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I sentieri di Cimbricus / Kipchoge: un lampo nero sull'asfalto

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Lunedì 10 Dicembre 2018

 

kipchoge-iaaf


di Giorgio Cimbrico

Il doppio progetto di Eliud: titolo olimpico a Tokyo (Farah permettendo) e primo “meno 2 ore” nella Maratona. Possibile?

Dove va la maratona? Lontano, verso l’abbattimento della muraglia delle due ore. Al momento, unico candidato, Eliud Kipchoge, primo maratoneta a conquistare la corona di Atleta dell’Anno IAAF. Kipchoge è un magnifico e intelligente fuoriclasse, un perfetto amministratore di se stesso: la prospettiva di diventare il terzo della storia, dopo Abebe Bikila e Waldemar Cierpinski, a conquistare il titolo olimpico per due volte consecutive (pardon , oggi, chissà perché, bisogna dire back to back) lo assorbe, diventa, a 34 anni, l’obiettivo del meriggio della sua vita di corsa, iniziata quindici anni fa a St.Denis con quel progressivo aumento del ritmo con cui riuscì a piegare Hicham el Guerrouj e Kenenisa Bekele, alla ricerca – mozzata – di doppietta, in un 5000 di bellezza storica, plasmata in due giri indimenticabili. Rispetto ad oggi, Eliud aveva il volto più pieno. L’espressione era viva e non è cambiata.

Se Kipchoge correrà in 1h59’59” non si stupirà nessuno. Nella “prova laboratorio” di Monza è arrivato a 26”, sul percorso valido di Berlino a 100” spaccati, con una seconda parte a 21 orari: 60’33” su 21 km e 100 metri. Più veloce dei cavalli della quadriga che sormontano la Porta di Brandeburgo. Eliud ha lasciato Haile Gebrselassie a 2’20”, più o meno 800 metri, Bikila a 4 chilometri. È come Bolt, con una carriera più lunga di quella di Usain, traguardi ancora da raggiungere, conto in banca da rimpinguare. Mai corso un Mondiale, lui, solo le Major. Gli manca New York e al proposito starà riflettendo. Kipchoge, in breve, è la maratona ma non c’entra niente con l’argomento “dove va la maratona?” prendendo in esame il fenomeno nella sua interezza.

La più vecchia delle prove (a parte quelle disputate dagli eroi omerici sulla spiaggia di Troia) si sta proponendo in una metamorfosi incalzante, giornaliera. Nel tempo di pensare e cominciare a scrivere questa roba ed ecco che arrivano i risultati freschi freschi dell’appena nata maratona di Abu Dhabi: Marius Kipserem 2h04’04”, 12° di sempre, e Abraham Kiptum 2h04’18”, 19°. A fine ottobre, a Valencia, Kiptum era diventato il primatista mondiale della mezza maratona: 58’18”, con un parziale di 27’16” tra il 10° e il 20° km. Meglio rinunciare alla ricerca degli aggettivi.

Un’occhiata ai vertici storici, confidando che non vengano scossi nei prossimi minuti: il ventesimo di sempre è l’etiope Ayele Abshero, 2h04’23”. Le uniche prestazioni “datate” che tengono duro sono 2h03’59” di Haile Gebrselassie, del 2008, e 2h03’38” di Patrick Musyoki, del 2011. Entrambe berlinesi. Dieci, il 50%, sono di quest’anno, un’altra stagione di stordente escalation.

Per il decimo posto stagionale serve 2h04’40”, per il ventesimo 2h05’30”. Sono tutti kenyani e etiopi, a parte il marocchino Hassan el Abbassi, che corre per il Bahrain, e Mohamed Farah, il britannico nato in Somalia che ha centrato la doppia doppietta come Lasse Viren. Sir Mo, in più, ha una collezione di titoli mondiali e i record europei di 1500, 10000 e, da poco, anche quello dei 42 km, 2h05’11” a Chicago. Un uomo per tutte le stagioni, per tutte le distanze che si è messo in testa di portar minaccia a Kipchoge sulle strade di Tokyo in uno scontro tra veterani.

Continuando a scorrere il 2018: il primo europeo privo di origini in Africa Orientale è il 35enne spagnolo Javier Guerra, oltre il 100° posto con 2h08’36”. Va meglio l’Asia: Suguru Osako, 2h05’50”, è appena oltre la ventesima posizione, e subito alle sue spalle, si colloca l’americano Galen Rupp, 2h06’17”.

Con il frenetico moltiplicarsi di kenyani e di etiopi (alcuni giovanissimi, spesso senza un passato in pista),, con l’apporto di ugandesi e eritrei, con il ritorno in scena di qualche tanzaniano, l’Africa Orientale domina la scena e ha trasformato le lunghe distanze in fenomeno economico che agisce, oltre che sulle finanze personali, anche sul Pil dei singoli paesi. Vincono tutto e ramazzano tutto e ovunque: 10 km, 10 miglia, 20 km, mezza maratona, maratona.

L’altro rilievo è di natura tecnica, da rendere con osservazioni quasi banali: 2h09’ è diventato 2h07’, 2h07’ trasformato in 2h05’. I ritmi diabolici dei nostri giorni hanno accorciata le 26 miglia, i 42 km. Una volta, neanche tanto tempo fa, sembrava una sfida interminabile, un’epopea. Ora, un lampo nero sull’asfalto.

 

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