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I sentieri di Cimbricus / Per una fenomenologia del gioco del golf

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Lunedì 8 Ottobre 2018


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"Oscar Wilde aveva torto: il golf è un motore della storia. Golfisti di tutta Europa, se non lo siete già, unitevi."

 

di Giorgio Cimbrico

Oscar Wilde diceva che il golf non fa diventar scemi, però aiuta. Inguaribile snob, l’irlandese che amava un solo sport, quello della battuta marchiata a fuoco. Il golf aiuta anche a riavvicinare l’Europa all’Italia o viceversa. E’ sotto quella bandiera stellata – non penta – che Francesco Molinari ha dato un solidissimo se non decisivo contributo per la conquista della Ryder Cup, inventata poco più di novant’anni fa da un commerciante britannico di sementi che amava andar per prati con bastoni e palline e che, tirando fuori di tasca sua, un migliaio di sterline inventò la sfida transatlantica, per lunghi anni un faccia a faccia tra americani e britannico-irlandesi, ora aperta anche agli ibero-italo-scandinavi.

Molinari, torinese dagli occhi etruschi, vincitore dell’Open a Carnoustie – più o meno come se l’Italia del rugby vincesse a Twickenham o Fognini mettesse le mani sul torneo di Wimbledon – ha fatto maledettamente comodo in una domenica di ordinarie sconfitte, di assenze, di delusioni digerite con una superdose di Alka Seltzer.

C’era Chicco, il maestro del putt, cinque volte in campo, cinque volte vincitore nella tre giorni alle porte di Parigi e così poteva essere accantonata l’ennesima resa della Ferrari ad opera della Mercedes, l’evaporazione della squadra azzurra quando il Mondiale di ciclismo stava entrando nel rovente, la mancata presenza nelle prime quattro della Nazionale di pallavolo, dopo una prima fase salutata con ruggiti, iperboli e le solite isterie indotte: quando è arrivato il primo ostacolo serio, la Russia, la palla è scomparsa sotto uno strato di arcivernice, quella inventata dal professor Alambicchi, capace di rendere invisibili gli oggetti.

Lo stato di esaltazione, di eccitazione deve esser tenuto alto, specie da chi batte sulla grancassa mediatica. E proprio la normalità di Molinari è perfetta per trasmettere questo messaggio, per renderlo fruttuoso, anche in termini economici.

Fosse ancora vivo il professor Eco, scriverebbe una fenomenologia di Francesco Molinari contrapposta a quella lucida, cromata, iper-fit (perdonatemi …) di Cristiano Ronaldo: il giocatore di golf che puoi incontrare per la strada e non farci caso e il giocatore di calcio che anche in borghese non può passare inosservato, anche per l’inevitabile codazzo di adoranti che tenta di seguire le sue tracce per un memorabile selfie da trasmettere ai pronipoti.

L’unità europea è oggi attestata attorno al vecchio trofeo fatto fondere dal signor Ryder: non c’è Brexit che tenga, non c’è Salvini o Di Maio che possano scalfire quel trionfo a colpi di menefrego e di accuse ai burocrai di Bruxelles, non esiste difficile formazione di un governo svedese che metta in dubbio o incrini quel successo.

Più unita di così l’Europa non è mai stata. Oscar Wilde aveva torto: il golf è un motore della storia. Golfisti di tutta Europa, unitevi. Anzi, non è proprio il caso. Sono già uniti. E l’Italia ha il suo piccolo eroe che la fa sognare.

 

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