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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Martedì 1° Gennaio 2019

 

salone donore-mezzelani 

Dopo l’approvazione finale delle norme di riforma contenute nella manovra finanziaria, affrontiamo i diversi argomenti che toccano il mondo dello sport e modificano profondamente il futuro del CONI, tranciando di fatto il legame secolare tra Comitato Olimpico e Federazioni Sportive. Tutta colpa di Giorgetti e Valente?

A colloquio con Luciano Barra
 
SportOlimpico. Sei disponibile ad un’intervista senza veli e reticenze sull’attuale situazione dello Sport italiano?

– Si, certo, ma rischio di ripetere molte delle cose già scritte da me e da altri su SportOlimpico in questi ultimi due/tre anni. Pensate che solo sugli ultimi articoli ho avuto oltre 120 commenti e tutti positivi e concordanti.

SO. Quale è il tuo commento alla situazione che si è venuta a creare nello Sport italiano dopo la riforma voluta dal Governo?

– Sono allibito. In due mesi sono stati cancellati oltre 70 anni di storia. Onesti e Zauli si rivolteranno nella tomba. E il tutto con una facilità irrisoria. Mi ricorda una lama di coltello che entra facilmente in un panetto di burro senza che la lama sia arroventata e quindi senza alcun dolore esteriore. È difficile trovare nel tempo fenomeni di tal genere, senza che nessuno si lamenti o che nasca una spontanea e normale reazione al fenomeno. Se pensiamo a come, al di là della spicciola cronaca, è stato trattato il tema dai media italiani, RCS e RAI in testa, si può solo concludere che è il peggior segno, con le riflessioni del caso sugli errori fatti.

SO. E le cause?

– Come abbiamo più volte scritto su SportOlimpico partono da lontano. Da un punto di vista filosofico fondamentale è stato quello di presentare, e far considerare, lo sport come un fatto muscolare e non un aspetto culturale e sociale. Questo ha reso molto facile ai politici di oggi rivoltare le carte in tavola, senza che nessuno protestasse. In Italia, quando si parla di sport, si intende il calcio con tutte le sue nefandezze, come stanno a testimoniare gli ultimi disgustosi avvenimenti. Invece ci sarebbero degli aspetti del calcio estremamente positivi che vengono regolarmente ignorati. L’aspetto più positivo del calcio è ciò che sta in mezzo al campo, giocatori, allenatori, arbitri. Il peggio è tutto quello che si muove all’esterno: dirigenti di club e giornalisti (ovviamente ci sono anche qui le eccezioni). Anche negli ultimi episodi di violenza dirigenti e media hanno le loro responsabilità.

SO. Ma la dirigenza sportiva olimpica ha le sue responsabilità?

– Certo, anche lì si è ripetuto quanto dicevo sopra. La massima aspirazione per i leader del CONI degli ultimi venti anni è stata quello di cercare di scalare le poltrone del calcio, nel bene o nel male. Leggete i loro CV e ne avrete la conferma. Quanti Ave Maria dovrebbero oggi recitare nel loro rosario delle preghiere.

SO. Del tipo?

– In primo luogo non aver capito e utilizzato la popolarità del calcio, e di altri sport professionistici, come quelli dei motori e delle biciclette, in maniera utile e soprattutto a difesa di tutto lo sport dilettantistico. Se pensiamo ai miliardi di lire, e oggi ai milioni di euro, che il CONI ha gestito, unico paese al mondo a finanziare con soldi pubblici una federazione di calcio, senza pretendere nulla in cambio. Ma non sarebbe stato più utile a tutto il mondo sportivo, e a difesa dello stesso calcio, se si fosse percorso il sentiero degli aiuti sociali (per esempio, ai veri poveri che vivono negli ospizi) e allo sport dilettantistico. Perché le società di calcio non dovrebbero ogni anno donare lo 0,1% a società sportive dilettantistiche del proprio territorio? E perché i campioni professionisti non dovrebbero donare anche loro lo 0,1 % dei loro lauti guadagni in borse di studio per giovani atleti?

Credo che le attuali norme fiscali non solo lo permetterebbero, ma renderebbero tali prelievi detraibili. E anche se così non fosse, basterebbe stilare una “decretino” … Proprio in questi giorni, Rafa Nadal ha donato un milione di euro agli alluvionati di Maiorca, sua terra natale, per citare uno dei tanti esempi che vengono dall’estero e in tutti questi casi c’è la generosità, ma anche la detraibilità. Non sono questi i provvedimenti che un CONI più attento avrebbe dovuto perseguire e mettere sul tavolo dei vari Gianni Letta, Luca Lotti e Giancarlo Giorgetti? Senza mai dimenticare che tutte le risorse che girano, anche quelle del calcio, sono della comunità e non certo, come si sostiene, private.

Invece di pavoneggiarsi col ritornello che siamo il Comitato Olimpico più grande, che, come ha ben sottolineato Giorgetti, non significa automaticamente il migliore. E poi come ci si può vantare di essere, o essere stati, bravi quando si vive di risorse della Lotteria o di una legge dello Stato? Il massimo è stato quando ci si è pavoneggiati oltre misura per essere giunti quarti nel medagliere ai Giochi Olimpici della Gioventù di Buenos Aires. Neppure Giorgetti e Valente ci hanno creduto.

