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Osservatorio / Staffette, tra errori (fatti) e prospettive (da studiare)

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Mercoledì 5 Settembre 2018

 

4x400-18 2

 

I prossimi appuntamenti suggeriscono di preparare per tempo le quattro staffette. E in maniera diversa.

 

di Luciano Barra

 

Nei commenti post Berlino poco spazio è stato dato alle Staffette. Personalmente credo che la presenza delle quattro staffette, di fatto tutte in finale, sia un segnale positivo per il nostro movimento. È vero che ci si aspettava di più, in particolare dalla 4x100 maschile e dalla 4x400 femminile, ma ciò non toglie che per il nostro asfittico movimento, quello messo in campo dall’Italia, almeno a livello europeo, è un fenomeno che va coltivato. Inutile che mi soffermi sull’importanza delle staffette sia a livello societario che nazionale. Servono a creare spirito di squadra, emulazione e sano cameratismo. Ricordo che una volta si organizzavano in primavera i Campionati di Staffetta; era un toccasana motivazionale per molte società e per gli atleti.

Farò qui di seguito un’analisi delle quattro staffette ricordando i tre appuntamenti che ci aspettano nei prossimi due anni: i mondiali di Doha nel 2019, gli Europei di Parigi e i Giochi Olimpici di Tokyo nel 2020. Sono appuntamenti che vanno preparati e non lasciati al caso. Non dovrebbero esserci problemi di qualificazioni per gli Europei di Parigi del 2020, mentre più difficili saranno quelle relative ai Mondiali ed i Giochi Olimpici. Le norme di qualificazione delle staffette per i Mondiali ed i Giochi Olimpici sono un mix fra Ranking (basato sulla media dei 2 risultati) e classificazione nei Mondiali di Staffette (per il 2019) e ai Mondiali di Doha per i Giochi 2020.

Questa analisi tiene conto di quanto fatto a Berlino e dei prossimi appuntamenti. E ripeto un vecchio concetto: le staffette vanno preparate con gli atleti anche a tavolino, sul video oltre che sul campo. Non dimentichiamo che per noi portare le staffette ai massimi appuntamenti significa avere 24 atleti in squadra, molti di più di quelli che si potrebbero qualificare per le gare individuali.

4x100 UOMINI – Banale squalifica a parte, a Berlino ci si spettava molto di più. Alla prova dei fatti la medaglia non era facile con Gran Bretagna fuori portata e Turchia ed Olanda a sfiorare i 38 secondi. E in funzione dei prossimi appuntamenti è questa la barriera a cui ci dobbiamo avvicinare se vogliamo sperare di portare in finale la staffetta veloce a Mondiali ed Olimpiadi o se vogliamo ambire al podio agli Europei. Ai Giochi di Rio per andare in finale serviva 38”19 mentre a Londra bastavano 38”48. Le carte le abbiamo considerando il valore individuale di Tortu e Desalu. Ma il resto della staffetta va deciso questo inverno e non all’ultimo minuto, come accaduto per Berlino. Possibile che Jacobs – giudicato non ottimale nei cambi – non possa fare la prima frazione? La staffetta poi non si può comporre in base ai risultati stagionali. L’importanza dell’affiatamento, e delle compatibilità caratteriali, sono più importanti di qualche decimo di secondo.

4x100 DONNE – A Berlino la staffetta delle ragazze ha fatto il massimo stagionale. In campo Europeo può continuare ad ambire di guadagnarsi la finale, come ha già fatto nelle ultime tre edizioni. A livello mondiale la situazione è ben più complicata. Ai Giochi di Rio, per andare in finale, serviva meno di 42”70 e ai Mondiali di Londra 42”91. Le ragazze paiono mature per rompere la barriera dei 43 secondi e quindi riscrivere il record italiano, che ha ormai 10 anni, ma ad oggi l’obiettivo massimo è di qualificarsi fra le prime 16.

