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Saro' greve / Enrico Toti, il nostro primo "paralimpico"

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Lunedì 26 Novembre 2018

 

toti 2

 

Il Calendario del Bersagliere come occasione per ripercorre la storia "sportiva" del Corpo più amato dagli italiani.


di Vanni Lòriga


Martedì 20 novembre si è verificata a Roma una inattesa coincidenza. Mentre si inaugurava alla Stazione Tiburtina il Festival della Cultura Paralimpica, presso l’Auditorium del Palazzi delle Federazioni veniva presentato il Calendario 2019 della Associazione Nazionale Bersaglieri-Sezione di Roma Capitale. E mentre da una parte il Direttore Generale della Enciclopedia Treccani annunciava l’inserimento del lemma “paralimpico” nel Dizionario della lingua italiana, dall’altra il Generale Nunzio Paolucci presentava la bicicletta che fu di Enrico Toti, perfettamente restaurata da CicloLab di Massimo Panzeri e Laura Marinelli.

Il presidente di ANB-RomaCapitale sottolineava come Enrico Toti fosse, in realtà, un paralimpico ante litteram. Morì lanciando verso il nemico la sua stampella di invalido del lavoro, privo di una gamba quando era riuscito a farsi arruolare come bersagliere volontario, ma la sua vita era già ricca di inimitabili imprese sportive, migliaia di chilometri percorsi con la sua bicicletta che ovviamente aveva un solo pedale.

Emilio Lunghi sergente a Milano

Il Calendario cremisi, scritto a quattro mani dal soprascritto con Pierluigi Lazzarini che ha fornito determinanti foto-contributi al grafico Marco Celli, ricorda molti campioni olimpici e mondiali che hanno militato tra i fanti piumati. Partendo da Emilio Lunghi si passa ad Ugo Frigerio, Luigi Beccali, Valerio Arri, Romeo Bertini, Maurizio Damilano, Alberto Cova, Francesco Panetta, Gelindo Bordin, Oreste Morrica, Sandro Mazzinghi, Ottavio Bottecchia, Costante Girardengo, Francesco Moser, Vincenzo Maenza per giungere ai più attuali Fabio Basile e Diana Bacosi,

Di molti di loro trovate dettagliate ed ampie biografie in questo sito olimpico, Da parte mia mi permetto di citare qualche particolare inedito o poco noto.

Parto dal primo bersagliere-atleta che meritò il podio olimpico. Si tratta di Emilio Lunghi, argento negli 800 metri ai Giochi del 1908 a Londra. Tutti parlano di lui come marinaio, ma per l’esattezza nel 1911 assolse gli obblighi di leva come allievo sottufficiale al 12° reggimento bersaglieri di Milano (in quegli anni il ligure era tesserato per lo SC Milano). Solo in seguito fu assunto in Marina come semaforista e figura tra i fondatori del sindacato dei lavoratori del mare.

Ugo Frigerio in marcia per il Centenario

Il primo vincitore atletico fu Ugo Frigerio. Tre ori ed un bronzo dal 1920 al 1932, suo ultimo anno di agonismo. Ma lo rivediamo in calzoncini quattro anni dopo, quando nel 1936 si celebra a Biella il Centenario della fondazione del Corpo dei Bersaglieri. È applauditissimo, così come lo è Luigi Beccali, olimpionico 1932 ed a cinquanta giorni dal bronzo di Berlino. È in uniforme di sergente dei bersaglieri e la foto è ancora reperibile sull’archivio storico de La Stampa.

Il sergente onorario D’Annunzio

Ed a proposito di sergenti (magari solo onorario) non posso non citare Gabriele D’Annunzio. Sul retro del monumento che fronteggia Porta Pia sono scolpiti i seguenti suoi versi:

La mia ruota in ogni raggio
È temprata dal coraggio
E sul cerchio in piedi splende
La Fortuna senza bende.

Fra gli schermidori ne segnalo due in particolare. Oreste Giuseppe Moricca, nel 1924 medaglia d’oro nella sciabola a squadre e capitano nel 2° Bersaglieri di San Francesco a Ripa, il 28 settembre 1944, ormai Generale di Brigata, venne nominato comandante della Reale Guardia di Finanza dell’Italia liberata. Umberto De Martino, olimpico a Los Angeles e mondiale di sciabola a squadre nel 1947 nel 1949, addetto militare a Washington, vinse il titolo di campione assoluto statunitense di sciabola. Fu in seguito comandante delle forze alleate terrestri della NATO per il Sud Europa.

Decalogo: Soprattutto rispetto reciproco

Mi piace concludere con un aneddoto che riguarda il campione olimpico di Roma ’60 nei pesi mosca, il pugile Franco Musso che da bersagliere aveva prestato servizio di leva a Orvieto presso la Scuola Militare di Educazione Fisica comandata dal Colonnello Simone Sanicola.

Musso nella vita civile lavorava come fattorino alle Poste di Acqui. Occupazione che riprese dopo il congedo. “Un giorno – racconta egli stesso – recapitai un telegramma in un Hotel di Acqui Terme, indirizzato al Generale Sanicola. Il mio ex comandante mi abbraccio e poi si indignò: ‘A un campione olimpico, ad un Cavaliere della Repubblica, non sono riusciti a trovare un posto in ufficio?’. Incontrò il Sindaco, il Direttore delle Poste, si batté perché venissi preparato all’esame di licenza media, indispensabile per transitare nel ruolo impiegatizio. In pochi mesi tutto fu risolto. Ho concluso la mia carriera come direttore dell’ufficio postale di Morbello, il paese di origine della mia famiglia”.

Simone Sanicola era questo e non solo. Primo in Educazione Fisica all’Accademia Militare, primatista siciliano di mezzofondo, probabile olimpico di pentathlon per i Giochi mai disputati del 1940. Fece la guerra nei Balcani al comando di una compagnia motociclisti dell’11° Reggimento di Palermo. E la foto che campeggia nell’ultima pagina del calendario ci mostra Simone Sanicola che negli anni trenta, giovane ufficiale ai piedi di Monte Pellegrino, supera col salto con capovolta, detto salto mortale, un plotone schierato con baionetta inastata.

Lui era il vero Bersagliere: come recita il decalogo di Lamarmora ginnastica di ogni genere sino alla frenesia, fiducia in se stessi sino alla presunzione e, soprattutto, rispetto reciproco.

 

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