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I sentieri di Cimbricus / Eredita' storiche? Fateci capire

Mercoledì 5 Dicembre 2018

 

heritage 2

 

Giungono dal passato le novità della IAAF: così, tra Heritage e Plaque, avanziamo un provocatorio quesito.

 

di Giorgio Cimbrico


Giusto il tempo di bizantineggiare un poco sulla lodevole iniziata varata dalla IAAF di Seb Coe, affiancato da qualche giorno dal calligrafico Jonathan Ridgeon. Domanda: la targa che trasmette ricordo ed eredità del passato è destinata al luogo d’origine dell’atleta o a quello dove ha compiuto l’impresa? Il primo elenco si presta all’interrogativo anche se, in realtà, fornisce anche spiegazioni. Nurmi e Blankers Koen saranno onorati negli stadi di Turku e di Hengelo, e non a Parigi o a Londra, perché quelle città organizzano un meeting che porta il loro nome. Ostrava non ha un’etichetta simile ma da quelle parti Zatopek era di casa.

Quanto a Owens la collocazione ad Ann Arbor, luogo del “Giorno dei Giorni”, è condivisibile: a Berlino, dove mise in scena la “Settimana delle Settimane”, esiste una strada, nei pressi dell’Olympiastadion, che lo ricorda, Jesse Owens Allee.

Come giustamente fa notare Augusto Frasca, è curioso che in questa prima tornata non compaia Jim Thorpe, campione formidabile e simbolo dell’occhiuta intransigenza dei “parrucconi”. Più che a Stoccolma la targa dovrebbe essere fissata sul suolo della riserva indiana dove Jim nacque nel 1887: non è chiaro se a Prague o a Bellemont, contea di Lincoln, Oklahoma.

Altri quesiti da rivolgere alla commissione “Heritage”. Dove collocare il ricordo che prima o poi toccherà a Rudolf Harbig? All’Arena di Milano, dove frantumò il record mondiale degli 800 trasportandolo nel futuro? O al Waldtstadion di Francoforte, dove meno di un mese dopo, si impossessò anche di quello dei 400? La città d’origine, la rinata Dresda, lo ha ricordato con un cenotafio dalle parole indimenticabili: “solo i dimenticati sono morti”.

Di targhe l’Arena, in realtà, ne meriterebbe più d’una. In onore di Adolfo Consolini, di Marcello Fiasconaro e di Carlo Lievore, unico latino in una storia molto baltica, tedesca, scandinava, russa, ceka (e con qualche spruzzo stelle-e-strisce) ad aver messo le mani sul record del mondo di giavellotto. Con tutto il rispetto, un fatto più rilevante che la vittoria di Emil Voigt nelle 5 miglia olimpiche di Londra 1908, i Giochi di Dorando Pietri, che continua a correre, scolpito da Bernardino Morsani, in una rotonda di Carpi.

Un suggerimento per la targa che prima o poi verrà dedicata a Eric Liddell: il posto giusto è Murrayfield, il tempio scozzese del rugby. Le presenze in maglia blu e cardo nel Cinque Nazioni del 1922 e 1923 testimoniano come un’ala potesse trasformarsi in sprinter e proporsi, con una rapida metamorfosi, anche in quattrocentista.

La targa di Bikila merita … un ricorso alla corte d’appello di Montecarlo. Passi Addis Abeba (dove peraltro Abene non era nato) ma come non pensare a piazzarne una nei pressi dell’Arco di Costantino dove il priore dell’Ordine degli Scalzi arrivò in una notte di fuochi e di entusiasmi spontanei?

Per il Bislett (nel 2050 è pensabile che Jakob Ingebrigtsen avrà la sua “plaque”) e il Letzigrund c’è solo l’imbarazzo della scelta. Quanto a Iffley Road, tutto già sistemato: da tempo il nome di quel buonanima di sir Roger Bannister compare su uno di quei tondi blu che costellano molti palazzi di Londra e del Regno Unito: lì è vissuto Simon Bolivar, là ha soggiornato e diretto le operazioni Charles de Gaulle. In quello stadietto sono state superate le colonne d’Ercole.


 

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