4x400 UOMINI – Dopo anni di grandi difficoltà, la staffetta del miglio – quella che serve a valutare la consistenza di un movimento atletico – ha fatto importati progressi. Lo si era già visto agli Europei Juniores di Grosseto ed è stato ribadito ai Mondiali Juniores di Tampere. In ambedue le occasioni le squadre messe in campo da Stefano Baldini hanno superato ogni più rosea previsione. Lo stesso movimento dei 400 ha avuto un risveglio notevole e per la prima volta nella nostra storia abbiamo quattro atleti al di sotto dei 46” (con Galvan e Re a sfiorare la barriera dei 45”) e soprattutto una pattuglia di giovani (Scotti, Aceti, Sibilio e Benati) che fanno ben sperare.

Ma la 4x400 bisogna saperla correre e questa è un’altra storia. A livello di nazionale assoluta siamo ben lontani da ciò. Non per nulla il record italiano è fermo a 32 anni fa con il 3’01”37 risultato che ci colloca al 14° posto nelle graduatorie all time europee, e fuori delle prime 20 nel mondo. La somma dei record personali degli atleti che facevano parte della squadra in campo nella finale di Berlino è di 3’03”28. In finale hanno corso in 3’02”34, quindi con un differenziale di soli 0”94. Normalmente, a quel livello, il differenziale varia dai 3” ai 4” secondi a seconda degli atleti e del tipo di gara. Quindi sulla carta la nostra staffetta valeva nettamente il record Italiano (3’01”37) e vicino alla barriera dei 3 minuti. Il che sta a significare che nella gara lanciata i tre frazionisti devono fare un secondo in meno del proprio record personale/stagionale. C’è chi è in grado di fare anche oltre un secondo in meno, Kevin Borlèe ha corso in frazione 43”91, Rooney, dopo un pietoso 45”73 in semifinale sperduto al sesto posto, ha corso in 44”25. Sotto i 45 anche Maslak e Galvan.

Ho rivisto proprio l’altro giorno la registrazione della finale di Berlino e come fatto notare anche da Stefano Tilli in trasmissione, in uno dei suoi puntuali commenti tecnici, al primo cambio noi eravamo troppo indietro, sesti a 10 metri dal primo e poi al momento di andare alla corda quasi 15 metri. Ma non meritava mettere Re in prima frazione, inserire Tricca e Scotti nelle frazioni centrali? Non a caso Tricca ha corso in frazione (45”20) un secondo in meno del suo miglior stagionale (46”21). Tra l’altro, quando si sta troppo dietro, si subiscono i contraccolpi dei cambi più difficili, mentre se si riesce a stare in coda ai primi i cambi sono più facili.

La cosa grave è che il tempo conseguito a Berlino, nonostante le potenzialità in campo, non entra nemmeno nelle prime 10 prestazioni della Nazionale. Merita ricordare il dettaglio dei tempi della staffetta del 1986 (4ª a Stoccarda) con, in parentesi, i record stagionali: Bongiorni 46”30 (miglior tempo in gara individuale nel 1986: 46”76), Zuliani 44”91 (46”05), Petrella 45”22 (47”12 !!!) e Ribaud 44”94 (45”69). Nella storia delle 4x400 nazionali la migliore frazione mai corsa è quella di Fabrizio Mori con 44”56 (Mondiali di Atene 1997), quando lui ha un record personale di 46”19 quindi con un differenziale di -1”63. Altre migliori frazioni: Saber 44”61 ed Aimar 44”78 (tutti dati verificabili e consultabili su SportOlimpico).

Non so se è previsto, ma al primo raduno dei 400isti – fossi nei panni del tecnico preposto – preparerei il video con le ultime tre finali di Mondiali, Giochi Olimpici ed Europei. Come avviene nel calcio, gli stessi vanno analizzati in tutti gli aspetti, inclusa la necessità di conoscere bene le potenzialità dei propri avversari in ogni frazione, l’abilità di correre “dietro” facendosi anche superare ed essere fresco per sprintare nel finale. Mai dimenticando che un arrivo in rimonta ed “in spinta” facilita il cambio.

