tu e sei un unico che devi imparare a conoscere e a migliorare”.

Parola di Marciatore. E’ probabile siano quelle giuste perché l’Italia dei Frigerio, dei Dordoni, dei Pamich, dei Damilano, ecc. riprenda a marciare. Ultimo consiglio di uno che la marcia la conosce: dopo la seconda ammonizione, datti una regolata, …

 

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