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Piste&Pedane / Ripensiamo le Maratone: a cominciare dalla TV

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Giovedì 8 Novembre 2018


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Qualche riflessione dopo le corse di Venezia e New York: ha ancora senso trasmetterle in diretta?

 

di Daniele Perboni

 

Stagione in pista definitivamente archiviata, almeno per quanto riguarda gli appuntamenti di un certo rilievo nell’emisfero boreale. Spazio dunque alla strada. In primis alle prove sui 42 chilometri e rotti. L’avvenimento più importante della settimana, la maratona di New York ci ha regalato prestazioni tecniche a dir poco sbalorditive. Soprattutto perché ottenute sul quel percorso, non facile e tutt’altro che scorrevole. In queste righe, però, vorremmo soffermarci su un altro aspetto. Che, ne siamo convinti, causerà “prurito” a tanti appassionati.

Procediamo con calma. Prima di New York è andata in scena la 42 chilometri di Venezia. Altro palcoscenico magnifico, in grado di attrarre sempre un gran numero di concorrenti. Non fosse altro per l’abbinamento passione per il running in generale e per l’arte. Tralasciando chi corre per professione o per passione, abbiamo rivolto l’attenzione a quanti si “accoccolano” sul divano di casa e, pur definendosi sportivi, non muovono un passo che sia uno. Neppure per andare a comprare il giornale domenicale. Volete mettere la comodità? Pioggia, vento, freddo, sole? Chi se ne importa. In casa l’atmosfera è sempre quella. Ideale! Ogni tanto proviamo a schierarci fra questi “sportivi estremi”. Ed è quanto successo in occasione delle due maratone sopra citate. Davanti al televisore, pronto a cogliere ogni momento della gara. Ogni commento, suggerimenti, scorci del percorso, tabelle, proiezioni finali, pronostici, storie e storielle, aneddoti. Insomma tutto l’armamentario sfoderato per l’occasione, atto a tenere lo spettatore incollato al teleschermo.

Ci sono riusciti i baldi telecronisti, coadiuvati dalla solita schiera di esperti e autorevoli collaboratori? Per quanto riguarda l’estensore di queste note assolutamente no. Venezia: i concorrenti sono a circa metà gara quando ci colleghiamo. Un drappello di keniani (magari di qualche altra nazionalità, ma non ci abbiamo fatto caso più di tanto) caracolla a ritmo sostenuto. Il resto del gruppone arranca distante. Sullo sfondo par di vedere un deposito di container. Decidiamo di fare altro, alzando il volume per seguire la cronaca audio. Ben presto però tutto si confonde, la voce del telecronista sembra più un ronzio. Qualsiasi cosa scompare. La maratona passa in terzo, quarto ordine. Quando ce ne rendiamo conto è troppo tardi. Tutto si è già compiuto. Identica sorte è toccata alla Big Apple. Un sonno profondo ci ha accompagnato per buona parte della trasmissione. In questa occasione, però, il duello finale fra i primi tre è riuscito a farci restare incollati sul divano.

Lo sappiamo, non siamo un campione attendibile. Anzi... Ma si tratta pur sempre di una piccola prova a dimostrazione che se lo spettacolo è avvincente l’indice di ascolto sale o per lo meno non si lascia sfuggire i pochi che seguono lo spettacolo.

Morale? Se di morale si può parlare. Quanta attrazione hanno ancora le corse su strada in generale e le maratone in particolare? E chi sta scrivendo per oltre vent’anni è stato in prima fila nell’organizzare uno di questi eventi (“Scarpa d’Oro” di Vigevano). È ancora il caso di continuare a trasmetterle in diretta? O non sarebbe più opportuno mandarle in registrata dopo un sapiente ed accattivante montaggio? Personalmente propendiamo per la seconda ipotesi. Sinceramente non riusciamo a comprendere come possano “eccitare” gli animi gruppi di fondisti, il più delle volte sconosciuti al grande pubblico, che si dannano l’anima su strade solitarie, con panorami deprimenti, senza nessuno titolo in palio. Provocazione la nostra? Può darsi, anche se si avvicina molto alla realtà.

 

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