La possibilità per l’Italia di qualificarsi fra le prime 16 per partecipare ai Mondiali ed ai Giochi Olimpici è di per se un obbiettivo importante. Senza dimenticare che per accedere alla finale di Rio è servito un 3’00”93 ed a Londra un 3’01”88. Si tratta di tempi che vanno conseguiti nell’eliminatorie e quindi con la migliore squadra in quel turno. La staffetta va preparata in funzione di questo. Abbiamo le potenzialità, ma come già detto all’inizio il tutto va preparato non solo in campo, ma anche a tavolino, anche con strumenti tecnologici avanzati che permettono di analizzare video ed altro.

Per fortuna, per i prossimi Mondiali e Giochi Olimpici la IAAF non applicherà il cervellotico orario usato dalla EA per 400 e 4x400 maschili e femminili. La staffetta del miglio non può incrociarsi con la gara individuale e soprattutto, per motivi spettacolari, la staffetta del miglio deve essere l’ultima gara del programma atletico. Farò di tutto perché anche agli Europei di Parigi venga usato il medesimo pattern. Ho già provveduto a criticare pesantemente i Delegati Tecnici di Berlino per l’incrocio gara individuale e staffette.

Va aggiunto che a Doha e Tokyo vi sarà un nuovo oggetto misterioso nel programma: la staffetta mista. Personalmente ritengo la decisione della IAAF nel cedere alle insistenze del CIO nell’inserire questa gara (da circo) nel proprio programma, potrà cambiare molti equilibri. Nel programma orario di Doha la 4x400 mista è stata inserita nella prima parte del programma. Bisognerà capire se i migliori atleti saranno disponibili a correre 6 volte in 9 giorni! Per certo, grandi movimenti atletici come USA e Giamaica non avranno difficoltà a mettere in campo squadre differenziate. Azzardo una bestemmia: all’Italia potrebbe anche essere utile puntare a questa staffetta mista, una medaglia è sempre una medaglia, anche se farebbe storcere il naso ai puristi dell’atletica, me incluso (e quanti si ritrovano su questo giornale).

4x400 DONNE – Forse, sulla carta, era la staffetta dove avevamo più facilità di salire sul podio degli Europei, anche in considerazione del bassissimo livello della specialità nella sua versione individuale. Ma a Berlino sono stati fatti due errori importanti. Il primo è stato quello di schierare la nostra migliore formazione già al primo turno. Per entrare in finale bastava correre in 3’32”11, perché sparare il miglior tempo delle semifinali con circa 7 secondi in meno del necessario? In semifinali avrei risparmiato Chigbolu e Grenot, il chè giustificava anche l’aver portato 6/7 atlete ai Campionati. So che ci si era in parte provato, ma poi sono sorti veti. Il secondo errore è stato quello di far fare alla Grenot l’ultima frazione. Una Grenot fresca e al traino di altre avrebbe fatto sicuramente meglio del 53”06 della finale. Con un secondo o poco più si poteva essere sul podio. Molti Paesi, sia negli uomini che nelle donne, non hanno inserito la loro miglior pedina nell’ultima frazione. L’obbiettivo è sempre quello di riuscire a far correre la propria squadra “dentro” e quindi di migliorare i singoli tempi di frazione.

È sintomatico che anche qui, a parte la Doyle in ultima (51”50), le migliori frazioni sono state corse da atlete che erano in seconda o terza. Il miglior tempo di tutte è stato quello della Lukudo con 51”03. Ma allora non era opportuno metterla in ultima frazione?

In vista dei Mondiali e dei Giochi Olimpici l’Italia non dovrebbe avere difficoltà a qualificarsi. Un altro discorso è l’accesso in finale od altro. È tutto legato al miglioramento individuale di ognuna delle nostre ragazze. È vero che il livello della specialità è oggi estremamente modesto, ma Stati Uniti, Giamaica ed ora anche Polonia, paiono fuori portata.

In conclusione, per la staffetta femminile del miglio valgono le stesse osservazioni fatte più sopra per la gara maschile. (foto Colombo/FIDAL).

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