SO. Ma per venire ai giorni nostri e all’immediato futuro?

– L’attuale presidente del CONI ha solo un alibi: aver ereditato un Comitato Olimpico, dopo 13 anni di vuoto assoluto, totalmente privo di sogni e di ideali. Ma lui non ha fatto nulla per cambiarlo, anche perché non ha voluto vicino a se nessuno che avesse la cultura e la forza per farglielo capire. Poi, aggiungiamo, che il suo approccio è stato quello di avere un solo obbiettivo: far vedere so essere il più bravo di tutti quelli che lo hanno preceduto. Un gravissimo peccato di presunzione. Ricordo che una delle ultime volte che sono stato da lui, mi ha detto: “sono la persona a Roma meglio relazionata di chiunque altro”! Ho riflettuto a lungo su questa frase che alla luce di quanto accaduto mi pare risibile. Nei decenni passati bastava qualche biglietto domenicale per lo Stadio Olimpico per tenere a bada l’orda dei politici che cercavano di invadere lo sport.

Ma la fotografia più nitida di cosa è il CONI di Malagò viene data dall’assoluta mancanza nella struttura di Commissioni e Comitati che sono la vera forza di ogni organizzazione. Il CIO, tanto per ricordare, ne annovera una trentina. Noi, al di là di quelle per gli organi di giustizia o del doping, zero. Non c’è un Membro di Giunta che abbia una delega. Mi viene da dire “un uomo, un uomo solo al comando” ma non si tratta di Coppi. È vero che non sono le Commissione o i Comitati che risolvono i problemi, anzi, ma coinvolgono dirigenti volontari, li formano e compattano le forze.

SO. Si però ha creato la Hall of fame, gli atleti del secolo, e quando parla degli atleti ripete sempre “i miei atleti”.

– Vero, ma sempre solo eventi di cui si è visto il primo tempo e non quello successivo e conclusivo. Annunci. Pensiamo cosa si potrebbe fare ogni domenica allo Stadio Olimpico durante una partita di calcio? Che so, la cosa più banale: far scorrere sui tabelloni video alcuni dei momenti più belli dello sport italiano, presenti o passati. O i filmati dei vari record del mondo di atletica battuti allo Stadio Olimpico (credo siano 23). Al Bislett Stadium di Oslo ne hanno fatto una religione. Persino nel Principato di Monaco, allo Stadio Luis II, lo stadio più esclusivo al mondo, sono incisi i grandi risultati lì conseguiti. All’Olimpico non c’è neanche segno visivo della vittoria Olimpica di Berruti. L’ignoranza degli italiani in cultura sportiva si evince ogni qualvolta, in uno dei tanti quiz televisivi, c’è una domanda di sport che non riguarda il calcio. Silenzio assoluto. Ed un bel diario scolastico editato, che ne so con RCS, con tutte le storie umane e non dello sport?

SO. Ma le medaglie sono il suo vanto

– Si certo, ma quella è solo la vetrina. I politici pensano che quelle verranno sempre e comunque. La vera forza del CONI nel passato è stato apparire un tutt’uno con le Federazioni e le 70.000 società sportive (che errore staccare le FSN dal CONI!), la sua struttura periferica (che errore chiudere e demotivare strutture e dirigenti che presidiavano con passione il territorio), il volontariato sportivo (che ha un valore d’impatto economico e morale mai calcolato a pieno e mai difeso). Oggi se il CONI avesse voluto fare un’azione di forza contro il dictat del Governo portando in piazza i milioni di tesserati, avrebbe registrato un flop perché loro sono stati abbandonati. Mi ricorda la storia di quel Lord Scozzese, Lord Home (si, proprio come “casa”) che quando guidò in battaglia il suo Clan contro un Clan rivale, come incitamento all’attacco gridò il nome del casato “Home” e tutti se ne andarono a casa. Motivo per cui cambiò il suo nome in Lord Hume.

Sulle medaglie potrei scrivere un libro del tipo di quelli di Vespa. Nell’ultima relazione scritta prima di lasciare dopo 10 anni la Preparazione Olimpica (con in bilancio di 110 medaglie contro le 55 precedenti) ricordai che il nostro Paese aveva un potenziale da 40/50 medaglie. Ero appena stato ad un convegno sull’alto livello organizzato in Germania. I tedeschi sono molto pragmatici ed erano arrivati alla conclusione che, esistendo una serie di condizioni di base, investire centocinquantamila euro “intorno” ad un atleta di livello internazionale significa vincere una medaglia. Fatevi un po’ di conti di quante ne potremmo vincere noi: 50 medaglie corrispondono a 7,5 milioni.

SO. E che dire delle Candidature Olimpiche?

