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Piste&Pedane / L'era La Torre: ventiquattro mesi di fuoco

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Mercoledì 3 Ottobre 2018

 

atletica-generica

 

Toccherà a lui raccogliere la sfida per far uscire la nostra atletica dal guado in cui si è cacciata. Compito non facile.

 

di Daniele Perboni

 

Cinquanta giorni dopo la fine dei Campionati continentali di Berlino l’atletica italiana ha trovato, finalmente, la sua nuova guida. Il “fortunato” prescelto è una vecchia conoscenza delle “Piste e Pedane”, nel senso di atletica, quella vera, quella dove si corre, si salta, si lancia e si marcia. Non ce ne vorrà, ne siamo certi, il direttore di questa “Piste&Pedane”. Insomma, per dirla con Socrate, tanto tuonò che alla fine piovve. Dopo numerosi assalti, sempre respinti con grande nonchalance, Antonio La Torre alla fine si è lasciato convincere. Sarà lui, tecnico di Ivano Brugnetti (campione olimpico della 20 km di marcia a Atene 2004 e mondiale della 50 a Siviglia 1999), il nuovo Direttore Tecnico per i prossimi due anni: 24 mesi di fuoco. Anzi solo 20 mesi, e qui usiamo le parole del nuovo “commissario”.

Ha le idee chiare Antonio. È più che consapevole che non sarà «...un rifondatore e nemmeno un riformatore», ma solo un uomo che «Ci mette la faccia, tutto me stesso». E il lavoro che lo attende non è facile, anzi. Ma l’ex disegnatore meccanico della Breda, ama le sfide e quando decide di intraprendere una strada la percorre sino in fondo. Costi quel che costi. Conoscendolo, immaginiamo che per questo “sporco lavoro” abbia preteso piena autonomia. Ascolterà tutti ma alla fine sarà il solo a decidere.


Qualcosa ha già chiesto e ottenuto, stando alle sue parole: «Dei 41 atleti che facevano parte dell’élite del movimento, ben 17 escono dal gruppo. Dei restanti, 14 avranno il contributo federale dimezzato. Alla fine ne resterà una ristretta fascia di sette, otto atleti. È con questi che dobbiamo affrontare le sfide future». La strada è stata tracciata, il lavoro è già iniziato, le prime critiche sono già piovute sull’ipotetico tavolo del “capo”.

Di un aspetto siamo sicuri: Antonio La Torre non è uomo da mezze misure. Non è incline ai facili compromessi. Quando vuole sa essere anche spietato, con se stesso e con gli atleti. Non è “solo” un ottimo tecnico, ma anche un uomo capace di ascoltare e lavorare per trovare le giuste soluzioni. Sempre nell’ottica del miglioramento tecnico.

«Da oggi dobbiamo avere lo sguardo rivolto in avanti». L’atletica italiana si è messa nelle sue mani. Riuscirà il professore a riportarla ai fasti di un tempo? Stando alle sue parole occorre smetterla di guardare al passato e di continuare a comportarsi come il Tafazzi di vecchia memoria ...

Per saperne di più su Antonio La Torre, e su quanto ha detto nella conferenza stampa di presentazione, vi consigliamo di collegarvi al sito della FIDAL. Per ora è tutto.


 

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