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I sentieri di Cimbricus / "Questo Polcevera mi ricorda il Kwai, ..."

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Mercoledì 19 Dicembre 2018

 

ponte piano 

 

Un ponte è pur sempre un ponte, e per costruirlo nessuno ha l'esperienza del colonnello Nicholson, per di più in un anno ...

 
di Giorgio Cimbrico

Alla fine della visita al cantiere il colonnello Nicholson è piuttosto accigliato: dove sono i tronchi di tek e di mogano, dove sono quelli di leggera balsa necessari per mantenere equilibri nei sovraccarichi, dove sono le liane ben ritorte, molto migliori anche della canapa inglese selezionata, quella tanto per dire che serviva per le esecuzioni? Cemento, ferraglia, macchinari giganteschi, uomini perfettamente equipaggiati che battono la fiacca. Il colonnello ficca sotto l’ascella il bastoncino da cui non si separa mai e si dirige verso il gruppetto di autorità che, caschetto ben piantato in testa, lo attendono sulla sponda sinistra.

 

“Non c’è il materiale che avevo chiesto. E non ci sono neppure i miei uomini. Questi sono in buon salute, ben pasciuti. A occhio, poca grinta”.

“Colonnello …” prova a interromperlo il commissario che, sin dall’inizio, non ha il piglio ruvido del colonnello Saito.

“Dica quel che deve dire, ma in fretta. Proprio lei mi ha interpellato perché qui mi ha detto che non c’è tempo da perdere”.

“Sì, insomma, volevo dirle che è stato deciso di ricostruire con una formula mista: cemento e acciaio. Il progettista, un’autorità assoluta, dice che in pochi mesi …”

“Senta, ho una certa pratica. Con i Royal Engineers ho costruito ponti di ferro in India. Sul cemento ho poca competenza ma istintivamente ne diffido. Dall’Irrawaddy all’Indo, Gange compreso, quando c’era da passare da una parte all’altra, chiamavano me. Andavo, facevo i miei rilevamenti e in cinque anni il fischio del treno si udiva su quelle immense distese d’acqua avvicinando Calcutta a Bombay che adesso non chiamano più così ma per me non è cambiato nulla. Sono della vecchia scuola, io”.

“A dire il vero, a noi cinque anni sembrano un po’ tanti. Sa, ci siamo lasciati andare a promesse. In un anno non si potrebbe …”

“Senta, commissario, al tempo del Raj ho avuto a che fare con dei suoi pari grado nel Punjab, nel Kerala e non mi ricordo in quale altra ragione: l’India l’ho battuta tutta e la conosco bene. Se ho chiesto quei materiali, che non vedo e che evidentemente lei non mi ha fornito, una ragione c’è, e in questo senso la mia esperienza nella jungla,è stata fondamentale. Vuole un ponte in un anno, forse qualcosa meno? Bene, allora mi dia i tronchi, mi dia i miei uomini e soprattutto mi dia libertà d’azione”.

“Colonnello, lei dimentica che il commissario sono io”.

“Ha mai costruito un ponte? Ha mai saggiato il fondale di un fiume? A proposito, questo Polcevera mi ricorda il Kwai. Impetuoso un giorno, quasi a secco il giorno dopo. E poi, ci sono altri problemi evidenti”.

“Dica e vediamo cosa si può fare”.

“Dove sono le baracche per alloggiare gli uomini? Dove è il magazzino per le razioni?”

“Pensavamo ad alloggi e sale mensa non lontano da qui”.

“Sbagliatissimo. Vuole contrarre i tempi di lavoro e ottenere un risultato nel giro di pochi mesi? Nessuna dispersione, turni serrati, coinvolgimento, accanto ai miei uomini che non si presentano bene ma, le assicuro, sono fidati, anche dei suoi che all’apparenza hanno un aspetto un po’ placido, e delle popolazione che abita nei pressi”.

“Su questo aspetto …”, prova a deglutire il commissario.

“Problemi?”

“No, sì, insomma. Non vorrei che ...”

“Posso sempre rinunciare. I viticultori del fiume Yarra, in Australia, mi hanno contattato per un progetto che vogliono sbrigare in fretta”.

“Lasci stare l’Australia: vedremo di accontentarla. Mi hanno appena detto che nel giro di qualche giorno arriverà in porto il primo carico di legname dalla Liberia”.

“Speravo in materiale birmano e thailandese. Ne conosco meglio la robustezza e l’elasticità. Per cominciare, vedremo cosa si può fare con questa roba”.

Il colonnello se ne va, sferzando l’aria con il bastoncino. Ha l’aria sicura e soddisfatta. “Domani mattina alle 6: la aspetto”.

 

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