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Osservatorio / Quale futuro per il CONI (sotto attacco)?

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Venerdì 2 Novembre 2018

 

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Qualche riflessione dopo la decisione del Governo giallo/verde di "riscrivere" le regole del CONI e dello Sport Italiano.

 

di Luciano Barra


Dopo vent’anni, arriva un nuovo attacco all’autonomia del CONI. Questo ben più serio di quello con il quale, nel 1998, il famoso WM (non il sistema del calcio britannico opposto al metodo) formato da Visco & Veltroni & Melandri piazzarono un siluro che voleva affondare il vascello creato da Giulio Onesti e che basava la sua forza sull’autonomia ed il self-financing. Ed il siluro mirava proprio a colpire questi due punti di forza. Quel siluro ha impiegato venti anni ad arrivare a destinazione ma ora pare che sia pronto a produrre i suoi effetti. Molta acqua è passata in questi venti anni, attraverso la falla allora aperta, e molti episodi sottovalutati fanno si che ora il tracollo potrebbe essere imminente.

Li citiamo sinteticamente: le dimissioni forzate di Pescante, nate all’interno da una “mano nera” che aveva ben altri interessi, dimissioni causate da motivi – il laboratorio doping e le provette del calcio – che poco avevano a che fare con il Presidente di allora e che mai ebbero un seguito civile, penale o amministrativo. Una pura scusa a chi si opponeva alle squadre di calcio società per azioni con fine di lucro, alla creazione di un Ministero dello Sport ed allo spezzatino per soddisfare gli interessi economici del calcio.

MELANDRI - Poi ci fu il famoso discorso della Melandri al Consiglio Nazionale del CONI (ho ancora la copia originale trafugata nell’occasione). Doveva essere la botta finale. Ancora ricordo la Ministra che leggeva ed il suo capo di gabinetto, che aveva scritto l’intervento, che controllava che non saltasse alcun rigo. Nessuno in quel Consiglio ebbe il coraggio di prendere la parola per ricordare alla Melandri – anzi a qualcuno fu impedito – che in nessun punto del suo intervento aveva riconosciuto i meriti del CONI di tutti quegli anni.

Erano gli anni che mentre andando all’estero dovevamo spiegare le malefatte della politica Italiana e gli oltre 54 Governi in 54 anni, l’unico momento di esaltazione nazionale rimaneva l’occasione in cui gli atleti dello sport italiano facevano issare la bandiera sul pennone più alto e suonare l’inno e soprattutto la mobilitazione popolare grazie alla bandiere uscite dalle soffitte degli italiani dopo il 4-3 nella semifinale del Messico contro la Germania o dopo le vittorie nell’82 e nel 2006 contro Germania e Francia.

Poi la Legge Melandri che in maniera molto populista introduceva tra l’altro un concetto demagogico di cui oggi paghiamo gravi conseguenze: la mancanza di alcun requisito per essere eletto alle cariche sportive, basta un tesserino volante. È facile ora capire gli effetti deleteri che ciò ha causato nel nostro mondo.

CONI SERVIZI - Poi, come era già accaduto altre volte per attacchi meno importanti, quel Governo cadde e ritornò Berlusconi con Tremonti alle finanze. Il CONI da quella vicenda era uscito molto debole e non fu in grado di arginare le falle finanziarie che la fine del Totocalcio avevano causato. Mancò la forza per battersi in maniera coraggiosa e trovare una soluzione che avrebbe garantito una forma di autofinanziamento, anche se ridotta rispetto agli anni d’oro, quelli Novanta.

Accettò la costituzione della CONI Servizi mettendo la cassaforte nelle mani del Governo. Andò bene con Berlusconi/Letta e poi con Renzi. Anche qui sbagliando nel non sfruttare governi amici per trovare una soluzione che non lasciasse tutto nelle mani del Governo del momento. E così ci si accontentò di ricevere una garanzia di 410 milioni, la metà di quanto si aveva una volta. Non si può dimenticare il grave errore fatto poi, di cui ora si possono sottovalutare gli effetti negativi, vale a dire quello di distruggere la nostra organizzazione periferica. Per far vedere che eravamo più bravi dello Stato che voleva cancellare le Province.

Alla luce di tutto ciò mi domando se non sia stato un errore perseguire in maniera quasi maniacale candidature olimpiche, in un momento in cui serviva di più rafforzare la propria esistenza, che vedersi costretti ad andare ad elemosinare aiuti ai politici del momento. Avete dubbi che tutto questo non abbia causato inimicizie e le attuali turbolenze? Ma veramente in un momento come questo lo Sport Italiano sentiva la necessità di una nuova candidatura ai Giochi Invernali?

DIBATTITO - Mi colpisce come, in questa svolta epocale della storia esaltante del nostro Sport, permanga un silenzio assoluto della stampa italiana. Non mi riferisco alle cronache di qualche untorello, ma al dibattito di fondo, che non c’è mai stato neanche politicamente, su questa svolta. Persino la Gazzetta, forse più presa dal lancio commerciale del nuovo Giro d’Italia, è intervenuta su dibattito. Chissà cosa ne penserebbero grandissimi giornalisti, come Gualtiero Zanetti o Candido Cannavò, che hanno accompagnato con intelligenza la politica sportiva del Paese. Invece la rosea ha saputo partorire una vergognosa tabella, zeppa di errori, per convincere che in Europa il finanziamento allo sport è tutto in mano ai Comitati Olimpici Nazionali. Cosa assolutamente non vera.

