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I sentieri di Cimbricus / ... e alla fine non ne rimase nessuno

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Venerdì 2 Novembre 2018


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"C’è un paese dove sembra che senza l’Olimpiade non possa esserci rilancio economico, sviluppo, progresso”. Qual'è?

di Giorgio Cimbrico


Agatha Christie e Georges Simenon hanno riesumato i loro detective di punta, l’elegante a affettato Hercule Poirot e il massiccio e riflessivo Jules Maigret perché indaghino su un caso delicato: merita il sottotitolo di una delle opere della scrittrice inglese – e poi non rimase nessuno – o il titolo di uno degli innumerevoli libri del belga affetto da bulimia creativa: “La neve era sporca”. Poirot e Maigret, belga l’uno, francese di provincia l’altro, si integrano perfettamente per capacità di introspezione psicologica, acume, ricerca degli indizi, anche i più trascurabili, e nelle loro lunghe carriere hanno risolto casi difficili, intricati, all’apparenza senza sbocchi.

Il loro lavoro è solo all’inizio: Poirot, dopo un’arricciatina ai baffi ben curati, sorbe un caffè da una deliziosa tazzina della manifattura di Chantilly, Maigret, accigliato proprio come gli capita quando inizia un’inchiesta, ha di fronte il secondo bicchierino di calvados e sta accendendo la pipa dopo aver ben riempito di trinciato scuro il fornello ben ingrommato.

Dopo lunghe insistenze di Maigret, Poirot ha accettato di costituire il quartier generale dell’operazione in boulevard Richard Lenoir, a casa del commissario.

“Non vorrei disturbare e specialmente portar noia alla sua signora”.

“Lei ci è abituata”, bofonchia Maigret mentre la signora tenta inutilmente di convincere Poirot ad assaggiare la prunella che la sorella manda dall’Alsazia.

“Madame, voglio sempre essere molto lucido”.

“Mio marito, Maigret voglio dire, deve essere proprio il suo contrario”, sorride la devota consorte prima di rifugiarsi in cucina e preparare la blanquette di vitello che piace tanto a Jules. Chissà se quel signore così elegante e raffinato l’apprezzerà.

“Esaminiamo i primi dati in nostro possesso, caro Maigret: esisteva qualcosa di prezioso, di ambito, che tanti si contendevano, e non le sto parlando di una gemma appartenuta a un maraja. Siamo abbastanza vecchi, lei e io, per ricordarlo, vero? Io nel ’24 venni da Bruxelles per i Giochi di Parigi. Anche lei sarà stato tra il pubblico, immagino”.

“Ero un giovane agente e facevo ancora servizio nelle strade, Poirot, e non potevo permettermelo. Ma ricordo una bella animazione. E ricordo anche tutte le spalle dei borsaioli su cui posai la mia mano”.

“Lei mi piace, Maigret, è così schietto. Ma torniamo a noi perché quel gruppo che ha convinto i nostri inventori a richiamarci in servizio qualche risultato vuole averlo. Magari non una soluzione completa, cristallina, ma perlomeno una chiave di lettura”.

“Per chi stiamo lavorando?”

“Non lo sa lei, non lo so io, n’est pas? Parlando con la signora Christie mi pare di aver colto che si tratta di vecchi amanti dello sport. Conservatori, molto seri. Molto appassionati, anche “.

“Chiacchierando con il signor Simenon, ho avuto la stessa impressione. Ma lui sa essere molto elusivo…”.

“Non ci resta che metter in tavola quel che abbiamo. E devo dirle che rispetto ad altre inchieste, non è poco. Avrei qui questo piccolo aggeggio che contiene molti dati. Posso collegarlo al suo computer, commissario?”.

“Sono andato in pensione prima che la polizia giudiziaria ne fosse dotata. Meglio che lei mi faccia un riassunto a voce”.

“Premetto sarebbe bene andassimo di persona a visitare i luoghi e a parlare con la gente, ma deve convenire che, come personaggi letterari, siamo piuttosto evanescenti”.

“Un goccio di calvados? In Normandia ho risolto diversi casi e qualcuno si sdebita così, anche dopo tanti anni”.

“Davvero, no. Le stavo dicendo dei luoghi: Graz, Sion, Sapporo, Calgary”.

“Sono stato solo a Sion. Fanno un bianco secco, di gran pregio. Superiore a molti bianchi francesi”.

“Non ne dubito e credo persino di averlo assaggiato passando da quelle parti con l’Orient Express”.

“Quattro città, tre continenti: che collegamento c’è, secondo lei Hercule? La posso chiamare Hercule?”.

“Con piacere. Tutte e quattro hanno mostrato un interesse, più o meno forte, per ospitare i Giochi Olimpici invernali e una dopo l’altra hanno abbandonato la contesa. C’è chi è ricorso a un referendum popolare, chi non ha avuto l’appoggio del governo centrale, chi si è convinto che il gioco non valeva la candela, chi non ha voluto rischiare che sui cittadini potessero andare a gravare nuove tasse”.

“Non mi sembra un caso intricato. La caduta dei desideri, i timori, gli umori della gente: un repertorio che conosciamo, di cui abbiamo una buona pratica. Indagando si finisce per conoscere ogni sfaccettatura dell’animo umano”.

“Vero, ma non c’è solo questo. Una certa ambizione è sorta anche a Stoccolma”.

“Dovevo andarci per la strana morte di un francese in un hotel della città vecchia, ma prima che partissi venne dimostrato che si trattava di un suicidio. Mi scusi, l’ho interrotta”.

“Non c’è molto da aggiungere se non che anche a Stoccolma si sono intiepiditi. Per di più le ultime elezioni hanno creato un equilibrio instabile”.

“La politica l’ho sempre seguita poco e mi ha dato sempre delle scocciature”.

“Arrivo al nodo, Maigret. C’è un paese, invece, dove fremono, dove sembra che senza quell’Olimpiade non possa esserci rilancio economico, sviluppo, progresso”.

“Che paese?”

“L’Italia”.

“Uhm”.

“Aggiungo che l’hanno avuta non molti anni fa, che gli impianti non esistono più o non sono utilizzati, che per ottenere questi Giochi il governo non intende mettere una lira. Ma ora si dice un euro, n’est pas?”

“Sa cosa le dico, caro Hercule? Che quegli anonimi signori che si sono rivolti a chi ci ha creato hanno fatto un’ottima mossa. Dobbiamo capire cosa ci sta sotto. Ma prima, la blanquette di vitello. Vado in cantina a prendere un Sancerre. Ma che Sancerre. Qui ci vuole un Bordeaux. Ci attende un buon lavoro, caro il mio Hercule”.

 

 

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