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I sentieri di Cimbricus / La sordida magia del numero Sette

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Martedì 11 Dicembre 2018

 

giorgetti 2

 

Una chiave di lettura per dare un senso alla Commissione di Promozione Eventi Sportivi voluta e designata da Giorgetti.

 

di Giorgio Cimbrico


I magnifici sette, i sette contro Tebe, i sette saggi (ateniesi), i sette peccati capitali, le sette virtù teologali, i sette colli (fatali e romani, lo diceva anche il Capoccione di Predappio), le settebellezze (tutto attaccato), il rugby a 7, la Seven Up, Seven nel senso del film che non lascia respiro, con Brad Pitt e Morgan Freeman, i sette pilastri della saggezza di T. H. Lawrence, d’Arabia se volete, i sette mari (mai capitò perché si dica: i mari sono di più, gli oceani meno), il settimo sigillo. I sette nani, perchè no. E sette come il numero di maglia di Harry Potter quando gioca a Quidditch.

Ecco, quest’ultimo 7, oltre a qualche reminiscenza classica o cinematografica, potrebbe essere la chiave per capire la nascita della “commissione per la promozione di eventi sportivi di interesse nazionale e internazionale” (questo è il nome in politichese o burocratese) formata, in ordine strettamente alfabetico, da Nino Benvenuti, Klaus Dibiasi. Eleonora Lo Bianco, Dino Meneghin, Francesco Moser, Arrigo Sacchi e Sara Simeoni, che siederà al vertice.

Ho idea che Giancarlo Giorgetti sia sempre più calato nella parte di Albus Silente, impegnato in una lotta senza quartiere con Lord Voldemort, alias Giovanni Malagò, e ha capito che con i sette di comprovata popolarità e, Lo Bianco a parte, in possesso di solido dato anagrafico, e così di innegabile esperienza, all’armata avversaria può esser tolto altro territorio nel campo delle prerogative. “Un Mondiale, un Europeo, una Coppa del Mondo? Ehi, saggi, cosa ne pensate?”

Se saranno loro a suggerire le opportunità, a saggiare le convenienze, a consigliare le opportune direzioni da prendere, al Foro Italico, non rimarrà quasi un H di niente e il significato di quella sigla stampata a fuoco sulle vetrate d’ingresso andrebbe altrimenti spiegato:

                    C. O. N. I.: Cancellata Ogni Natura Istituzionale.

Il vento del cambiamento sta soffiando furioso. Sento parlare di facilitazioni fiscali per i produttori di birra artigianale, di pistole elettriche, di bonus bebé e per le famiglie (ma Orban per il momento sta bagnando il naso ai nostri rivoluzionari che infatti hanno per lui la massima stima) e di un’altra sterminata area di intervento in nome del popolo, per il popolo. Mi è già capitato di scrivere, in questa rubrica, che quando sento parlare di amici del popolo, prima mi insospettisco, poi tremo. A volte finisco con il ridere: di recente quando uno dei vicepremier, quello più a modino, ha dichiarato che in quell’impresa del padre lui non toccava gli attrezzi. Non lo avevo mai dubitato.

Sullo sport stanno picchiando duro. Ho sentito dire: è un modo per far pagare a Malagò la sua amicizia con il PD. A me sembra una stupidaggine: Malagò è amico di tutti, del PD, di Forza Italia, dei potenti, dei ricchi, degli influenti. Se Raggi l’avesse ricevuto e lui avesse avuto la possibilità di mostrare tutto il suo charme, ora sarebbe amico anche dei 5-Stelle. Della Lega non so.

Dopo questa parentesi di incontri a Palazzo Chigi, dopo una vasta collezione di parole ora vuote, ora concilianti, ora aggressive, dovranno essere partoriti sviluppi. Immediati, non credo. Di solido e accertato c’è l’atteggiamento dei presidenti federali che, citazione per citazione, riporta al “Grande Silenzio” registrato nel bel documentario sui monaci della Grande Chartreuse, Alpi francesi. Una romanza senza parole o un’aria da Sparafucile?

 

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