Cosa ne penso di questa riforma? Se fossimo in un Paese normale sarei favorevole a che – finalmente – lo Stato si occupasse dello Sport nelle sue valenze sociali, la scuola, la salute dei cittadini e l’impiantistica di base, ma non certo dell’aspetto agonistico. Chi può essere contrario a tutto ciò? Ma l’Italia non è un Paese normale. Detto questo, mi pare soprattutto un assalto alla dirigenza per occupare posti di comando e per guadagnare consensi. Non dimentichiamo che comunque nello Sport l’Italia è classificata sempre fra i primi 10 Paesi: non so se ciò avviene in altri campi.

Mi ricorda quanto capitò in Grecia negli anni Ottanta, fino ai Giochi Olimpici di Atene. Allora con una entità pubblica (il Segretario allo Sport del Governo) i finanziamenti diretti alle Federazioni condizionarono le elezioni delle Federazioni stesse e del Comitato Olimpico. Poi arrivò la crisi finanziaria e non ci fu, scuserete il lessico, “più trippa per gatti”. È questo il modello che noi ora cerchiamo di applicare inseguendo la Grecia anche in questo cattivo esempio? Grecia che nel frattempo – onde evitare le storture del passato – ha introdotto una Agenzia responsabile dei finanziamenti, come già avviene in Francia e Gran Bretagna.

Cosa fa e come risponde il CONI? Si sta arroccando su posizioni conservative ed anacronistiche. Il Presidente del CONI, invece di girare l’Italia fra premiazioni e conferenze stampa, in questi sei anni del suo mandato avrebbe dovuto cavalcare l’onda di alcuni successi sportivi (non tanti, per la verità) e proporre lui stesso un modello che facesse avanzare il ruolo dello Sport nella società con l’intervento dello Stato e garantendosi un finanziamento autonomo. Sarebbe stato rischioso? Certo, conosciamo gli appetiti dei politici, ma era necessario provarci. Invece il CONI – Aniene centrico o come ha scritto qualcuno impregnato di Anienismo –, ha pensato solo ad autolodarsi. Come siamo bravi, i migliori del bigonzo e via di seguito. Anzi a peggiorare l’atmosfera e la situazione due gravissimi errori: la guerra a Paolo Barelli, che fa domandare a molti Presidenti di Federazione, e se toccasse a me? e la guerra al calcio in tutte le sue varie declinazioni. E quest’ultima è la causa primaria dell’attuale astio del calcio nei confronti del CONI e l’apatia dei media nel commentare nella sostanza la proposta (la decisione?) governativa.

CONTRATTO - Quello che più mi stupisce è l’atteggiamento tenuto dal CONI in questi ultimi sei mesi, dopo che era stato reso noto il famoso contratto del cambiamento tra Lega e 5Stelle. Al punto 16, sotto il subdolo titolo “Sostegno allo sport, Controllo sul CONI”, era chiaramente indicato quanto sarebbe avvenuto. Nessuno ha mai domandato quale dibattito sia avvenuto in materia, tanto da far includere questo punto nel contratto stesso, al punto da poter far dire ora alle forze di Governo che questo è proprio quello che vuole chi li ha eletti! Ma quando ne hanno parlato con l’elettorato? Neanche sulla Piattaforma Rousseau! Mi pare – ripeto – più qualcosa studiata a tavolino per occupare posti di potere e acquisire visibilità e, soprattutto, per guadagnare consenso elettorale. Non dimentichiamo mai che un Presidente di Federazione (per non parlare del Presidente del CONI) ha una visibilità sui media ben superiore a qualsiasi Ministro della Repubblica. E ciò da sicuramente fastidio.

Ed in questi sei mesi il CONI, invece di studiare una proposta che scavalcasse questo rischio (vedi sopra), si è messo sotto schiaffo perseguendo una nuova Candidatura Olimpica di cui, ripetiamo, nessuno sentiva il bisogno. Infilandosi in un tunnel controverso fra diverse forze di partito in contrasto fra loro in cui il CONI ha fatto la figura del vaso di coccio fra vasi di ferro. Per rimediare poi cosa? L’astensione del Governo sulla candidatura e le conseguenti critiche. E per guadagnare la benevolenza del CIO con un posto al sole. Grazie al CIO ora Milano & Co. potrebbero anche avere i Giochi, ma con un CONI ferito a morte e con una Candidatura strampalata cosa ne verrà fuori?

Come già nel passato ora c’è chi spera che questo Governo non regga grazie all’attuale disgregamento dello Stato. Magra consolazione. Anche se taluni passaggi, non escluso questo sullo Sport, ricordano le premesse del ventennio autoritario. La cosa ancora più grave che l’eventuale cambiamento dovrebbe arrivare alla vigilia dei Giochi di Tokyo 2020. Possiamo immaginare quale sarà l’attenzione e la motivazione di CONI e FSN per l’obbiettivo olimpico. Tra l’altro, come ha già scritto qualcuno, c’è il rischio che una chiamata alle armi lanciata dal CONI non sortisca l’effetto sperato e possa tradursi in un boomerang. Ci si domanda, e con forti dubbi, in tutta questa vicenda quale ruolo abbia o ha avuto un ex-Membro della Giunta CONI che ha lasciato ed è attualmente il braccio destro del Sottosegretario con delega allo Sport?

Per il momento possiamo solo dire che ognuno deve piangere le proprie colpe, senza accusare, come diceva Italo Svevo.

           

 

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