– Non voglio essere cattivo, mi sono sembrate tutte propedeutiche per la scalata personale al “soglio olimpico”, soprattutto questa ultima di Milano-Cortina: Sessione CIO (mancata) a Milano, Candidatura dettata dal Governo, proposta minimalista con la scusa dell’Agenda 2020. Dio non ce ne voglia, ma i costi per l’organizzazione e le infrastrutture saranno tre volte superiori a quanto previsto e, ancora un volta, la colpa ricadrà sul CONI, che ha stilato i conti, e in genere sul mondo dello sport. Dando così ragione alle attuali scelte politiche.

Ma poi questa candidatura non risponde alla prima domanda che ogni membro del CIO si fa prima di votare: perché? Fosse stata solo Milano – nonostante la mancanza di montagne vicino, come d’altra parte capitato per Pechino e altre – sarebbe stato spiegabile, ma con Cortina meno. Anche perché Cortina, nel 2021, celebra (finalmente) il sogno di avere i mondiali di sci alpino. Le altre sedi di gara non aggiungono nulla al loro valore intrinseco visto che non sono previsti lavori di miglioramento viari o infrastrutturali.

Dove siamo caduti in profondo rosso è nella nostra forza e presenza internazionale. Addio ai tempi di Rodoni, Beneck, Croce, Franchi, Nebiolo, Gnecchi Ruscone, Grandi, ecc. Ora abbiamo collezionato una serie di sconfitte gravi senza che il CONI facesse nulla per evitarle: Urso (Pesistica), Barelli (Nuoto), Luciano Rossi (Tiro), in parte anche Falcinelli (Pugilato). Bravo invece Ferriani (Bob), unico italiano presidente di Federazione Olimpica effettiva e ora anche Membro dell’Esecutivo del CIO. Forse il più autorevole resta Francesco Ricci Bitti che pur non essendo più Presidente di Federazione Internazionale è rimasto a Presidente dell’ASOIF. Reggono e sono bravi per proprio conto Fraccari (Baseball & Softball), Aracu (Roller Skating), Pigozzi (Medicina Sportiva). Meritano anche di essere citati perché rispettati in campo internazionale Raffaele Chiulli (Presidente delle Federazioni Internazionali riconosciute dal CIO) e Franco Ascani (Presidente della Cinematografia Sportiva) .

Un brutto segno questo indebolimento anche perché nel caso di Barelli sembra che il CONI si sia messo di traverso sia al momento della sua rielezione alla LEN che alle elezioni della FINA. E queste cose in campo internazionale si sanno e si criticano: “les Italiens, …”. Salvo poi presentarsi alla gara della Pellegrini ai mondiali di Budapest e essere ricompensato da Maglione con la consegna della medaglia all’azzurra, contro qualsiasi regola di protocollo. Uno sgarbo in piena regola.

SO. Ma vedi qualche errore grave anche in questo ultimo periodo?

– Si, e su SportOlimpico l’abbiamo già scritto: la guerra al calcio (Giorgetti non era amico di Tavecchio?), la guerra a Barelli (propedeutica per molti Presidenti di Federazione), la mancanza della compattezza del mondo sportivo fra Federazioni e periferia. Le esagerazioni lussuose di Casa Italia a Rio. A che pro? E non ci si dica, come sicuramente ci sarà scritto nelle delibere, che serviva per far mangiare bene gli atleti, che al massimo, so fanno vedere solo dopo la loro gara e prima di ripartire. E poi a Rio per andare a Casa Italia serviva l’elicottero tanto era distante. Anche li una propaganda personale. Forse una rivincita per Malagò che a Londra 2012 si e no riusciva ad entrare nella Casa Italia di Petrucci e Pagnozzi?

SO. Ma a Malagò queste cose non gliele hanno mai dette?

– Bastava che leggesse con più attenzione SportOlimpico e non desse solo ascolto a chi gli sta accanto. Guarda caso, si tratta di persone che al momento della sua elezione a Presidente del CONI stavano dall’altra parte.

SO. Infine, che ruolo hanno avuto Pescante e Carraro in queste ultime vicende?

– In questa storia della riforma credo non abbiano avuto alcun ruolo. Forse, avranno dato dei consigli a Malagò, ma dubito che lui li abbia ascoltati. Pescante, più per fare un piacere al presidente del CIO Thomas Bach, ha moto spinto per la candidatura del 2026. Spero che non se ne debba pentire. Di Carraro mi ha stupito il suo intervento quando ha affermato che “parlamentizzando” la discussione sulla riforma si poteva risolvere la situazione. Basta vedere cosa è accaduto in questi giorni in Parlamento con la legge finanziaria! Lui per me ha tanti meriti, ma anche delle colpe. A parte quelle “in vigilando” della Federcalcio (anche se avrebbe meritato una “rivisitazione” sulle vicende legate alla sua rielezione alla Lega e alla Federcalcio, auspici Giraudo e Moggi) le sue colpe sono precedenti. Quando, sedendo in Giunta CONI (e in Consiglio Nazionale) quale membro del CIO e non come rappresentante del calcio, ha aiutato il CONI ad affossare il Totocalcio per i diritti televisivi a favore le squadre di calcio. Avrebbe invece potuto fare molto perché il calcio potesse aiutare e sostenere, socialmente e praticamente, lo sport dilettantesco. Ne sarebbe uscito come un gigante.

 

(Foto Mezzelani/CONI). 

 

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