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I sentieri di Cimbricus / Tra coloro che hanno per Patria il mondo

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Martedì 18 Dicembre 2018


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La buona salute dello sport britannico: per la BBC la personalità dell’anno è il gallese Geraint Thomas.

di Giorgio Cimbrico


Beati i britannici che amano lo sport e lo premiano dopo lunghe e accurate analisi e non si lasciano impressionare o affascinare da un giovanotto impomatato e francamente antipatico che ha ridotto re Mida a un povero sfigato. La personalità dell’anno, per la BBC, è Geraint Thomas, il gallese non di primissimo pelo che ha vinto il Tour, il terzo con passaporto adorno di leone e unicorno che ce l’abbia fatta dal 2012 finendo di imporre il ciclismo come nuova realtà del Regno Unito: tre grandi giri su tre nelle loro mani. Grande Slam. Per non parlare di quel che capita in pista.

I gallesi sono famosi per il rugby, per i cori che commuovono, per Lynn Davies che in una giornata di vento e pioggia vinse il lungo a Tokyo 1964, per qualche buon giocatore di calcio (i vecchi ricordano John Charles; i quarantenni, Ryan Giggs; quelli del nostro tempo, il mancino Gareth Bale, il primo ad esser stato pagato 100 milioni di euro), sono un piccolo popolo simpatico e semplice che qualche anno fa elevò nell’Olimpo del Principato Joe Calzaghe che proprio gallese non era – radici di Olbia – ma che, con la sua storia di imbattibilità, seppe trasformarsi in un simbolo d’orgoglio: il Rocky Marciano del Galles.

Ha vinto Geraint e ora dice che gli sembra pazzesco avercela fatta. In parte ha ragione perché a giocarsi il titolo c’era gente importante: Lewis Hamilton, quinto titolo in F1 (la Ferrari ancora beffata…), Harry Kane, capocannoniere al Mondiale, Dina Asher Smith, tripletta 100-200-4x100 agli Europei di Berlino con tre record nazionali e due record mondiali stagionali, 10”85 e 21”89, il cui spessore è inutile sottolineare sia in prospettiva mondiale che olimpica, e Lizzy Yarnold, capace di confermarsi campionessa olimpica nello skeleton (lo slittino a viso in avanti) quattro anni dopo il successo di Sochi.

Tra quelli giunti nel ristretto ambito dei cinque, non c’erano Anthony Joshua, campione del mondo dei massimi per tre associazioni su quattro, e Tyson Fury, tornato in scena dopo tre anni di sbandamenti. Un faccia a faccia tra Joshua e Fury obbligherebbe a un intervento di architetti famosi, tipo lord Foster, per un raddoppio di Wembley o del Principality di Cardiff.

Tirando le somme, c’era del materiale di qualità assoluta. E non è il caso di proporre paragoni o paralleli con chi spesso si gonfia come una rana e poi al Mondiale non va nemmeno, dagli Europei di atletica esce con un raccolto miserello e ha un cavallino che sembra la cavallina storna di Pascoli. Ma presto, vedrete che …

Ospite della serata di Birmingham (con oltre 10.000 paganti, situazione impensabile per l’Italia degli invitati e degli imbucati), Francesco Molinari. Per loro, un italiano che vince l’Open (senza British, prego) ha preso le apparenze di un personaggio da saga di Tolkien, e in effetti Chicco l’aspetto di Bilbo Baggins un po’ ce l’ha.

E siccome essere britannici significa avere come patria il mondo, ma saper anche coltivare con amore il proprio orticello davanti a casa, il titolo per le squadre è andato alle ragazze del netball che hanno battuto le australiane. Il netball è una specie di basket, con il canestro attaccato a un palo, senza tabellone. Si gioca molto nelle scuole, indossando una gonnellina plissettata. Insieme allo snooker e ai dardi, roba loro. E beati loro.

 

 

 

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