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Mercoledì 19 Dicembre 2019

 

malago-5 


Più che un cambiamento appare quasi una rivoluzione. Ma siamo certi che le “colpe” siano tutte del Governo?

di Luciano Barra


L’attuale Governo giallo-verde ha fatto della trasparenza un suo punto fermo. In particolare nel punto 23. e a pag. 46 del Contratto di Governo viene chiarito come sia necessario che “il Governo sia compartecipe delle modalità con le quali vengono spesi e destinati i contributi pubblici assegnati al CONI e trasmessi poi alle Federazioni.” Io non so se il CONI ha mai messo a disposizione di questo Governo i criteri che sono stati seguiti, dopo un lavoro lungo e certosino fatto nello scorso quadriennio dalla Commissione ad hoc presieduta da Luciano Bonfiglio, presidente della federazione di Canoa e Kayak, nell’assegnare i contributi alle FSN. A suo tempo ebbi modo di vedere il documento e devo dire che mi impressionò il dettaglio con cui i criteri venivano enunciati.

Personalmente avrei dato meno valore al numero dei tesserati, elemento che – come era prevedibile –, ha indirizzato l’attivismo delle federazioni molto più sullo “sport per tutti” che sull’attività agonistica, quella che è la primaria competenza delle federazioni stesse.

Ora, con la nuova riforma in atto, come enunciato nella legge in approvazione alle Camere, la competenza passa alla nuova società Sport & Salute (o come si chiamerà) che non avrà un Presidente ma solo un Amministratore Delegato, nominato dal Governo. La competenza sarà di quattro persone e, a quanto pare, senza un rappresentante nominato dal CONI. Si tratterà di vedere nell’articolazione delle norme attuative come funzionerà il tutto.

Tuttavia, merita osservare come nella procedura di assegnazione dei contributi alle federazioni si passi da un sistema dove a decidere, sulla base di criteri proposti da un Commissione e ufficializzati al Consiglio Nazionale e a tutte le federazioni, era la Giunta Esecutiva del CONI, composta da una decina di dirigenti eletti a scrutinio segreto (oltre che dai Membri del CIO in carica) dal Consiglio Nazionale, che – come è noto – è composto da una sessantina di dirigenti a loro volta eletti sempre a scrutinio segreto nelle varie Assemblee da circa 70.000 società sportive, a un consesso di sole quattro persone, per di più nominate dal Governo.

Evviva la trasparenza e le modalitĂ  auspicate dai due partiti al Governo, verrebbe da dire!

Ciò detto, va anche sottolineato come – a fronte di tali gravi incongruenze –, il CONI si trovi come il famoso e popolaresco Don Falcuccio. Ma come è stato possibile? Il presidente del CONI mi ricorda l’immagine, che ho ancora impressa nella memoria, di Nicolae Ceauşescu quando, il 22 dicembre del 1989, affacciandosi con tono trionfale dal balcone del suo palazzo presidenziale, dai fischi e dalle urla della folla sottostante si rese conto, con somma sorpresa, di non essere amato dal suo popolo. Si leggeva chiaramente sulla sua faccia lo stupore, come a dire: “Ma i miei non mi avevano mai parlato di questa atmosfera contro di me. Come mai?”. Sapete come andò a finire? Il più veloce tribunale militare mai esistito, in tre giorni, lo condannò a morte e subito dopo – nel giorno di Natale – pose fine alla sua vita e a quella della dispotica consorte.

Sia chiaro, il presidente del CONI non rischia certo questa drammatica fine. La similitudine è riferita solo a come neppure lui non sia accorto che il Paese stava mutando e che il “modello” che aveva funzionato fino ad un decennio precedente andava cambiato con energia e fantasia. Circa due anni fa mi permisi di scrivere un articolo su SportOlimpico.it che aveva il seguente titolo: “Malagò, ma chi lo consiglia?”. Senza offesa per alcuno, proprio come Ceauşescu.

 

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